23 settembre 2018
Aggiornato 04:30

Muore di ictus e dona gli organi e i riceventi si ammalano di cancro

Una storia che ha dell’incredibile: tutti i pazienti che hanno ricevuto 5 organi diversi da una donna morta per ictus, sono morti di cancro
Ricevono degli organi e muoiono di cancro
Ricevono degli organi e muoiono di cancro (Sfam Photo | Shutterstock)

A volte non c’è fine alla sofferenza e quando tutto sembra essere andato per il meglio, ecco che insorgono ulteriori problemi. È il caso di quattro pazienti che hanno avuto la fortuna – iniziale – di avere a disposizione degli organi donati da una donna deceduta a causa di un ictus. Tutta la vicenda, tuttavia, è finita in maniera tragica per quasi tutti i riceventi: ognuno di loro è morto di cancro. Ecco perché è accaduto.

Tutto inizia nel 2007
Nell’anno 2007, una donna di soli 53 anni muore a causa di un ictus. I parenti danno il consenso per la donazione degli organi e diverse persone sembrano aver trovato la salvezza grazie ai reni, polmoni, fegato e cuore della persona appena deceduta. In totale ci sono cinque soggetti trapiantati, tutti si sono ammalate e solo una è sopravvissuta.

Dov’era il cancro?
L’ipotesi è che il cancro fosse presente già prima del decesso della donna ma non fosse stato rilevato prima del trapianto. Certo è che le analisi del DNA hanno confermato che il tumore nei pazienti trapiantati derivava proprio dalla donatrice – probabilmente si trattava di un carcinoma mammario. Solo uno dei cinque – ovvero il paziente cardiopatico – morì a causa di un’anomala sepsi.

Quante probabilità ci sono?
Secondo gli esperti le probabilità di contrarre un cancro in seguito a un trapianto di organi sono davvero molto basse. Si parla di un paziente su 10.000. Ancor meno probabile che le cellule cancerose vengano trasportate su tutti i pazienti trapianti e impieghino addirittura diversi anni per scatenare un tumore.

Un solo sopravvissuto
Delle cinque persone trapiantate una sola è sopravvissuta, mentre le altre tre sono morte di cancro. Una malattia che è passata inosservata fino a quando non si è diffusa in tutti gli altri organi. Affinché tutto ciò si manifestasse, però, ci sono voluti anni.

La prima diagnosi
La prima ad avere la diagnosi è stata una donna di 42 anni a cui erano stati trapiantati entrambi i polmoni. Solo un anno e mezzo dopo il trapianto la donna si accorse che qualcosa non funzionava correttamente, per questo è stato richiesto un ricovero ospedaliero. In tale momento i medici scoprirono che il tumore al seno si stava diffondendo ai polmoni, alle ossa e al fegato. La povera donna morì nell’agosto del 2009 nonostante la terapia.

Rischio di cancro
In seguito al decesso della donna, gli altri pazienti sono stati avvisati del rischio di cancro. In quel momento sono stati condotti dei test sui restanti trapiantati (entrambi ai reni) ma non è emerso niente di particolare. Solo nel 2011 l’uomo che aveva ricevuto il rene destro ha avuto la diagnosi di cancro al rene, mentre la donna che ha ricevuto il rene sinistro ha sviluppato un cancro al fegato cinque anni dopo.

Le terapie
L’uomo è stato sottoposto a chemioterapia per un anno e nel 2012 ha cominciato a migliorare. La donna, invece, aveva già delle metastasi e la cura sembra non aver funzionato a tal punto che i medici hanno dovuto sospendere la terapia. La vittima muore a pochi mesi dalla diagnosi e sei anni dopo il trapianto.

Cancro al fegato
La paziente che ha ricevuto il fegato ha sviluppato un carcinoma epatico nel 2011. Il trattamento chemioterapico ha funzionato molto bene fino a quando, nel 2014, il tumore non fece nuovamente la sua comparsa e la donna morì.

Come impedire che queste cose accadano?
Purtroppo al momento non esiste un modo per impedire che questo genere di situazioni si presentino. L’unico metodo sarebbe quello di eseguire delle scansioni approfondite ai donatori o ai loro organi. «Lo svantaggio di una scansione TC postmortem di routine per tutti i donatori è che aumenterà i risultati clinicamente irrilevanti, che potrebbero portare a un maggiore rifiuto dei donatori e una diminuzione del già scarso pool di donatori. Il tasso estremamente basso di trasmissione di neoplasie durante il trapianto dimostra l'efficienza delle attuali linee guida. Una visita medica completa, compresa una visita al seno, deve sempre essere eseguita come descritto nelle linee guida della rete di approvvigionamento e trapianto di organi. Questo caso straordinario sottolinea le conseguenze spesso fatali del cancro al seno derivato da donatori e suggerisce che la rimozione dell'organo donatore e il ripristino dell'immunità possano indurre la remissione completa», conclude Yvette Matser, che ha condotto una ricerca insieme a un team dell'Università di Tubinga (Germania) e del VU University Medical Center di Amsterdam. I risultati sono stati pubblicati sull'American Journal of Transplantation.