2 giugno 2020
Aggiornato 07:00
Il segreto del centauro che ha dichiarato di poter vincere fino a 40 anni

Il mental coach: «Ecco perché Vale è un campione eterno»

Cesare Veneziani analizza al DiariodelWeb.it i motivi dell'eterna giovinezza agonistica del Dottore. Che, a 36 anni suonati, ha vinto il primo Gran Premio del 2015. E ora punta al suo decimo Mondiale...

TAVULLIA «Posso continuare a correre fino a 40 anni». Non solo: «Posso farlo ad alto livello». Se fosse solo una dichiarazione studiata per conquistarsi le prime pagine, potremmo archiviarla come l'ennesima sparata partorita dal suo temperamento naturalmente guascone. Eppure Valentino Rossi, per ora, questo miracolo di longevità lo ha realizzato davvero. La vittoria nel Gran Premio del Qatar, al termine di un'entusiasmante rimonta dall'ottavo posto in griglia di partenza, a 36 anni suonati, è stata solo l'ultima delle sue incredibili imprese. Ma come ce la fa? Quali caratteristiche psicologiche lo rendono così forte da non perdere mai la fame di vittoria, pur dopo venti stagioni nel Motomondiale e 313 gare disputate? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto ad uno che la testa dei campioni la conosce molto bene, il mental e sport coach Cesare Veneziani.

ETERNA GIOVINEZZA«Valentino Rossi ha trentasei anni e corre fra i professionisti dal 1996 – racconta ai nostri microfoni – È l’unico pilota ad aver vinto il Mondiale in quattro classi diverse (125, 250, 500 e MotoGP) e ha trionfato in ogni angolo del globo. Ha patito sconfitte brucianti ed è ripartito; sportivamente si puà dire che sia risorto. Ha visto morire compagni di viaggio come Kato e Simoncelli. Ha pianto lacrime pesanti, dentro e fuori dalle telecamere. Ha guadagnato miliardi, o milioni di euro, fate voi. Ha visto tutto. Allora cosa lo spinge a continuare?». Per rispondere a questa domanda, Veneziani paragona le imprese del Dottore a quelle di altri grandi sportivi immortali: «Thomas Muster è un tennista austriaco che nel 2004, a quarantadue anni e dopo essere stato numero uno del mondo, è tornato a disputare tornei nel circuito ATP. Ci ha provato, perdendo quasi sempre e non rischiando mai la vita. Divertendosi sempre, immagino. Michael Schumacher, pilota di Formula 1 pluridecorato, una leggenda, quando ha deciso di rientrare sapeva bene che non avrebbe potuto combattere per il titolo, eppure lo ha fatto senza stare troppo a guardare il passato. Amava il mondo dei motori e la competizioni, e per questo è tornato, correndo quei rischi che non toccano certo a un tennista. Poi la sorte lo ha beffato, ma questa è un’altra storia. Didier Drogba, campione ivoriano plurimilionario, è ad oggi attaccante del Chelsea, una delle squadre più forti al mondo. Spesso è titolare e quando non lo è Mourinho lo richiama dalla panchina, lo fa scaldare e lo spedisce in campo. Quast’anno, a trentasette anni, ha collezionato 34 presenze totali e ha segnato due gol in Champions League».

LA SPINTA DEL RIVALE – Tutti questi campioni eterni hanno un segreto in comune: «Molti sportivi hanno continuato la loro carriera a lungo, non necessariamente interrompendola – prosegue il mental coach – alimentando un sogno condiviso coi tifosi, una passione e una routine a cui è sempre difficile rinunciare. Non è questione di soldi, anche se quelli fanno comodo. È, piuttosto, una spinta che si impossessa di te e ti calcia sempre un metro avanti. Non sai se il calcio te lo dai da solo o te lo dà qualcuno, sai solo che vai, e sembra che puoi continuare all’infinito... finché davanti a te non si presenta un muro. Ecco, Rossi con la sua incrollabile tenacia, la sua grande capacità di sorridere alla vita e la sua (diciamolo!) ottima preparazione atletica riesce a rimanere sempre là, ultra competitivo. Lui fa un metro per avvicinarsi al muro e il muro fa un metro per allontanarsi da lui». Paradossalmente, un'altra spinta che lo ha aiutato a mantenere la giovinezza agonistica è arrivata dal precocissimo talento che si è improvvisamente materializzato sulla sua strada: «Un altro segreto è Marc Marquez. Rossi adora combattere con lui, sapere di doversi misurare con ogni centilitro di coraggio per poter sperare di vincere. E non è detto che basti. Il pilota spagnolo è un piccolo Rossi e questo Valentino lo sa. Lo sente. Non è la sua nemesi, è il suo gemello. Veloce e sfrontato, attira le folle come pochi altri sportivi al mondo, come nessun pilota. A parte il 46».

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