20 marzo 2019
Aggiornato 18:00

Milan, la piccola bottega degli orrori

Contro l’Atalanta arriva la seconda sconfitta interna consecutiva che apre ufficialmente la crisi rossonera. Sotto accusa Inzaghi che sconfessa Berlusconi e difende il suo operato: «Questa squadra non potrà mai giocare un buon calcio».

MILANO - Ha ragione Zvonimir Boban, uno che di calcio e di storie milaniste se ne intende: «Il Milan non ha mai giocato bene e lo stesso Inzaghi non ha mai avuto grosse idee su come farla giocare. Nel tempo la squadra ha acquistato carattere sacrificandosi e dando tutto. Adesso, però, qualcuno s'è rilassato ed è emersa una squadra più che mediocre. Se non corre e lotta il Milan è questo».

Una diagnosi impietosa che tende a far luce su una crisi ormai pressochè irreversibile. Crisi certificata, ancor prima di quello che dicono i numeri (già di per sé terrorizzanti), dalle prestazioni imbarazzanti dei rossoneri. Perché se è vero che un solo punto in 3 partite dall’inizio del 2015 e appena 2 vittorie conquistate nelle ultime 12 partite di campionato rappresentano molto più che un campanello d’allarme, è la qualità del gioco degli Inzaghi boys che invita ad una riflessione approfondita i vertici dell’ex club più titolato al mondo.

INZAGHI SUL BANCO DEGLI IMPUTATI - Neppure uno straccio di occasione da gol nella trasferta di Torino, record eguagliato in casa contro l’Atalanta, e il paradosso è che l’unico tiro scagliato verso la porta atalantina con un minimo di pericolosità (De Jong di testa su azione da calcio d’angolo) è stato respinto e messo fuori proprio dall’improvvida presenza di un rossonero, Adil Rami, posizionato davanti a Sportiello. 

Filippo Inzaghi è stato immediatamente e forzatamente issato sul banco degli imputati, condannato dall’evidenza di una situazione imbarazzante per l’intero mondo Milan, ma il tecnico rossonero, pur tentando di dare una scossa alla squadra, ha spedito un messaggio esplicito a chi continua a considerare questa rosa all’altezza di quelle di Juventus e Roma (Silvio Berlusconi): «Bisogna svegliarci al più presto - le parole dell’allenatore milanista dopo la sconfitta contro l’Atalanta - e ritornare a fare quello che questa squadra ha fatto prima di Natale. Non possiamo essere questa squadra, anche alla luce del fatto che martedì avevamo fatto una buona partite. Ora dobbiamo fare tutti un esame di coscienza e capire cosa non va, dobbiamo ripartire tutti insieme e già sabato a Roma abbiamo il dovere di trasformare questi fischi meritati in applausi. Io mi assumo tutte le responsabilità ma una cosa è certa, questa squadra non potrà mai giocare un grandissimo calcio». 

GIORNATA DI CONFRONTI - Ora resta da capire se Silvio Berlusconi sia rimasto più infastidito dall’oscena prestazione del Milan contro i nerazzurri di Colantuono oppure dalle dichiarazioni del suo pupillo Inzaghi, capace con una sola frase di sbugiardare il suo presidente senza un minimo di ritegno, pur di salvaguardare il posto di lavoro. Di sicuro in casa Milan oggi sarà una delicata giornata di confronti: il primo tra Adriano Galliani e la squadra (allenatore compreso), tutti convocati a Milanello per l’allenamento mattutino alle 10.00, il secondo tra lo stesso ad rossonero e la proprietà.

Al termine di questo summit-day forse si potrà delineare con maggiore nitidezza la situazione di Pippo Inzaghi e conseguentemente il futuro del Milan, ma una cosa appare certa: se questa squadra avesse mai deciso di restare negli annali della storia rossonera, la strada intrapresa sembra davvero quella più infausta.