23 settembre 2018
Aggiornato 04:00

«Aiuto. Mi stanno uccidendo». E poco dopo muore il 20enne in attesa di trapianto

Giuseppe Esposito muore in ospedale mentre eseguiva verifiche per un eventuale trapianto di polmoni. Poco prima del decesso invia un sms: «Aiuto. Mi stanno uccidendo»
20enne muore in attesa di trapianto
20enne muore in attesa di trapianto (sfam photo | Shutterstock)

L’ennesima tragedia avvenuta in un ospedale. Dopo il caso recente di Elisa Bedin, deceduta dopo un anno di agonia a causa di un trapianto di polmoni infetto, ora emerge un altro episodio piuttosto inquietante. Questa volta la vittima era un povero ragazzo di 20 anni, anche lui affetto da fibrosi cistica toracica. E, proprio come la povera Elisa, anche lui necessitava di trapianto. A differenza di lei, tuttavia, il giovane era stato ricoverato affinché fosse possibile accertare che le sue condizioni erano idonee al trapianto. Accade, però, qualcosa di molto strano e, inaspettatamente il ragazzo muore.

Le verifiche
Il giovane, affetto da fibrosi cistica, era stato ricoverato lo scorso 5 maggio allo scopo di effettuare tutte le analisi del caso prima di un possibile trapianto ai polmoni. In quei giorni, tuttavia, si accorge che qualcosa non va per il verso giusto, tanto che cerca di parlare con la sua famiglia dei suoi dubbi. Il tutto, poi, precipita dopo aver eseguito una tracheotomia. «Mio fratello era lucido e vigile ma dopo avere effettuato la tracheotomia ed esami clinici, a partire dalla sera di domenica 13 maggio le sue condizioni sono cominciate a peggiorare», racconta sua sorella Michela. L’episodio è stato recentemente riportato da Il tempo.

Un messaggio di denuncia
I dubbi continuano a insinuarsi nella mente del povero Giuseppe. Secondo lui stavano facendo qualcosa che avrebbe potuto causargli la morte. Ed è così che la notte del 16 maggio, tramite un messaggio, contatta i genitori. «Intorno alle due di notte Giuseppe invia un messaggio a mia madre chiedendo di denunciare tutti, che lo stavano uccidendo. Ci siamo precipitati in ospedale e abbiamo appurato che i sanitari stavano effettuando le cure e che il problema era legato al macchinario, l’Ecmo che serve per abbassare il livello di anidride carbonica nel sangue, a cui doveva essere sostituito il filtro», prosegue la sorella.

Va tutto bene?
Quella notte sembra che l’infermiera di turno abbia confermato che Giuseppe stesse bene e che le sue condizioni erano stabili. Ma poche ore dopo la situazione precipita fino a trasformarsi in una vera e propria tragedia. «Alle sette di mattina del 17 maggio siamo stati informati che la situazione era drammaticamente precipitata: ci hanno fatto entrare nel reparto e alle 7 e 20 è stata dichiarata la morte di Giuseppe». Come è logico pensare, però, la famiglia non se ne è fatta una ragione per quanto accaduto e vuole ottenere giustizia.

Scatta la denuncia
In seguito al decesso di Giuseppe, la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta contro ignoti. La denuncia è stata presentata grazie all’avvocato Valerio Tamburini e il pm che si sta occupando del caso è Roberto Felici. L’autopsia è stata già disposta ma per i risultati definitivi bisognerà attendere due mesi. Al momento è stata sequestrata la cartella clinica, il cellulare del ragazzo e il macchinario utilizzato per l’ossigenazione. «Riteniamo che il decesso sia frutto di una serie di concause ma di sicuro ci sono negligenze da parte dell'ospedale nelle cure e nelle terapie utilizzate», hanno dichiarato i familiari. Nello stesso momento, anche la direzione generale del Policlinico Umberto I ha avviato un’indagine interna allo scopo di accertare i fatti.

Le scuse della clinica
«Siamo vicini alla famiglia del giovane, gravemente colpita dalla perdita prematura e assicuriamo che faremo tutto il possibile per accertare se vi sono state responsabilità e malfunzionamenti imputabili a questa struttura sanitaria», ha dichiarato il direttore generale dell'azienda ospedaliera Vincenzo Panella. Poche ore dopo, tuttavia, i medici erano già stati scagionati. «Il paziente è giunto dal Federico II di Napoli in gravi condizioni per l'attivazione della cosiddetta procedura di trapianto in urgenza che in quanto tale, implica un'aspettativa di vita molto breve sulla scorta delle condizioni cliniche. La commissione ha appurato che durante il ricovero sono state prestate tutte le cure previste dal caso, senza ritardi né omissioni sia da parte del personale medico che di quello infermieristico», si legge su La Repubblica. D’altro canto, secondo una nota dell'Assessorato alla Sanità e Integrazione socio-sanitaria, «la Regione Lazio ha chiesto al Centro Regionale Rischio Clinico (CRRC) di effettuare un audit clinico in merito al caso del ragazzo deceduto presso il Policlinico Umberto I di Roma. La relazione aiuterà ad avere un quadro completo della situazione». A questo punto alla famiglia del giovane non resta altro che attendere i risultati delle indagini, sperando di poter far luce sulla vicenda.