19 marzo 2019
Aggiornato 21:30
Nuovi trattamenti per la SM

Sclerosi multipla, un farmaco rallenta il restringimento del cervello

Un nuovo studio finanziato dal NIH offre speranza per i pazienti affetti da sclerosi multipla con opzioni di trattamento limitate

Sclerosi multipla e cervello
Sclerosi multipla e cervello

C’è un farmaco antinfiammatorio che può rallentare il restringimento del cervello nei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM). È quanto emerge da uno studio clinico finanziato e sostenuto dal US National Institutes of Health (NIH), National Institute of Neurological Disorders and Stroke (NINDS), parte del NIH, e pubblicato nel New England Journal of Medicine.

L’azione del farmaco
Lo studio clinico, condotto dal dottor Robert J. Fox della Cleveland Clinic (Ohio), e colleghi, ha dimostrato che il farmaco antinfiammatorio Ibudilast può rallentare il restringimento del cervello causato dalla sclerosi multipla progressiva. I dati si basano su quanto osservato in 255 pazienti con SM progressiva, a cui era stato somministrato o il farmaco o un placebo. Lo studio ha anche rivelato che i principali effetti collaterali di Ibudilast erano unicamente disturbi gastrointestinali e mal di testa. «Questi risultati – ha dichiarato il dott. Walter J. Koroshetz, direttore del NINDS – forniscono un barlume di speranza per le persone con una forma di sclerosi multipla che causa disabilità a lungo termine, ma non ha molte opzioni di trattamento».

Lo studio
Il dottor Fox e colleghi ha coordinato un team di ricercatori in 28 siti clinici in uno studio di imaging cerebrale per indagare se Ibudilast fosse migliore del placebo nel ridurre la progressione dell’atrofia cerebrale o del restringimento nei pazienti con sclerosi multipla progressiva, si legge in una nota del NIH. Nello studio, 255 pazienti sono stati randomizzati ad assumere fino a 10 capsule al giorno di Ibudilast o un placebo per 96 settimane. Ogni 6 mesi, i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale. Il team del dottor Fox ha impiegato una varietà di tecniche di analisi sulle immagini MRI per valutare le differenze nei cambiamenti cerebrali tra i due gruppi.

I risultati
I dati acquisiti hanno permesso ai ricercatori di osservare come Ibudilast abbia rallentato il tasso di atrofia cerebrale rispetto al placebo. Nello specifico, gli autori dello studio hanno scoperto che c’era una differenza nella contrazione del cervello di 0.0009 unità di atrofia all’anno tra i due gruppi, che si traduce in circa 2,5 millilitri di tessuto cerebrale. In altre parole – prosegue la nota – sebbene entrambi i gruppi presentassero atrofia, il cervello dei pazienti nel gruppo placebo si è ridotto in media di 2,5 millilitri in più nell’arco di due anni rispetto al gruppo Ibudilast. L’intero cervello umano adulto ha un volume di circa 1.350 millilitri. Tuttavia, non è noto se tale differenza abbia avuto un effetto sui sintomi o sulla perdita di funzionalità. Allo stesso modo, non è stata osservata alcuna differenza significativa tra i gruppi nel numero di pazienti che hanno riportato effetti avversi. Gli effetti indesiderati più comuni associati a Ibudilast erano gastrointestinali, tra cui nausea e diarrea, oltre a mal di testa e depressione.  «I risultati del trial sono molto incoraggianti e puntano a una potenziale nuova terapia per aiutare le persone con SM progressiva – ha commentato il dott. Fox – Inoltre, è aumentata la nostra comprensione delle tecniche di imaging avanzate, in modo che gli studi futuri possano richiedere un numero inferiore di pazienti seguiti in un periodo di tempo più breve. Ciò porta a una maggiore efficienza della ricerca clinica. Questi metodi di imaging possono anche essere rilevanti per una serie di altri disturbi neurologici».

La sclerosi multipla
Come spiegato dal NIH, la sclerosi multipla si manifesta quando c’è una rottura della mielina, la sostanza bianca grassa avvolta attorno agli assoni, che sono lunghi filamenti che trasportano messaggi da e tra le cellule cerebrali. Quando la mielina inizia a rompersi, la comunicazione tra le cellule cerebrali rallenta, portando a debolezza muscolare e problemi di movimento, di equilibrio, di percezione e di visione. La SM può essere recidivante-remittente, in cui i sintomi si manifestano e poi scompaiono per settimane o mesi e quindi possono riapparire, o procedere progressivamente, cosa contrassegnata da un graduale declino della funzione.

Riferimenti: L’attuale studio è stato supportato dal programma NeuroNEXT, un approccio innovativo agli studi clinici neurologici che tenta di semplificare gli studi di fase 2 e renderli più efficienti. MediciNova ha donato il farmaco attivo e il placebo e ha fornito meno del 10% del finanziamento per il processo in un accordo di cooperazione con NINDS. MediciNova aveva anche un rappresentante nel comitato direttivo del protocollo. Non vi era alcun accordo di riservatezza tra gli autori del lavoro. La ricerca futura metterà alla prova se ridurre il restringimento del cervello influenza il pensiero, la deambulazione e altri problemi nelle persone con SM. Inoltre, studi futuri esamineranno se Ubudilast rallenta la progressione della disabilità nei pazienti con SM. Questo lavoro è stato supportato dal NINDS (NS082329, NS077179, NS077352). Il NINDS è il principale finanziatore della ricerca a livello nazionale sul cervello e sul sistema nervoso. La missione di NINDS è quella di cercare una conoscenza fondamentale del cervello e del sistema nervoso e di usare quella conoscenza per ridurre il peso delle malattie neurologiche.