23 aprile 2024
Aggiornato 00:30
Sclerosi multipla

Lotta alla sclerosi multipla, ricercatori scoprono come riparare la mielina

Scienziati italiani riescono a individuare un metodo «naturale» di riparazione della guaina mielinica

Scienziati scoprono come riparare la mielina nelle persone affette da sclerosi multipla
Scienziati scoprono come riparare la mielina nelle persone affette da sclerosi multipla Foto: Shutterstock

Una nuova speranza per tutti i malati di sclerosi multipla: scienziati italiani sembrano aver scoperto un nuovo metodo per riparare la mielina. Questo svolgerebbe un ruolo chiave nella guarigione della malattia. Il sistema immunitario dei pazienti, infatti, attacca e danneggia la proprio la guina mielinica. Quest’ultima è una sostanza isolante che ricopre le fibre delle cellule nervose (assoni) necessari per la trasmissione dei segnali elettrici. Ma grazie alla scoperta di alcuni studiosi dell’Università statale di Milano si potrebbe sfruttare un modo naturale affinché le cellule sia possano auto-riparare.

Un popolo di cellule riparatrici
Un team di scienziati coordinati dalla farmacologa Maria Pia Abbracchio è riuscito a scoprire che nel cervello delle persone adulte una fitta schiera di cellule riparatrici che potrebbero rimettere in sesto la mielina danneggiata dal sistema immunitario non funzionante.

Precursori oligodendrocitari
Quando vi è un danno neurodegenerativo, alcune cellule – denominate precursori oligodendrocitari – sono fisiologicamente predisposte e rigenerarlo. Tuttavia, in caso di eccessiva infiammazione non riescono a farlo. Ciò che hanno scoperto gli scienziati potrebbe dare il via a terapie combinate che si concentrino soprattutto sull’infiammazione. Ma che dovrebbero essere anche in grado di attivare questa sorta di interruttore chiamato GPR17 in grado di attivare le cellule progenitrici a riparare di la mielina danneggiata.

Farmaci palliativi
Al momento non esistono terapie in grado di riparare i danni alla mielina. I prodotti farmaceutici in uso, infatti, svolgono solo azione immunomodulante e antiinfiammatoria che hanno lo scopo di minimizzare la sintomatologia. D’altro canto i ricercatori sperano che «la combinazione di questi farmaci con molecole pro-mielinizzanti selettive per GPR17, attualmente già in sviluppo nel laboratorio di Abbracchio grazie a una partnership e a un brevetto internazionale congiunto Statale-Fism, permetterà di combattere in maniera più efficace non solo la sclerosi multipla, ma anche altre sindromi neurodegenerative dove le disfunzioni della mielina giocano un ruolo fondamentale».

La promozione delle cellule produttrici di mielina
«Nostri studi precedenti avevano dimostrato che una sottopopolazione di progenitori oligodendrocitari porta sulla superficie della membrana un recettore, GPR17, capace di promuovere la loro maturazione a cellule produttrici di mielina, permettendo appunto la ricostruzione della guaina in malattie neurodegenerative caratterizzate da sue disfunzioni e demielinizzazione. Per esempio la sclerosi multipla, ma non solo», spiegano Giusy Coppolino e Davide Marangon, coordinatori della ricerca insieme a Davide Lecca titolare di un finanziamento Cariplo Ricerca biomedica per giovani cervelli.

La prima dimostrazione
Grazie ai risultati ottenuti dalla ricerca è stato possibile evidenziare «per la prima volta in maniera inequivocabile che i progenitori esprimenti GPR17 possono generare in vivo cellule mature mielinizzanti, e che questa loro capacità dipende dalla permissività dell’ambiente circostante: se nel tessuto cerebrale sono presenti molecole proinfiammatorie in grande quantità, allora il processo di maturazione di queste cellule è completamente inibito». Lo studio è stato condotto in collaborazione con il Centro cardiologico Monzino, l’Irccs San Raffaele di Milano e con l’università di Ulm in Germania.