14 agosto 2022
Aggiornato 23:00
Mondiali di atletica a Berlino

Zero medaglie azzurre a Berlino, stavolta niente miracolo

L'Italia torna a casa dai Mondiali con un bottino disastroso

BERLINO - Se il dominatore dei Mondiali di atletica leggera di Berlino è senz'altro il giamaicano Usain Bolt, vincitore di due medaglie d'oro individuali sui 100 e 200 metri piani con altrettanti record del mondo e di un terzo oro con la staffetta 4x100, la grandissima delusione per i tifosi azzurri è il «zero tituli» con il quale se ne torna a casa la spedizione italiana, mai accaduto prima in undici edizioni, per un movimento che ha evidentemente toccato il fondo.

L'Italia non ha saputo far meglio delle medaglie di legno di Antonietta di Martino e da Giorgio Rubino, quarti la prima nell'alto e il secondo nella 20 km di marcia. Per il resto, solo piazzamenti di contorno: come per Nicola Vizzoni, nono nel martello, Giulio Ciotti undicesimo nella finale dell'alto, come il settimo posto di Silvia Weissteiner nei 5.000 metri e l'ottavo posto di Clarissa Claretti nella finale del martello e il sesto posto di Elisa Cusma negli 800, vinti dalla sudafricana Caster Semenya, al centro dei sospetti e di una inchiesta della Iaaf che dovrà appurarne l'effettiva appartenenza al genere sessuale femminile.

La delusione più grande ha la faccia dell'olimpionico Alex Schwazer, arrivato a Berlino con i favori del pronostico dopo l'oro colto ai Giochi di Pechino della scorsa estate, ma ritirato a metà gara della 50 km di marcia. Stesso destino che aveva vissuto l'olimpionico di Atene 2004 Ivano Brugnetti, ritirato nella 20 km. Piccola delusione invece per la 4x100 maschile: dopo avere clamorosamente vinto la semifinale battendo anche la Giamaica (seppur priva dei titolari Bolto e Asafa Powell), Roberto Donati,Simone Collio, Emanuele Di Gregorio e Fabio Cerutti hanno poi chiuso la finale solo al sesto posto. Ma non era certo da questo quartetto che l'Italia si aspettava quella medaglia in grado di cancellare l'amaro «zero tituli».

Non c'era Andrew Howe, tra i protagonisti del salto in lungo a livello internazionale e favorito per una medaglia, fermato da un infortunio: ma non è certo a questa scusa che i dirigenti del movimento ed il Coni, che con il presidente Gianni Petrucci ha espresso fiducia e stima nei confronti del numero uno della Fidal Franco Arese, dovranno aggrapparsi domani. «Non abbiamo un Bolt, quello lo regala solo la Natura, ma diversi atleti su cui dobbiamo lavorare. Non penso che gli atleti italiani siano inferiori a quelli di paesi a noi simili», ha detto Petrucci. Una medaglia a Berlino l'hanno vinta anche le Barbados, Trinidad, le Bahamas, l'Eritrea, Panama, l'Estonia, il Messico.

Osservazione. Alla fine di tutte le gare di Berlino, passando per il microfono di bordo pista della Rai, tutti gli azzurri, finalisti o meno, hanno ringraziato ciascuno il proprio corpo di appartenenza per il supporto avuto, chi le Fiamme Gialle, chi la Forestale, chi l'Esercito, chi i Carabinieri. Possibile che in Italia per fare atletica si debba appartenere obbligatoriamente ad un Corpo dello stato? Non esistono alternative? Perché? Queste, magari, alcune delle domande alle quali si dovrebbero dare una risposta dirigenti sportivi e politici.