16 dicembre 2018
Aggiornato 11:30

Il nostro cervello ha un microbiota come l'intestino? «Questo è strabiliante»

Scienziati americani scoprono che anche il cervello possiede un microbiota. È questo a influenzare il nostro umore?

Il microbiota del cervello
Il microbiota del cervello (Miriam Doerr Martin Frommherz | Shutterstock)

Quando si parla di microbiota si pensa subito all’intestino e alla sua folta popolazione di microorganismi batterici. La verità è che la flora è presente nella maggior parte dei tessuti corporei e, in tutta probabilità, anche nel nostro cervello. A suggerirlo sono stati alcuni ricercatori dell’Università dell’Alabama a Birmingham, i quali hanno anche ipotizzato i possibili meccanismi esercitati dal microbiota cerebrale nei confronti, per esempio, del nostro umore. Ecco i risultati appena presentati presso la conferenza annuale della Society for Neuroscience di San Diego.

I batteri del cervello
Per comprendere l’eventuale presenza di batteri nel nostro cervello, il team di scienziati – coordinati da Rosalinda Roberts ha preso in esame diversi campioni cerebrali prelevati da 34 persone decedute. La metà di loro era affetta da schizofrenia, mentre l’altra metà era considerata sana dal punto di vista mentale. «Abbiamo effettuato analisi seriali delle sezioni per l’identificazione e la quantificazione dei batteri. In tutti i casi i cervelli ne contenevano in quantità variabile: i batteri erano a forma di bastoncello e contenevano una capsula, un nucleoide, ribosomi e vacuoli», spiegano i ricercatori. La scoperta, secondo il neuroscienziato Ronald McGregor dell'Università della California, a Los Angeles (che non è stato coinvolto nello studio), può essere considerata «il colpo della settimana. È come una nuova fabbrica molecolare nel cervello che possiede sue specifiche esigenze. ... Questo è strabiliante».

Più batteri in alcune aree
Dai risultati è anche emerso che la densità dei batteri variava a seconda della regione cerebrale. Per esempio, nell’ippocampo e nella corteccia cerebrale era vistosamente aumentata. Da dove arrivino tutti questi batteri, tuttavia, ancora non si è potuto stabilire. Sappiamo che il cervello è un ambiente protetto e in parte isolato dal flusso sanguigno grazie a un’importante rete cellulare che si trova accanto ai vasi sanguigni. Se qualche virus o batterio riuscisse a penetrare la barriera emato-encefalica si potrebbe innescare un’infiammazione pericolosissima per la nostra vita. Quindi, i microorganismi rilevati dagli scienziati fanno forse parte del microbiota naturale del cervello?

Contaminazioni?
Per essere certi di ciò con cui avevano a che fare, gli autori dello studio hanno voluto escludere la possibilità che si potesse trattare di contaminazioni esterne. Per farlo hanno analizzato il cervello di un gruppo di topi arrivando a conclusioni pressoché identiche: i topi sani possedevano uno specifico microbiota cerebrale.

Un passo importante nelle neuroscienze
Oggi sappiamo che, indirettamente, il nostro intestino può influenzare l'umore e il rischio di malattie neurologiche. Grazie all’interruzione nell'equilibrio del microbiota intestinale potrebbe infatti aumentare la produzione di una proteina associata al morbo di Parkinson che viaggia lungo il nervo che collega l'intestino al cervello. La nuova scoperta, invece, fa pensare che ci siano anche meccanismi diretti che agiscono su di noi e il nostro modo di pensare. «Ci sono ancora molte domande a cui dover rispondere. Non sono molto sorpreso che altre cose possano vivere nel cervello, ma se fosse realmente così sarebbe un fatto davvero rivoluzionario», concludono gli scienziati.