22 gennaio 2020
Aggiornato 10:00
Staminali e sclerosi multipla

Sclerosi multipla: con le staminali si può spegnere

E’ il primo trial clinico al mondo per il trattamento della sclerosi multipla con cellule staminali. Queste rilasciano una proteina farmaco, la TGF-β2, che riduce l’infiammazione cerebrale

Staminali per la sclerosi multipla
Staminali per la sclerosi multipla Shutterstock

Un’altra buona notizia sul fronte sclerosi multipla. Dopo quella di ieri, della molecola in grado di far regredire la malattia ed eliminare le paresi, ne spunta una made in Italy che riguarda una proteina-farmaco. Questa, una volta liberata dalle staminali del cervello, può spegnere definitivamente la malattia. I dettagli dello studio.

Il primo trial clinico al mondo
La scoperta della proteina-farmaco la si deve grazie ad alcuni ricercatori italiani coordinati da Gianvito Martino direttore scientifico dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e capo dell’Unità di Neuroimmunologia. Pochi mesi fa gli scienziati hanno dato il via al primo trial clinico al mondo per il trattamento della sclerosi multipla progressiva con cellule staminali. Lo studio prevede l’infusione di staminali cerebrali attraverso una terapia denominata Stems – termine che in inglese significa proprio staminali.

Terapia senza complicazioni
La proteina-farmaco che viene liberata dalle staminali del cervello prende il nome di TGF-β2, la cui sperimentazione è interamente finalizzata a valutarne la sicurezza. Secondo gli esperti, tutto procede «senza complicazioni» nel primo gruppo di pazienti in cui è stata già testata.

Riduzione dell’infiammazione
Lo studio, pubblicato sul The Journal of Clinical Investigation ha già provato l’infusione su tre pazienti e, nonostante non si siano manifestati effetti avversi, ci sarà da fare ancora parecchio lavoro affinché la ricerca possa dirsi conclusa. «Una volta infuse le cellule staminali – spiegano i ricercatori – riducono l’infiammazione cerebrale causata dalla sclerosi multipla attraverso il rilascio di una proteina poco conosciuta, TGF-β2, in grado di interferire con l’attivazione aberrante del sistema immunitario tipica della malattia».

Efficacia nota da tempo
Al San Raffaele di Milano le cellule staminali erano state già testate da tempo nei topolini affetti da Encefalomielite Eutoimmune Eperimentale, una malattia paragonabile alla nostra sclerosi multipla. Ecco perché gli scienziati hanno scelto di avviare i primi test anche sull’uomo: lo scopo è quello di verificare la totale sicurezza anche nei soggetti umani.

Un passo avanti
Come spesso accade, la scienza trova prima la soluzione e solo dopo ne comprende appieno il meccanismo di funzionamento. Anche in questo caso la strategia che le cellule adottano per spegnere l’infiammazione del sistema nervoso era poco chiara, ma comprenderla – attraverso la ricerca «può migliorare il loro utilizzo e potenzialmente aprire la strada a nuove terapie». Attraverso quest’ultimo studio, infatti, gli studiosi hanno potuto osservare più da vicino l’azione della proteina TGF-β2 rilasciata dalle cellule staminali.

Da nemica ad amica
Quello che hanno scoperto gli scienziati è che le cellule staminali rilasciate da TGF-β2 sono in grado di trasformare le cellule considerate nemiche in amiche. In pratica alcuni componenti del sistema immunitario che un tempo inducevano l’infiammazione ora la riducono. Una sorta di interruttore, quindi, che attiva o disattiva i linfociti T responsabili del danno cerebrale nei pazienti affetti da sclerosi multipla.

Come cavalli ti Troia
«Tramite TGF-β2 le staminali interferiscono nella catena di comando che porta all’aggressione del tessuto nervoso. L’azione delle cellule staminali è indotta dai segnali rilasciati dal tessuto danneggiato in cui vengono trapiantate ed è dovuta al rilascio di varie molecole tra cui quella da noi identificata». Quindi, «le staminali sono paragonabili a cavalli di Troia che rilasciano le giuste molecole nella corretta quantità a seconda di dove si trovano e del tipo di danno che devono affrontare. Nello studio dimostriamo tuttavia che TGF-β2 ha un ruolo fondamentale e necessario: senza di lei tutta l’azione terapeutica sarebbe certo indebolita. Mentre stiamo verificando la sicurezza della terapia con cellule staminali nelle persone con sclerosi multipla dobbiamo continuare lo studio in laboratorio per poter sfruttare al meglio il loro potenziale curativo», conclude Martino.

La ricerca è stata possibile grazie al sostegno della Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism), l’associazione Amici del centro sclerosi multipla del San Raffaele (Acesm Onlus), Bmw Italia e Fondazione Cariplo.