13 novembre 2019
Aggiornato 04:00
Dieta gluten-free

Senza glutine, lattosio, burro e zucchero: stiamo diventando tutti «nutricondriaci»?

Un po’ una moda e un po’ una mania: molti di noi eliminano sempre più alimenti dalla propria dieta, ma fanno davvero bene alla nostra salute?

Ricerca scientifica e media ci sono enormemente d’aiuto per comprendere quali sono gli alimenti e i fattori che mettono a rischio la nostra salute. D’altro canto, tutti sappiamo che in alcuni casi la conoscenza può fare più danni che altro. Quando si sanno troppe cose, infatti, si smette di vivere serenamente e si controlla ogni nostra mossa. Così facendo, tuttavia, c’è più probabilità che ci roviniamo la salute a causa della troppa ansia, di quanto non avremmo fatto concedendoci qualche peccato di gola. Quello che è certo è che ogni giorno spunta quello che viene definito un nutricondriaco ovvero una persona che pensa di poter godere di buona salute, togliendo alimenti o – peggio – solo qualche componente dalla propria dieta come, per esempio, il lattosio. Ma siamo sicuri di star meglio in questo modo? O si tratta solo dell’effetto nocebo?

Una malattia moderna
La nutricondria potrebbe essere considerata una malattia moderna. Gente che si sente male dopo aver mangiato un piatto in cui era contenuta una quantità infinitesimale di lattosio, panna, glutine o chissà cos’altro. Eppure, queste persone giurano di aver davvero avuto effetti avversi. Ma tutto questo, effettivamente, è reale. E la scienza lo dimostra – in parte - con l’effetto nocebo. Senza dimenticare che ci sono davvero persone che non tollerano alcuni cibi, altre riescono ad accusare gli stessi sintomi mangiando un alimento che ritengono avere sostanze dannose per la loro salute. E tutto ciò, nonostante all’interno del cibo che stanno mangiando tale ingrediente sia stato eliminato a loro insaputa.

Un numero allarmante di nutricondriaci
Secondo recenti stime il numero di persone che soffrirebbe di questo disturbo (se così si può chiamare) è in allarmante aumento. Specie tra le persone che seguono molti test antiscientifici di intolleranze alimentari. Un fenomeno preoccupante che, però, sta aumentando in maniera esponenziale gli introiti alle aziende produttrici di alimenti senza glutine, lattosio, ecc. venduti a prezzi assurdi. Una ricerca condotta in Gran Bretagna ha evidenziato come nel 2017 le vendite di questo genere di alimenti siano aumentare di 230 milioni di sterline, l’equivalente di oltre 260 milioni di euro rispetto al 2016. In più sono persino aumentate le vendite dei kit per l’autodiagnosi di intolleranze alimentari. Tutto questo ci dimostra come si stiamo trasformando in nutricondriaci. In particolare, il fenomeno più diffuso, sembra essere quello del gluten-free.

Storie di ossessioni
Un insegnante di Londra, di nome Haley Wallbank, ha cominciato a eliminare il glutine dalla sua dieta all’età di 52 anni. Pensava di aver risolto molti dei suoi problemi di salute anche grazie al blog di Gwyneth Paltrow (Goop). In quel sito si trovano centinaia di persone come Haley, convinte che eliminare dalla dieta alcuni alimenti ci possa proteggere da molte malattie. «Ero ossessionata e ho scelto una strada molto stretta. Vivevo di legumi e pasta senza glutine, il che era disgustoso, ma Gwyneth era un modello per me - la sua vita sembrava brillante e meravigliosa, mentre io ero pigra e immotivata», racconta Wallbank - al The Independent - che ora ha 57 anni. «Anche se non ottenevo esattamente ciò che volevo in quel momento, continuavo a pensare che mi sarei sentita meglio la prossima settimana o il mese dopo». Ma come ben si sa il glutine è ovunque e diventa difficile sopportare, per molta gente, l’avere a casa un ospite che non può mangiare nessuno degli alimenti più comuni. E tutto questo senza che avere una diagnosi di celiachia.  «È stato molto improvviso, per quanto riguarda i miei amici e la mia famiglia, e alla fine si sono stufati e hanno smesso di invitarmi», ricorda. «Sono rimasta molta isolata, ma all'epoca non riuscivo a capire quale fosse il problema. Ero troppo immersa in questa cosa per vedere la logica della mia scelta». Ci volle del tempo per comprendere il vero motivo per cui lei stava seguendo una dieta assurda, considerando che non era celiaca. Il problema derivava dal fatto che aveva perso la madre affetta da cancro intestinale e, in qualche modo, dentro di lei, riteneva che una dieta sana l’avrebbe protetta dal problema. Per fortuna un medico, un giorno, le fece capire che la maggior parte dei suoi problemi (sonno, letargia, gonfiore ecc.) ernoa causati da un cambio ormonale. Questa diagnosi l’aiutò a capire che avrebbe potuto tranquillamente mangiare quello che mangiavano gli altri. Ed è così che risolse molti dei suoi problemi e cominciò di nuovo ad avere una vita sociale normale.

Il pericolo viaggia sul web
Può sembrare paradossale ma ormai sempre meno persone credono alla medicina e preferiscono affidarsi a fonti alternative reperibili sul web. Tra queste quelle di molte celebrità o blogger che ritengono importante far vedere i loro progressi con la famosa dieta di senza. Una promotrice di tale regime alimentare è Hannah Caldwell, 25 anni, che ha eliminato latticini, carne e glutine dalla sua alimentazione quotidiana. «Non ero impressionabile, ma quando sei giovane, prendi il controllo della tua dieta per la prima volta; e cibi ricchi di glutine mi hanno fatto sentire davvero gonfia». Parlando con un coinquilino che aveva una malattia celiaca si convinse a eliminare totalmente pane e pasta dalla dieta per stare meglio. In quel momento «mi sentivo meglio con mese stessa», racconta Hannah. Ma questo è un comportamento tipico di chiunque, anche delle persone che metabolizzano il glutine in maniera perfetta. Quando si pensa di mangiare sano e di fare qualcosa per migliorare la propria salute psico-fisica si ha subito la netta sensazione di sentirsi molto meglio. Ma non sempre è vero, anzi, lo stress accumulato per la restrizione alimentare potrebbe causare ancor più danni. Inoltre, è importante sottolineare che «ci sono allergie alimentari, sensibilità e intolleranze, e non sono la stessa cosa», spiega il dottor Rangan Chatterjee il quale ritiene che i test per le intolleranze alimentari – come il vegatest – non servono a niente. «Non ci sono molti buoni test per la sensibilità, e un sacco di persone che soffrono di vari disturbi non ottengono spiegazioni soddisfacenti dai loro medici. Tuttavia, se eliminare qualcosa li fa sentire meglio, capisco perfettamente perché la gente lo fa». Quindi, di per sé non c’è niente di male a limitare il consumo di alcuni alimenti se questo ci fa sentire (davvero) un po’ meglio. Tuttavia, quando si arriva agli estremi – eliminando troppi alimenti o stare attenti a tutto ciò che si mangia persino quando si è in compagnia – può rappresentare la spia di un problema più serio che può sfociare in veri e propri disturbi comportamentali. Quindi, se il medico non ci ha diagnosticato nessuna patologia e non ci ha dato nessuna restrizione alimentare – stiamo alla larga dai vegatest (e simili) e mangiamo in totale serenità. Perché forse è proprio la serenità che deriva dal pensiero di aver fatto qualcosa di buono per noi stessi a farci sentire bene e non gli alimenti che abbiamo eliminato.

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