19 dicembre 2018
Aggiornato 16:00

Microbiota umano: ci aiuterà a combattere il cancro?

La flora batterica dell’intestino potrebbe aiutarci a combattere il cancro molto più velocemente. Ecco cosa hanno scoperto scienziati di tutto il mondo

Microbiota e cancro
Microbiota e cancro (Chombosan | Shutterstock)

Conoscere a fondo il microbiota umano ci aiuterà a combattere la stragrande maggioranza delle malattie. Tutto ciò è innegabile, considerando che i batteri del corpo umano possono decidere la nostra sorte in termini di salute. Grazie a essi possiamo salvarci da temibili malattie ma anche ammalarci. Questa branca della scienza, tuttavia, è ancora allo stadio iniziale e scienziati di tutto il mondo stanno ancora cercando di capire come sia possibile che un folto gruppo di microorganismi possa essere implicato in un numero così vasto di funzioni fisiologiche. Se tutto andrà bene, tuttavia, i microbi giusti potranno – un giorno – anche aiutarci a combattere il cancro e rendere più efficienti cure attuali. Siamo sulla buona strada, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo. Ecco perché.

Mister cacca
I microbi intestinali si stanno unendo alla lotta contro il cancro. È questo il titolo di un importante articolo pubblicato su Nature. L’articolo parla di un certo Bertrand Routy, uno studente di dottorato del centro oncologico parigino Goustave Roussy. Nel 2015, l’uomo si è guadagnato il soprannome di mister cacca. Era infatti costretto a girare per l’ospedale a raccogliere i campioni di feci di molti pazienti.

Perché lo faceva?
Routy, insieme ai suoi colleghi, esaminava i campioni di feci dei malati allo scopo di verificare tipo e quantità di determinati batteri intestinali. Lo scopo era quello di prevedere quali persone sarebbero guarite più velocemente dal cancro grazie alla terapia e quali, al contrario, non ne avrebbero tratto beneficio. Tutto, infatti, sembra dipendere dalla varietà dei microbi intestinali. «Il risultato ha aperto gli occhi a un sacco di persone che non vedevano la rilevanza clinica dei microbi intestinali», ha dichiarato Routy dell’University of Montreal Health Centre (Canada).

Cancro e salute
Benché la ricerca sul microbiota è ancora alla fase iniziale ricercatori di tutto il mondo hanno trovato numerose connessioni con molte e insospettabili malattie: depressione, ansia, obesità, anoressia, patologie cardiovascolari, sclerosi multipla, malattie autoimmuni e persino cancro. In quest’ultimo caso sembra che ci siano prospettive interessanti nel momento in cui vengono utilizzati i farmaci immunoterapici.

Si guarisce prima e meglio
In pratica, manipolando il microbiota umano si può guarire prima e meglio dal cancro. «È una via intelligente da seguire», ha dichiarato Jennifer Wargo, chirurga e ricercatrice all’MD Anderson Cancer Center di Houston, in Texas. D’altro canto, altri ricercatori si vedono preoccupati nel mettere in pratica le sperimentazioni su modelli clinici umani. «L’idea è incredibilmente interessante, ma ho qualche preoccupazione riguardo al fatto che siano possibili solo effetti benefici», ha dichiarato William Hanage, epidemiologo della Harvard T. H. Chan School of Public Health di Boston, in Massachusetts.

Batteri e cancro
Se facciamo un passo indietro forse possiamo comprendere come i batteri siano sempre stati implicati nella comparsa o nella guarigione dal cancro. Per esempio, il batterio Helicobacter pylori è stato collegato al tumore gastrico fin dagli anni novanta. Ma da quel momento molti altri batteri sono stati associati alla formazione del cancro e allo sviluppo delle metastasi. Questo accade perché alcuni tipi di patogeni attivano un’anomala risposta immunitaria alterando gli strati delle mucose che dovrebbero proteggerci dagli invasori esterni. In questo modo si crea il corretto ambiente per la crescita tumorale.

Batteri intestinali che combattono i tumori
Nel 2013, un team di studio coordinato da Laurence Zitvogel al centro oncologico Gustave Roussy insieme a un altro guidato dagli immunologi Romina Goldszmid e Giorgio Trinchieri del National Cancer Institute di Bethesda (Maryland), è riuscito a dimostrato come alcuni trattamenti contro il cancro si appoggino al microbioma intestinale per rendere efficiente il sistema immunitario e combattere il cancro. In particolare, gli scienziati hanno scoperto come un chemioterapico denominato ciclofosfamide danneggia la mucosa intestinale permettendo ad alcuni batteri intestinali di arrivare sia ai linfonodi che alla milza, luogo in cui si attivano specifiche cellule immunitarie. Ma se i topi sottoposti allo studio erano privi di microbi nell’intestino o avevano ricevuto antibiotici, il farmaco non funzionava più.

Lo studio continua
Dopo aver scoperto la connessione tra i microbi intestinali e l’efficacia della terapia il team di Zitvogel ha proseguito le sue indagini verificando se i batteri dell’intestino potessero, in qualche modo, influenzare le risposte di alcuni immunoterapici chiamati inibitori dei checkpoint. Questi farmaci sono formati da anticorpi diretti verso le molecole della superficie cellulare note come CTLA4 e PD1. Il loro compito è quello di attivare il sistema immunitario di una persona contro le cellule tumorali. Ma solo il 20-40 per cento dei soggetti risponde al trattamento. Il motivo? La mancanza di alcuni batteri intestinali. Infatti, somministrando Bacteroides fragilis la risposta immunitaria aumentava notevolmente. Una conferma del ruolo benefico dei batteri fu data successivamente da Thomas Gajewski, un oncologo dell’Università di Chicago, che ha evidenziato come topi a cui era stato somministrato il Bifidobacterium avevano aumentato la risposta all’immunoterapia contro il cancro.

La scommessa della Merck
La multinazionale Merck ha collaborato insieme a Hassane Zarour, immunologo dell’Università di Pittsburgh, (Pennsylvania) investendo 900.000 dollari in un trial per raccogliere i batteri fecali dei soggetti che rispondono al trattamento antitumorale e trasferirlo su quelli che non rispondono. Studio che probabilmente verrà replicato anche dal Parker Institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco, in California

Progettare bene i trial
«Dovremmo cercare segnali di sicurezza in questi studi? Assolutamente. Ma sento fortemente che dobbiamo affrontare questi trial. Dobbiamo progettarli bene. Dobbiamo imparare davvero da queste sperimentazioni», sostiene Wargo. «Le persone mangiano bifidobatteri da migliaia di anni», aggiunge il dottor Gajewski che vorrebbe testare gli effetti di un determinato tipo di bifidobatteri. Oggi sappiamo che questi batteri sono presenti nell’intestino dei bambini e diminuiscono di numero con l’età, quindi dovrebbero essere sicuri. Purtroppo, al momento, nessuno sa con precisione quali sono i batteri più importanti nella lotta contro il cancro. Insomma, la strada è quella giusta, ma la via da percorrere è decisamente lunga. Non possiamo fare altro che sperare che scienziati di tutto il mondo riescano ad arrivare presto alla meta.

Fonti scientifiche

[1] How gut microbes are joining the fight against cancer - The intestinal microbiome seems to influence how well some cancer drugs work. But is the science ripe for clinical trials? - Nature