21 settembre 2018
Aggiornato 02:00

Farmaco per la sclerosi multipla ritirato dal commercio: a rischio tutti i pazienti

Un farmaco contro la sclerosi multipla è stato ritirato dal commercio dopo aver provocato la morte di diverse persone
Zinbryta ritirato dal commercio
Zinbryta ritirato dal commercio (REDPIXEL.PL | Shutterstock)

Il nome del farmaco è Zinbryta e l’Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, ha richiesto il ritiro immediato del farmaco. Si tratta di un anticorpo monoclonale che generalmente viene prescritto ai pazienti effetti da sclerosi multipla, qualora si presentassero forme recidivanti. Inizialmente si pensava fosse la soluzione a molti problemi, ma l’evidenza ci dice che Zinbryta ha provocato in molti pazienti un’infiammazione elevata a livello cerebrale con conseguenze anche piuttosto serie.

Pericolo per la vita di molte persone
L’Ema ha chiesto il ritiro del farmaco in accordo con la casa farmaceutica che lo produce: la multinazionale Biogen. Zinbryta è un medicinale a base di daclizumab (immunoterapico) e pare che l’azienda abbia deciso di interrompere tutti gli studi in corso a causa dei notevoli effetti avversi. A oggi si contano dodici casi di grave infiammazione cerebrale, dei quali tre sono deceduti dopo aver contratto la meningoencefalite o l’encefalite.

Restrizione temporanea
In realtà il farmaco era già stato sottoposto a restrizione temporanea nel luglio del 2017, dopo essere stato destinato ai diversi pazienti affetti da sclerosi multipla che «non hanno risposto ad altri trattamenti o a coloro che hanno una forma di sclerosi multipla a rapida evoluzione e non possono utilizzare altri trattamenti». Il motivo della restrizione iniziale era un precedente episodio di epatite fulminante che si era verificato in una persona di origini tedesche. 

L’avviso ai pazienti
E’ essenziale che tutti i pazienti che stanno effettuando il trattamento lo interrompano al più presto. L’Ema, infatti, ricorda che «chi è in trattamento con Zinbryta, come chi è già stato arruolato in uno studio clinico, deve contattare subito il proprio medico e non deve assumere alcuna altra iniezione del farmaco». Il medicinale, infatti, prevede la somministrazione sottocute una volta al mese. D’altro canto i medici dovranno «eseguire regolarmente gli esami del sangue ai pazienti trattati con Zinbryta fino a un massimo di sei mesi dopo la fine del trattamento, al fine di verificare l’eventuale comparsa di effetti collaterali».

I sintomi a cui fare attenzione
E’ altresì importante che tutti i pazienti che stanno assumendo l’immunoterapico controllino bene la comparsa di eventuali sintomi tipici: stanchezza, mal di testa, febbre, nausea, vomito, febbre alta e ittero.

Pochi pazienti italiani
Per fortuna non è molto elevato il numero di pazienti italiani che sta utilizzando Zinbryta. Il farmaco, infatti, è disponibile nel nostro paese da poco più di un anno. Inizialmente il costo era a carico del cittadino ma da circa otto mesi è coperto dal servizio sanitario.