15 ottobre 2019
Aggiornato 21:00
Tumore ovarico

Tumore dell’ovaio, l’80% delle diagnosi quando è già in fase avanzata. L'allarme dell'Aiom

Otto donne su dieci quando sviluppano un tumore dell'ovaio ricevono la diagnosi quando la malattia è in fase avanzata. L'AIOM: «va garantito un adeguato percorso diagnostico e terapeutico». Molte rischiano la recidiva

Tumore dell'ovaio
Tumore dell'ovaio Shutterstock

ROMA – Gli esperti oncologi dell'AIOM lanciano l'allarme sul tumore dell'ovaio: otto donne su dieci ricevono la diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata. Quanto accade in questo stadio, fino all’80% delle pazienti presenta una ricomparsa della patologia entro i primi due anni dalla fine dei trattamenti. Ecco perché diviene fondamentale incrementare il numero di diagnosi tempestive che possono avvenire durante i controlli ginecologici di routine. Oggi infatti il tumore è individuato in fase iniziale solo nel 10% di casi, riporta una nota dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) riunita per il XIX Congresso Nazionale che si è concluso ieri a Roma, con la partecipazione di oltre 2.500 specialisti.
«La malattia in stadio iniziale non presenta sintomi specifici o evidenti – spiega Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM – Solo quando è in fase avanzata si manifesta chiaramente attraverso perdita di appetito e problemi digestivi, gonfiore o dolore addominale, stitichezza, diarrea e dolore nella regione lombare. Anche per questo motivo, i tassi di sopravvivenza registrati per la neoplasia dopo cinque anni sono ancora relativamente bassi. Oggi il 39% delle donne riesce a sconfiggerla contro l’87% registrato nel tumore del seno. Risulta quindi particolarmente importante sviluppare una conoscenza e un’informazione diffusa su questa patologia neoplastica».

I nuovi casi previsti
Secondo l'AIOM, nel 2017 in Italia sono previsti 5.200 nuovi casi di tumore dell’ovaio, pari al 3% di tutte le neoplasie femminili. «Il carcinoma ovarico rappresenta il 30% di tutti i tumori che colpiscono l’apparato genitale delle donne – precisa la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM – Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’età e l’infertilità sono tra i principali fattori di rischio, mentre la pillola contraccettiva svolge un effetto protettivo che varia in base al durata dell’assunzione. E’ anche necessario seguire sempre stili di vita sani, limitare l’assunzione di grassi a tavola, non esagerare con l’alcol e tenere sempre sotto controllo il proprio peso. Infine, va ricordato che si tratta di una malattia influenzata da fattori ereditari: fino al 10% di tutti i casi è dovuto all’alterazione di due geni, BRCA-1 e BRCA-2. La presenza di queste mutazioni può favorire l’insorgenza di un cancro sia all’ovaio che al seno».

Quando si sviluppa una recidiva
«Quando la neoplasia presenta una recidiva il bisogno terapeutico delle pazienti è ancora largamente insoddisfatto – aggiunge Nicoletta Colombo, Direttore della Divisione di ginecologia oncologica medica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano – Le donne sono, di solito, sottoposte a diverse linee di chemioterapia ma l’efficacia del trattamento si riduce progressivamente. In assenza di cure risolutive è quindi fondamentale poter offrire una terapia di mantenimento in grado di arrestare o rallentare la progressione della patologia e prolungare gli intervalli liberi da chemioterapia. In quest’ambito Si abbiamo disponibili una nuova classe di farmaci, gli anti-PARP, che sono in grado di inibire i meccanismi che riparano il DNA nelle cellule neoplastiche dell’ovaio. Queste terapie hanno dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza libera da progressione».

Una patologia a elevata mortalità
Il tumore dell’ovaio, ricordano gli esperti dell'AIOM, è una patologia a bassa incidenza ma che presenta un’elevata mortalità. Si calcola che sia tra le prime cinque cause di decesso per cancro tra le italiane al di sotto dei 69 anni. «Per salvare sempre più vite umane è indispensabile favorire la realizzazione di percorsi-diagnostico terapeutici assistenziali – sottolinea il prof. Pinto – che prevedono dai test genetici per il BRCA, per le donne che hanno già avuto fra i parenti più stretti un certo numero di casi di cancro dell’ovaio che indicano la presenza di ereditarietà genetica, alla più adeguata diagnostica, alla chirurgia che richiede centri specializzati, alle terapie mediche oncologiche. Vanno quindi definiti e garantiti questi percorsi in tutte le Regioni d’Italia nell’ambito delle reti oncologiche».

L'importante ruolo dell'informazione
L’informazione, specie in ambito oncologico, gioca un ruolo da protagonista: per questo AIOM sta promuovendo una diffusa Campagna di educazione rivolta soprattutto alle donne, grazie a un educational grant di Tesaro. «La nostra è un’azienda biofarmaceutica dedicata a offrire terapie innovative a persone che si trovano a dover affrontare il cancro – conclude Roberto Florenzano, amministratore delegato di Tesaro Bio Italy – Il cancro dell’ovaio è un tumore raro ma ancora altamente letale. Il bisogno terapeutico delle pazienti affette da carcinoma ovarico recidivante è largamente insoddisfatto. Vogliamo collaborare con AIOM, le Istituzioni e le Associazioni di Pazienti per promuovere la cultura e la sensibilizzazione verso questa neoplasia, di cui ancora si parla poco».