16 dicembre 2018
Aggiornato 10:30

Non è lo stress che fa male: sono le emozioni negative che danneggiano il cervello

Uno studio pubblicato su Psychosomatic Medicine ha evidenziato l’impatto delle emozioni negative sul nostro cervello

Le emozioni danneggiano il cervello
Le emozioni danneggiano il cervello (Paraksa | Shutterstock)

Quando siamo stressati la nostra salute viene messa a dura prova. Sono molte le ricerche scientifiche a sostenere questa ipotesi. Tuttavia, alcuni ricercatori sono riusciti a fare qualcosa di più: a trovare un tassello che svela il motivo per cui certe situazioni possono minare la nostra sensazione di benessere. Alla base di tutto, infatti, ci sarebbero le emozioni – per lo più negative – che si presenterebbero durante gli eventi che ci provocano stress. Ecco i dettagli dello studio pubblicato su Psychosomatic Medicine.

Non c’è bisogno di grandi stress
In realtà gli scienziati non hanno valutato solo l’impatto degli eventi particolarmente traumatizzanti, ma lo stress che ci vediamo costretti ad affrontare ogni giorno. Stiamo parlando di lunghe attese dal medico, del traffico quotidiano e delle incomprensioni al lavoro o in famiglia. Queste situazioni, paradossalmente, possono aiutare a preservare la salute cerebrale persino nei soggetti anziani. Tuttavia, se da ciò scaturiscono emozioni negative il cervello potrebbe, al contrario, non funzionare più nel migliore dei modi. Portando il soggetto, di fatto, al declino cognitivo. A suggerirlo sono stati alcuni scienziati dell'Oregon State University ha trovato.

Un ruolo importante nella salute cognitiva
«Questi risultati confermano che le emozioni quotidiane delle persone e il modo in cui rispondono ai loro fattori di stress svolgono un ruolo importante nella salute cognitiva. Non è lo stesso stress che contribuisce al declino mentale, ma come reagisce una persona», spiega Robert Stawski, professore associato presso il College of Public Health e Human Sciences dell'OSU. Per arrivare a tali conclusioni, gli scienziati hanno preso in esame per due anni e mezzo 11 persone di età compresa fra i 65 e i 95 anni.

I risultati
Dai risultati è emerso che le persone che avevano un maggior numero di emozioni negative e un umore peggiore assistevano a fluttuazioni durante le loro prestazioni. Il che fa a pensare che la salute cognitiva viene alterata. In fase di studio, i volontari hanno dovuto esaminare una serie di due stringhe di numeri e dovevano controllare se gli stessi numeri apparivano nelle due stringhe, indipendentemente dall'ordine. La scelta di questo tipo di test è stata dettata dal fatto che già studi precedenti avevano trovato una relazione tra le fluttuazioni della velocità di risposta al test e l’invecchiamento cognitivo causato da cambiamenti cerebrali strutturali e funzionali.

L’età conta
Gli studiosi hanno anche potuto stabilire che nei partecipanti più anziani (tra i 70 e i 90 anni) il fatto di essere più reattivi agli stressor del solito ha anche contribuito a peggiorare le prestazioni cognitive. Al contrario, le persone di età compresa fra i 60 e i 70 anni hanno superato meglio il test quando avevano segnalato più fattori di stress. «Questi partecipanti relativamente più giovani possono avere uno stile di vita più attivo per iniziare, un maggiore coinvolgimento sociale e professionale, che potrebbe affinare il loro funzionamento mentale», ha spiega Stawski. D’altro canto, «non possiamo eliminare completamente gli stressor quotidiani, ma abbiamo la possibilità di dotare le persone con le capacità per resistere agli stress per migliorare la loro salute cognitiva», concludono gli scienziati.