19 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
Storie toccanti

Il bimbo che portava in grembo si è sacrificato per lei, salvandole la vita

Una donna di 38 anni ha vissuto un’esperienza straziante, che tuttavia le ha salvato la vita

MELBOURNE - Natalia De Masi, 38 anni, di Melbourne in Australia ha avuto un aborto spontaneo a 6 settimane di gravidanza. Un’esperienza che per lei è stata straziante ma che, tuttavia, le ha salvato la vita. Il piccolo che portava in grembo si è in qualche modo sacrificato affinché lei scoprisse che era gravemente malata.

La scoperta del male

Dopo aver avuto l’aborto spontaneo Natalia si è sottoposta a una serie di esami di routine. Solo che, proprio questi hanno rivelato che dentro sé aveva un rara forma di tumori neuroendocrini (NET) gastroenteropancreatici (GEP). Questo male mortale, che si è scoperto averla colpita cinque anni prima, le aveva già intaccato appendice, intestino e linfonodi. Se non fosse per la tragedia – l’aborto spontaneo – che l’aveva colpita, i tumori sarebbero passati inosservati fino a che non l’avrebbero uccisa. «È stato ovviamente un momento triste quando ho avuto l’aborto spontaneo – ha raccontato a News.com.auEra la mia prima gravidanza e per me è stato uno shock». Poi parlando della scoperta dei tumori ha detto: «Non riuscivo a crederci. Non avevo avuto alcun sintomo e non mi sentivo male. Penso che sia la parte più spaventosa, il fatto che sarebbe potuto passare inosservato e la sua diffusione. Se non fosse stato per l’aborto spontaneo, non so se mai sarebbe stato rilevato fino a quando era troppo tardi. È stato onestamente un miracolo il mio aborto spontaneo. E mi ha salvato la vita».

Dopo la scoperta

Sebbene il cancro che l’aveva colpita nel 2010 è stato scoperto in tempo, questo genere di patologie è stata giudicata inoperabile. Per questo, Natalia è costantemente sotto controllo. Per fortuna, al momento, il cancro è rimasto fermo e non si è sviluppato ulteriormente. In questo tempo, Natalia ha potuto mettere al mondo due figli. Ed è in attesa del terzo, nonostante la malattia. Il cancro ora viene tenuto a bada da una soluzione iniettabile IPSTYL, altrimenti nota come lanreotide, un farmaco appena approvato che viene iniettato nella pelle ed è utilizzato per ritardare la crescita dei tumori GEP-NET.