15 ottobre 2019
Aggiornato 11:00
Pericolo alluminio

Bevi bibite in lattina? Usi pentole d’alluminio o la carta? Mangi cibo in scatola? Attenzione potresti ammalarti di sclerosi multipla

Gli scienziati hanno collegato l’alluminio alla sclerosi multipla, dimostrando che chi si ammala presenta elevati livelli di questo metallo nel cervello

Carta alluminio
Carta alluminio Shutterstock

Una recente ricerca ha associato l’alluminio alla sclerosi multipla o SM. Secondo gli scienziati, infatti, l’alluminio interagisce con i geni delle persone suscettibili a sviluppare la malattia. E la presenza di questo metallo nell’organismo, assorbito dall’ambiente, è fortemente collegata proprio a tutta una serie di malattia, compreso l’Alzheimer – come suggerito da precedenti ricerche. L’alluminio si può assorbire, per esempio, dall’uso di pentole prodotte con questo metallo, dalle lattine per bevande, dalla carta per uso alimentare, vaschette e altri contenitori del genere, dai vaccini, dai prodotti contro il sudore (o antitraspiranti) e da tutti i prodotti che contengono questo metallo – compresi alcuni farmaci, come gli antiacidi.

L’alluminio nel cervello
I ricercatori della Keele University (UK), guidati dal prof. Chris Exley, hanno scoperto che i pazienti malati di sclerosi multipla, deceduti, avevano livelli significativamente elevati di alluminio nel loro cervello. Per questo motivo, gli autori ritengono che l’accumulo di alluminio nel cervello dei pazienti con SM non può essere ignorato. Anche perché precedenti ricerche hanno mostrato che anche nei pazienti malati di Alzheimer vi era una elevata concentrazione di questo metallo nel cervello. Secondo i ricercatori l’alluminio potrebbe interagire con i geni di una persona, provocando una reazione anomala del sistema immunitario, che va erroneamente ad attaccare e a intaccare lo strato protettivo che circonda i nervi, detto anche mielina – cosa che avviene proprio nel caso della Sclerosi Multipla, dove il sistema immunitario ritiene che questo rivestimento sia un corpo estraneo da distruggere. La SM è difatti considerata una malattia autoimmune. L’attacco da parte del sistema immunitario, inoltre, provoca delle cicatrici, o lesioni, che interrompono la comunicazione chimica del corpo.

Peggiora nel tempo
La sclerosi multipla è una malattia degenerativa, che tende dunque a peggiorare nel tempo. Più il rivestimento dei nervi viene danneggiato, più i sintomi si acuiscono. Tra i sintomi più comuni vi sono disturbi della vista, riduzione e perdita dell’equilibrio, dolori, punture, debolezza e affaticamento. Al momento non esiste una cura.

Lo studio
Per questo studio, il prof. Chris Exley e colleghi hanno analizzato il tessuto cerebrale di 14 pazienti deceduti che erano malati di sclerosi multipla. I soggetti studiati avevano un’età compresa tra 39 e 82 anni al momento del decesso. Di questi, 6 erano maschi e 8 erano femmine.

I risultati
Dall’esame di cervelli si è scoperto che circa il 42% conteneva più di 0,001 mg di alluminio per grammo di tessuto, mentre il 33% aveva oltre 0,002 mg, che i ricercatori hanno descritto come «preoccupanti». In ogni caso, tutti i cervelli dei partecipanti allo studio presentavano un «contenuto significativo di alluminio», di cui 11 con più di 0,005 mg per grammo e 7 con oltre 0,01 mg per grammo di tessuto. I ricercatori hanno altresì scoperto che l’alluminio si era accumulato nel cervello indipendentemente dall’età o dal sesso dei pazienti. Dopo questa scoperta, i ricercatori hanno in programma di confrontare la presenza e l’eventuale accumulo di alluminio nel cervello di persone sane con quello di persone malate di sclerosi multipla.

Prevenire
Per evitare o limitare l’accumulo di alluminio nell’organismo e nel cervello, l’unica soluzione è la prevenzione. Per questo è bene evitare il più possibile l’utilizzo di prodotti che contengano questo metallo. Allo stesso modo, alcuni esperti suggeriscono di bere acqua minerale ricca di silicio, che pare favorisca l’eliminazione dal corpo dell’alluminio per mezzo delle urine.
I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista International Journal of Environmental Research e Public Health.