21 marzo 2019
Aggiornato 12:30

Una dieta ricca di sale «sforacchia» le ossa e danneggia il sistema immunitario

Una dieta ricca di sale può danneggiare le ossa e attivare il sistema immunitario in modo anomalo

Una dieta ricca di sale danneggia le ossa
Una dieta ricca di sale danneggia le ossa

Scienziati di tutto il mondo hanno sempre affermato che una dieta eccessivamente ricca di sale danneggia l’apparato cardiovascolare. Nonostante ciò, alcune ricerche sostengono che il legame tra sale e ipertensione sia debole. Anzi, uno studio recente ritiene che vi siano poche associazioni con l’ipertensione. Al contrario, una nuova indagine sembra aver sollevato un altro importante quesito: e se il sale provocasse danni alle ossa? Dai risultati ottenuti, la risposta sembra essere stata positiva. Ecco tutti i dettagli.

Peggio di un formaggio svizzero
Secondo quanto emerge da un nuovo studio condotto da un team di ricercatori di Melbourne, una dieta ricca di sale potrebbe mettere a repentaglio la salute delle ossa. Per spiegarlo con parole povere: rimarrebbero sforacchiate come un formaggio svizzero. «Questo ci dà un motivo in più per ridurre il consumo di sale, visto che può essere dannoso anche per il tuo cuore. È una storia davvero interessante», sostiene il professor Steve Nicholls, un cardiologo di fama mondiale il quale, tuttavia, non è stato coinvolto nella ricerca.

Lo studio
Per arrivare a tali conclusioni, il team di ricerca guidato dal Professor Andrew Murphy, ha fatto seguire ad alcuni roditori una dieta ricca di sale per tre mesi. La quantità corrispondeva a 12 grammi al giorno per un essere umano. Si tratta, indicativamente, di una dose superiore a quella fornita dalle nuove linee guida ma generalmente adottata dalla maggior parte delle persone.

I risultati
Dai risultati è emerso che i topolini sottoposti allo studio avevano evidenziato un sistema immunitario iperattivo con un eccesso di globuli bianchi. Tali cellule venivano prodotte dalle staminali della milza. «Abbiamo continuato a monitorare i dati. Continuavano a salire», ha dichiarato il professor Murphy. Le ossa poi, proprio nel punto dove abitualmente risiedono le staminali, erano tempestate da minuscoli buchi. Alcune cellule immunitarie, infatti, si stavano mangiando l’osso. «Abbiamo scoperto che queste cellule immunitarie attaccano essenzialmente l'osso», afferma il professor Murphy.

Cosa accade veramente?
Come ben sappiamo, le nostre ossa sono solide perché formate da un’impalcatura di cellule ossee. Le staminali sono quelle responsabili della creazione di nuove cellule, ma a seguito di una dieta ricca di sale, quelle immunitarie tendono a masticare l’osso. Così facendo le staminali fuggono verso la milza. Ed è proprio in quest’organo che produrranno un eccesso di globuli bianchi. Questi ultimi possono anche bloccare i vasi sanguigni e aumentare la pressione. «Forse questo processo è in realtà parte del motivo per cui le diete ad alto contenuto di sale causano attacchi di cuore», spiega Murphy.

Le conferme da un altro studio
Per una strana coincidenza, anche un team di scienziati tedeschi stava studiando gli effetti di un’alimentazione ad alto contenuto di sale, evidenziando i danni a livello delle ossa. Anche loro hanno dimostrato che consumare più di 12 grammi di sale al giorno può portare a decomposizione ossea. «Hanno mostrato gli stessi cambiamenti nelle cellule immunitarie che abbiamo trovato nei topi e le stesse molecole infiammatorie stavano cambiando», afferma Murphy.

C’è ancora molta strada da fare
Purtroppo molte teorie che sono state fatte in passato – e dure a morire – sono imperfette. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che cambiare stile di vita spesso non porta ad alcun miglioramento, anche per le malattie cardiovascolari. D’altro canto, un sistema immunitario iperattivo potrebbe essere alla base di molte patologie. E riducendo l’infiammazione si potrebbero ottenere effetti positivi sotto molti aspetti. Un recente documento, infatti, ha evidenziando che tale strategia può ridurre davvero il rischio di morte per malattie cardiovascolari. «Alcune persone pensano che si tratti interamente di una malattia infiammatoria, e tutti questi altri fattori stanno solo guidando l'infiammazione. Dopo decenni di tentativi di trattare le malattie cardiovascolari migliorando lo stile di vita delle persone, i nostri ospedali sono ancora pieni. Questo ci dice che abbiamo ancora molta strada da fare», conclude il professor Nicholls. La ricerca di Murphy è ancora allo stadio iniziale e lo studio non è ancora stato accettato per la pubblicazione su riviste scientifiche.