20 novembre 2018
Aggiornato 01:00

Dormi e non sogni? Sei a rischio demenza e Alzheimer

Dormire e avere pochi periodi di sonno Rem mette a rischio di sviluppare demenza o l’Alzheimer, secondo un nuovo studio della Swinburne University of Technology. I motivi per cui non si sogna
Dormire e non sognare è stato associato al rischio di demenza e Alzheimer
Dormire e non sognare è stato associato al rischio di demenza e Alzheimer (Shutterstock.com)

AUSTRALIA – Oltre ai molti problemi di salute, sia fisica che mentale, che possono derivare dal dormire poco o non le giuste ore pare che anche se non si sogna durante il sonno si rischia di sviluppare la demenza o la malattia di Alzheimer più avanti con gli anni. In particolare, è la mancanza o i pochi periodi di sonno Rem (Rapid Eyes Movement) che fanno parte del sonno profondo. A sostenere questa tesi è un nuovo studio condotto dai ricercatori australiani della Swinburne University of Technology e pubblicato sulla rivista scientifica Neurology, dell’American Academy of Neurology.

Il sonno e le sue fasi
I periodi di sonno Rem fanno parte di quattro stadi principali del sonno, che comprendono due stati di sonno leggero, più uno di sonno più profondo.
Nello specifico, le 4 fasi di sonno sono:
- lo stadio 0 è la fase che precede l’addormentamento, o veglia tranquilla. Qui si formano onde a bassa ampiezza e alta frequenza, caratteristiche ancora dello stato di veglia. Dopo di che inizieranno a presentarsi le cosiddette onde Alfa, che sono più ampie e più lente.
Lo stadio 1 è quello in cui la persona si sta addormentando. È la cosiddetta fase di dormiveglia. Il tono muscolare è ancora normale e gli occhi fanno movimenti lenti.
- Lo stadio 2 è detto anche sonno medio. Si caratterizza per l’abbassamento della frequenza cerebrale, con un leggero incremento dell’ampiezza delle onde. La fase è altresì contraddistinta per la comparsa di complessi K (o fusi del sonno), che interessano le onde cerebrali con un andamento prima verso l’altro e poi verso il basso.
- Lo stadio 3 è caratterizzato dalla presenza delle onde Delta, che sono poi le onde più lente, nella misura tra il 20 e il 50%. Questo è un sonno molto profondo.
- Lo stadio 4 è la fase più profonda del sonno. Qui le onde Delta superano il 50%, mentre sono emesse anche le onde Theta.

La presenza di onde Theta, associata al rapido movimento degli occhi e alla comparsa dei sogni, è associata alla fase Rem. Durante la fase Rem vi è un’elevata attività cerebrale, simile a quella della fase 0 o della veglia.

Il collegamento tra sonno e Alzheimer
I ricercatori, guidati dal dottor Matthew Pase, hanno scoperto che vi è un collegamento tra la fase di sonno Rem e la demenza. «Da un lato, il sonno REM può aiutare a proteggere le connessioni all’interno del cervello che sono vulnerabili a danni all’invecchiamento e alla malattia di Alzheimer – ha commentato Pase a Live Science – D’altra parte, forse il minore sonno REM è causato da altri potenziali fattori di rischio di demenza, come per esempio l’ansia e lo stress più elevati. Tutto questo richiede ulteriori studi».
Sebbene i medici abbiano da tempo riconosciuto che uno scarso sonno può provocare problemi di salute mentali ed emozionali, per quel che riguarda la qualità del sonno e le fasi associate alla demenza e ai deficit cognitivi a lungo termine mancano gli studi. Se poi si conta che la demenza e l’Alzheimer sono in costante aumento tra la popolazione, non solo anziana, diviene importante poter scoprire i potenziali collegamenti con il sonno.

Lo studio
Per questo nuovo studio, i ricercatori hanno esaminato più di 320 persone negli Stati Uniti la cui età media era di 67 anni. Tutti i partecipanti facevano già parte di un più vasto studio sulla salute cardiaca. Di questi soggetti, gli autori hanno raccolto i dati riguardanti il sonno verso circa la metà del periodo di follow-up. I partecipanti sono poi stati seguiti per una media di 12 anni. Durante questo periodo, 32 persone (circa il 10%) hanno ricevuto una diagnosi di una qualche forma di demenza. Di questi, a 24 è stata diagnosticata la malattia di Alzheimer.

Le prove
Dall’analisi dei dati raccolti, si è scoperto che le persone che hanno sviluppato la demenza o l’Alzheimer avevano trascorso in media il 17% nella fase di sonno REM durante le totali ore di sonno, rispetto al 20% trascorso da coloro che non hanno sviluppato la demenza. I ricercatori hanno scoperto che per ogni riduzione del 1% del sonno REM, c’è stato un aumento del rischio di demenza del 9%. I risultati sono aumentati anche dopo che i ricercatori hanno aggiustato per altri fattori che potrebbero influenzare il rischio di demenza o uno scarso sonno, come per esempio le malattie cardiache, la depressione e l’uso di farmaci.
In base a quanto scoperto, i ricercatori intendono approfondire la questione e capire perché una minore quantità di sonno REM è collegata a un aumento del rischio di demenza. Per questo sperano di poter sfruttare un campione di dati più grande al fine di esaminare il rapporto tra sonno e i segni di rapido invecchiamento cerebrale, come la scarsa capacità di pensiero, i problemi di memoria e la riduzione del volume del cervello. In conclusione, sebbene lo studio non abbia trovato una relazione di causa/effetto tra la scarsità di sonno Rem e la demenza, la relazione è invece stata osservata, per cui vale la pena approfondire e comprendere perché le persone non riescano a ottenere adeguate fasi di sonno profondo e sognare, e perché, infine, questo sia correlato a problemi e disturbi cerebrali.