18 dicembre 2018
Aggiornato 18:00

Sclerosi multipla, il ruolo del peso corporeo nell'atrofia del cervello

Un nuovo studio rivela che un alto BMI, o Indice di massa corporea, è associato a un’atrofia cerebrale, ossia un ridotto volume del cervello, nei pazienti con sclerosi multipla

BMI e sclerosi multipla
BMI e sclerosi multipla (designer491| shutterstock.com)

Un nuovo studio, appena pubblicato sulla rivista Neurology, ha rivelato che nei pazienti con sclerosi multipla (SM) l’avere un alto Indice di massa corporea (BMI) è associato a un volume cerebrale inferiore – o atrofia cerebrale. Lo stesso studio, ha mostrato che i livelli di vitamina D non sono rilevanti ai fini dei successivi volumi cerebrali. Gli stessi ricercatori, hanno anche dimostrato, in un altro studio, che la qualità della dieta è associata a una minore o maggiore gravità della malattia.

Le ricerche
La dott.ssa Ellen Mowry e colleghi della Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora hanno presentato i risultati delle loro ricerche a Berlino, durante il XXXIV Congress of the European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) 2018. Nel primo studio, i ricercatori hanno coinvolto un’ampia coorte di pazienti con SM o sindrome clinicamente isolata (CIS). Dei partecipanti sono stati persi in considerazione i livelli di BMI o di vitamina D per valutare se questi fossero associati a una successiva perdita di sostanza grigia. «Il nostro interesse – ha spiegato Mowry – era rivolto in particolare alla perdita di sostanza grigia, poiché quest’ultima è quella maggiormente associata nei pazienti con SM alla disabilità a lungo termine».
Nello specifico, gli autori hanno preso in esame i dati prelevati dal Centro per la SM dell’Università della California, a San Francisco, che facevano parte dello studio EPIC, iniziato nel 2004 e durato cinque anni. La coorte includeva individui di razza bianca con tutti i tipi di SM, e il cui punteggio EDSS (Expanded Disability Status Scale) era inferiore a 8. Ai pazienti è stato prelevato un campione di sangue e sono stati sottoposti ogni anno a una valutazione clinica e a una Risonanza Magnetica o RM del cervello. Le misure del volume cerebrale – inclusi il volume normalizzato della materia grigia (nGMV), della materia bianca (nWMV) e parenchimale del cervello (nBPV) – sono state determinate utilizzando il metodo SIENAX, che è una versione trasversale del Structural Image Evaluation Using Normalization of Atrophy measure. I livelli di vitamina D nei pazienti con SM sono stati misurati da campioni conservati all’inizio dello studio, mentre il BMI è stato calcolato in base all’altezza e al peso autoriferiti dai partecipanti. Questi sono stati misurati al basale e in seguito.

I partecipanti
All’inizio dello studio, l’età media dei partecipanti era di 42 anni, di cui il 70% donne. Il 12% dei pazienti erano fumatori, il BMI medio era 25 e il livello medio dei livelli di idrossivitamina D era di 28 ng/mL al basale. Il 9% dei pazienti aveva assunto supplementi di vitamina D. La durata media della malattia era di 5 anni e il 64% dei pazienti aveva ricevuto un trattamento per la SM entro l’anno precedente. Infine, il punteggio EDSS medio era di 1,5.

I risultati
Dopo aver aggiustato i risultati dello studio per età, sesso, etnia, abitudine al fumo, l’essere sottoposti a terapia per la SM, durata della malattia, punteggio EDSS, volume della lesione T2 al basale e nuove lesioni T2, i ricercatori hanno osservato che un BMI più elevato era associato a un minor volume parenchimale cerebrale e un minore volume di materia grigia. Lo studio ha anche evidenziato una forte relazione tra il BMI e la perdita di materia grigia nel tempo. I risultati relativi ai livelli di vitamina D non sono tuttavia apparsi significativi. «Questo studio – ha sottolineato la dott.ssa  Mowry – suggerisce che i pazienti affetti da SM con BMI più alti hanno maggiori probabilità di avere una più rapida atrofia cerebrale nella SM. Probabilmente anche il rapporto muscolare grasso è importante ma sono disponibili già abbastanza dati per iniziare a considerare questi fattori di rischio modificabili. Questi – prosegue la ricercatrice – sono risultati notevoli e possono essere utilizzati per ridurre la perdita di volume del cervello».

L’impatto della dieta
Durante il Congresso di Berlino, la dott.ssa Mowry e colleghi hanno presentato i risultati di un altro studio separato. Questo mostrava come nei pazienti affetti da SM che consumavano una dieta di alta qualità, la malattia fosse meno grave. I risultati erano basati su misure di disabilità, mobilità e funzione cognitiva. «Essendo uno studio trasversale – hanno spiegato Mowry e colleghi – non si può davvero dedurre con certezza se esista una relazione causale, ma i risultati sono interessanti quando si pianificano studi futuri. Dobbiamo seguire i pazienti nel tempo e vedere se i cambiamenti nella dieta possono portare sui cambiamenti nei risultati. Non sappiamo se esista una dieta specifica che aiuti la SM. Sappiamo che avere un eccesso di peso è associato a un più alto rischio di sviluppare la SM e complicanze legate all’obesità. E ora abbiamo visto che un BMI più elevato è legato a una maggiore atrofia cerebrale. Inoltre – concludono – è noto che una dieta di tipo mediterraneo può ridurre l’obesità e le sue complicanze. Pertanto, è ragionevole raccomandare di seguire una dieta di questo tipo».

Riferimenti: XXXIV Congress of the European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) 2018. Abstract 169, Berlin 2018.
Mowry EM, Azevedo CJ, McCulloch CE, et al. Body mass index, but not vitamin D status, is associated with brain volume change in MS. Neurology, 2018 Nov 14. doi: 10.1212/WNL.0000000000006644.
XXXIV Congress of the European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) 2018. Abstract P364, Berlin 2018.