23 settembre 2018
Aggiornato 04:30

Doppio trapianto da record al Bambino Gesù: fegato e rene da mamma a figlio

Un intervento unico e da record, durato 30 ore, ha donato speranza a un bimbo libanese di 2 anni e mezzo
Trapianto
Trapianto (Nestor Rizhniak | shutterstock.com)

Quello eseguito all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma è stato un intervento da record: doppio trapianto di fegato e rene durato ben 30 ore, su Danil, un bimbo libanese di 2 anni e mezzo. A donare gli organi è stata la mamma, che con un gesto incredibile ha ridato la speranza di vita al suo piccolo affetto a una rara malattia metabolica.

L’intervento
L’equipe medica del Bambino Gesù, coordinata da Marco Spada per il fegato e da Luca Dello Strologo per il rene, è intervenuta per mezzo di una tecnica chirurgica laparoscopica, dove si preleva l’organo da donatore vivente. Questa ha previsto il prelievo dal donatore di una porzione della parte sinistra del fegato e poi del rene. Il piccolo Danil era affetto da una rara malattia metabolica chiamata ossalosi, che colpisce una persona ogni 100-300mila. Questa si è poi conclamata in una forma più grave che prende il nome di iperossaluria primitiva, e che si caratterizza dall’accumulo di ossalato di calcio in vari organi e tessuti. Questa patologia spesso non lascia scampo, ed è quella che ha ucciso il piccolo bimbo libanese di 2 anni anch’esso morto durante il volo da Beirut a Roma, dove avrebbe dovuto essere operato.

L’unico in Italia
L’ospedale Bambino Gesù è l’unico che esegue in Italia il prelievo di fegato con tecnica laparoscopica, mentre la stessa tecnica si attua da anni per i reni. «Non ci risulta – spiega una nota del Bambino Gesù – che siano stati mai descritti casi in cui nello stesso donatore sono stati eseguiti in successione un prelievo di fegato e un prelievo di rene laparoscopici. Quindi, il nostro caso potrebbe essere il primo mondiale». Questo genere di trapianti è già stato eseguito quattro volte nell’ultimo anno, proprio al Bambino Gesù, su altrettanti bambini affetti da ossalosi e provenienti dal Libano. Mentre nell’ultimo decennio, gli interventi sono stati ben 11.

La chirurgia laparoscopica
«I vantaggi dell’uso della chirurgia laparoscopica – prosegue la nota – sono rappresentati dalla significativa riduzione del traumatismo chirurgico che si traduce in riduzione dei tempi di degenza, ridotta necessità di terapia con farmaci antidolorifici, più rapido ritorno alla vita di relazione e lavorativa, ridotto rischio di sviluppo di complicanze di ferita. Inoltre, la laparoscopia, grazie alle tecnologie di immagine ad alta definizione (3K, 4K) e tridimensionale, consente durante l’intervento di avere una visione estremamente dettagliata delle strutture anatomiche, con maggiore precisione dell’atto chirurgico e minore rischio di sanguinamento».

Casi molto complessi
«È ovvio – aggiungono dall’ospedale – che questi casi così complessi sono il risultato dell’alto volume di attività dei programmi di trapianto di fegato e di trapianto di rene da donatore cadavere e da donatore vivente dell’ospedale, che negli ultimi 24 mesi hanno visto la realizzazione di 98 trapianti di fegato o rene da donatore cadavere e 32 trapianti di fegato o rene da donatore vivente». Per tutti i casi trattati al Bambino Gesù è stato necessario ricorrere alla dialisi durante l’intervento, terapia che è proseguita nei giorni successivi e ha dato esiti positivi.

I trapianti
«Nello specifico – conclude la nota del Bambino Gesù – abbiamo complessivamente trapiantato negli ultimi 10 anni 11 pazienti con ossalosi, di cui uno di questi non ha ancora completato il percorso con il trapianto di rene. Questa attività è resa possibile dalla presenza nel nostro ospedale di specifiche competenze pediatriche di epatologia, nefrologia e dialisi, malattie metaboliche, chirurgia dei trapianti e urologica, anestesia e rianimazione, radiologia e endoscopia diagnostica e interventistica, anatomia patologica, oncologia, infettivologia, assistenza e coordinamento infermieristico e molte altre ancora. Questa concertazione è unica nel panorama dell’attività di trapianto di organi solidi in ambito pediatrico e ne fa uno dei centri leader a livello europeo e mondiale in questo settore».

L’ossalosi
Chi soffre di calcoli renali, con conseguenti coliche molto dolorose (paragonate al dolore del parto) sa che spesso questi calcoli sono prodotti dai depositi di ossalato di calcio. Questi calcoli, a seconda della loro grandezza, possono provocare ostruzioni o infezioni delle vie urinarie – e si può avere anche un danno renale permanente che comporta la necessità di sottoporsi a dialisi. Nei casi di forme più gravi della malattia, questa è causa di insufficienza renale e nei bambini alterazioni delle ossa che possono compromettere lo sviluppo dell’apparato scheletrico e la crescita. Spesso si accompagna a fratture ossee anche con banali traumi. L’unica speranza, in questi casi, è il doppio trapianto di fegato e rene, che può avvenire in contemporanea – come nel caso succitato – o sequenziale. Nello specifico, con il trapianto di fegato s’intende poter guarire il difetto metabolico, mentre con il trapianto di rene rimediare alla disfunzione renale.