14 novembre 2019
Aggiornato 20:00
Stress e lavoro

Lo stress da lavoro aumenta il rischio di morte prematura (specie negli uomini)

Alcuni scienziati hanno evidenziato che lo stress al lavoro o la mancanza di gratifiche può portare a gravi danni alla salute e morte prematura

Lo stress al lavoro fa morire prima
Lo stress al lavoro fa morire prima Shutterstock

Lo stress fa ormai parte della nostra vita quotidiana: conduciamo una vita iperfrenetica e abbiamo troppo poco tempo da dedicare a noi stessi. A tutto ciò si aggiungono le difficoltà che si riscontrano ogni giorno nel posto di lavoro. Se oltre alla stanchezza, anche il nostro ufficio diviene un motivo di stress, infatti, i rischi per la salute potrebbero aumentare vistosamente, a tal punto che si potrebbe addirittura morire precocemente. A risentirne di più, poi, sarebbero gli uomini – soggetti anche a maggiori probabilità di incappare in patologie cardiovascolari o metaboliche.

Maggiori probabilità di morire
Un recente studio ha preso in esame le possibili differenze che esistono tra uomini e donne di varie età nel contrastare lo stress nel luogo di lavoro. A risentirne maggiormente, come è logico pensare, sarebbero le persone affette da diabete, malattie cardiache, o ictus – i quali rischierebbero di morire molto prima del dovuto, specie se appartengono al sesso maschile.

Ridurre il carico di lavoro
Secondo i risultati ottenuti analizzando ben 14 studi precedenti, è stato possibile evidenziare come via sia l’urgente necessità di rimodellare tempi e modalità lavorative, specie nei soggetti più a rischio. Il datore di lavoro dovrebbe quindi plasmare i compiti di ogni persona in base al suo stato attuale di salute e il livello di ansia generato durante lo svolgimento del lavoro. D’altro canto, sono numerosi gli studi che hanno permesso di indentificare come lo stress possa provocare molti danni alla salute di chiunque, sia a livello fisico che mentale.

Le aziende devono essere consapevoli
«Ci sono persone che sono particolarmente a rischio. Le aziende devono pensare a chi è particolarmente vulnerabile a causa di un’eventuale malattia preesistente e di come possa essere gestita», spiega Andrew Steptoe, professore di psicologia della British Heart Foundation presso l'University College di Londra.

Lo studio
Per arrivare a simili conclusioni i ricercatori hanno monitorato ben 100.000 persone sane o con patologie cardiometaboliche. I volontari provenivano da diversi paesi: Francia, Svezia, Finlandia e Regno Unito. Tutti sono stati sottoposti a indagini relative al proprio stile di vita, salute e posto di lavoro. Lo stress è stato valutato sia in termini di stanchezza fisica che in termini di squilibrio da ricompensa dello sforzo. In pratica, quando le persone fanno enormi sforzi (anche mentali) ma non vengono ricompensati adeguatamente (né in denaro né in altro modo). Al termine dello studio 3.814 persone erano decedute.

I risultati
Dai risultati è emerso che gli uomini, specie se affetti da malattie metaboliche o cardiovascolari, potevano diventare vittime dello stress. La sopraffazione dal lavoro sembrava essere dannosa esattamente come l’eccesso di fumo e ancor più dannoso dell’obesità, del colesterolo alto, dell’assunzione di alcolici e del super lavoro fisico. Ricordiamo anche che lo stress aumenta la pressione sanguigna e il rischio di infarto e ictus, specie nelle persone affette da aterosclerosi.

Smettere di fumare non risolverà il problema
«Siamo desiderosi che le persone prendano sul serio questo problema invece di dire alle persone che hanno uno stress terribile: «Quello che devi fare è muoverti di più e non fumare», perché tutto questo non risolverà affatto il problema. C'è ancora molto da fare», continua Steptoe.

Pericolo squilibrio fatica-ricompensa
Quando lavoriamo con impegno – anche se lo facciamo con piacere – vorremmo, in qualche modo, essere ricompensati. Sicuramente in termini di denaro, ma a ognuno di noi piace che i propri sacrifici e il proprio lavoro venga, in qualche modo, riconosciuto. A volta basta anche un complimento o un semplice grazie. Nella maggior parte dei posti di lavoro, però, l’impegno che ognuno ci mette è un fatto scontato ed è così che nessuno riceve una gratifica. Una semplice ricompensa, invece, spingerebbe le persone a lavorare con maggior serenità e, probabilmente, anche a rendere di più al lavoro. Quando ciò non avviene, oltre a ridurre il rendimento nel luogo di lavoro, aumenta notevolmente lo stress di chi esegue determinati compiti. Ed è così che avviene ciò che viene descritto dagli scienziati come squilibrio fatica-ricompensa. Questo problema, secondo i risultati ottenuti nello studio, aumenterebbe il rischio di morte anche a chi non ha nessun problema cardiovascolare o metabolico.

Le donne se la vedono meglio
D’altro canto quello che viene ritenuto il sesso debole sembra essere in realtà quello più forte. Per le donne, infatti, pare che né il lavoro, né lo sforzo  - e tantomeno lo squilibrio fatica-ricompensa - avevano un forte impatto sulla loro mortalità. Sembra quindi che l’universo femminile sia decisamente più protetto dalla fatica e dai bocconi amari che è costretto a ingoiare giorno per giorno. «Riteniamo che la differenza sia probabilmente in grado di dirigere gli effetti dello stress biologico», spiega Steptoe. Il tutto potrebbe essere riconducibile all’ormone cortisolo in termini di differenza di produzione. Ma non solo: potrebbe anche trattarsi del modo in cui lo stress produce l’infiammazione in un uomo o in una donna. «Abbiamo scoperto che il legame tra stress e mortalità negli uomini, non è uguale nelle donne. Tutto ciò è coerente con il fatto che l'aterosclerosi è più comune negli uomini anziani rispetto alle donne», ha dichiarato Mika Kivimaki, professore di epidemiologia sociale all'UCL.

Stile di vita sano sì, però…
Secondo Kivimaki è sempre importante seguire uno stile di vita sano ma potrebbe non essere sufficiente se non si riduce o non si impara a gestire lo stress. L’ideale, comunque, sarebbe rimodellare il piano lavorativo specie per quanto riguarda gli orari, al fine di evitare decessi inattesi. «Tutti possono essere influenzati dallo stress legato al lavoro che può avere un effetto sulla salute del cuore. Ulteriori ricerche su questo potrebbero migliorare la comprensione della prognosi per queste condizioni, ma potrebbero anche aiutare a formulare le linee guida sulla necessità di interventi sul posto di lavoro per il trattamento e la gestione della malattia cardiometabolica», spiega Emily McGrath, della British Heart Foundation. «Se si verifica stress o c’è molta ansia sul posto di lavoro, bisogna attuare i meccanismi di coping positivi. Per esempio, parlare con i colleghi, avere una buona rete di supporto e adottare uno stile di vita sano. Se stai lottando per far fronte allo stress, parla con il tuo medico di famiglia che sarà in grado di offrirti una guida su come gestirlo nel miglior modo». Lo studio è stato pubblicato su Lancet Diabetes and Endocrinology.