25 giugno 2017
Aggiornato 19:00
Stress ossidativo

Sport e attività fisica: possono causare un aumento dei radicali liberi. Ecco come conoscere il tuo grado di stress ossidativo

Il dottor Bartolomeo Olivero spiega a Diario Salute TV come si formano i radicali liberi durante un allenamento intenso e come verificare il proprio grado di stress ossidativo

Lo stress ossidativo è molto importante nello sport e nell’esercizio fisico. L’attività fisica – spiega il dottor Bartolomeo Olivero - aumenta la richiesta energetica di ATP. Questa implica, a sua volta, un aumento di radicali liberi. Inoltre, l’incremento di utilizzo di substrati energetici come carboidrati, lipidi e proteine che noi assumiamo con il cibo porta a un’ulteriore produzione di radicali liberi. Questi ultimi di derivazione metabolica.

«Questa condizione, in genere, è compensata agevolmente da un sistema antiossidante endogeno – prodotto da noi. Tuttavia, quando si tratta di sforzi muscolari importanti viene determinata anche una produzione di radicali liberi di origini reattive. Queste sono dovute a condizione di ischemia muscolare, quindi di ipossia oltre che all’attivazione di cellule reattive quali linfociti e macrofagi che intervengono in seguito al danno tissutale», continua il dottor Olivero.

«In altri termini, durante lo sforzo continuo ed estenuante che si svolge durante la pratica sportiva agonistica si realizzano contemporaneamente tutte le condizioni di produzione di radicali liberi: condizione energetica, metabolica e reattiva. Può, in questo caso, accadere che le riserve di antiossidanti non siano sufficienti a controbilanciare le sostanze ossidanti».

«L’attività fisica incongrua si associa ad alti valori di d-Rom test. Il test che si utilizza nella diagnosi dello stress ossidativo. Soprattutto, però, nei soggetti non adeguatamente allenati. Se, tuttavia, l’allenamento viene seguito in modo congruo, può addirittura opporsi allo sviluppo di processi infiammatori con limitazione dello stimolo dei recettori macrofagici, tanto da produrre effetti positivi nel compenso di malattie croniche», conclude Olivero.