19 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
Trapianto di cuore a Roma

Muore dopo il trapianto, il San Raffaele: «il cuore era sano». Lorenzin richiede verifiche

In una nota, l'Ospedale San Raffaele di Milano sottolinea: 'Non comprendiamo la lettura dei fatti data dagli organi di stampa'. Ora si dovrà fare luce sulla morte dell'uomo dopo il trapianto di cuore avvenuto al San Camillo di Roma

Trapianto di cuore
Trapianto di cuore Shutterstock

MILANO - Un uomo è morto dopo il trapianto di cuore all’Ospedale San Camillo di Roma. Si sospettava perché il cuore utilizzato era danneggiato o malato. Anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, aveva definito la notizia «agghiacciante» e aveva preannunciato controlli e verifiche. Ma ora arriva la replica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, che sarebbe il fornitore dell’organo trapiantato. «Gli esami strumentali, compresa la coronarografia – spiega in una nota –  escludevano la presenza di patologie cardiache con particolare riferimento alle arterie coronarie» nel donatore. La comunicazione è diretta alla vicenda rimbalzata in questi giorni, ma che si riferisce al trapianto eseguito a Roma nel 2016, con un cuore di un donatore proveniente dall'ospedale San Raffaele di Milano.

Il cuore era sano
L'ospedale San Raffaele, nella nota precisa inoltre che «il paziente di 48 anni arrivava al San Raffaele in seguito a una sindrome da annegamento e conseguente arresto cardiaco. Per tale ragione veniva immediatamente valutato per escludere l'infarto miocardico come causa dell'evento». Come da protocollo, prosegue, una volta accertata la morte con criteri neurologici e la non opposizione al prelievo di organi a scopo di trapianto, si è provveduto alla trasmissione delle informazioni cliniche al Centro Nazionale Trapianti. L'ultimo giudizio di idoneità è stato espresso dal chirurgo trapiantatore in sede di prelievo di organo, come previsto dalla procedura nazionale validata dal Centro Nazionale Trapianti.
L'ospedale San Raffaele, infine, nella nota sottolinea che, pur rimanendo a disposizione degli organismi di vigilanza e controllo, «non comprende la lettura dei fatti come finora riportati dagli organi di stampa. Auspichiamo che tali interpretazioni non pregiudichino la fiducia nel sistema trapiantologico italiano, limitando le aspettative di migliaia di pazienti italiani in attesa di un organo».