26 agosto 2019
Aggiornato 07:00
Moli-sani e dieta mediterranea

La dieta mediterranea fa bene, ma solo ai ricchi

Dallo studio Moli-Sani che da anni è diventato il punto di riferimento sui fattori generici e ambientali correlati alle malattie si scopre che la dieta mediterranea fa bene al cuore, ma i benefici sono legati allo status socio-economico delle persone

La dieta mediterranea fa bene al cuore dei ricchi
La dieta mediterranea fa bene al cuore dei ricchi Shutterstock

ROMA – La dieta mediterranea è un’alleata della salute. Questo è quanto sentiamo ripetere da praticamente sempre. Poi, numerosi studi hanno avvalorato questa tesi, facendo particolare riferimento alla salute cardiovascolare. «I vantaggi cardiovascolari associati alla dieta mediterranea in una popolazione generale sono ben noti», conferma la dott.ssa Marialaura Bonaccio, ricercatore presso il Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione di Neuromed. Ora, però, l’ultimo rapporto/studio dell’Istituto neurologico mediterraneo Neuromed, frutto di una ricerca i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica International Journal of Epidemiology, mostra che i benefici della dieta mediterranea sono però legati allo stato socio-economico delle persone, ovvero dal grado di istruzione e da quanto sono più o meno ricchi. Nello specifico, il lavoro condotto dagli scienziati del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’Irccs di Pozzilli (Isernia) ha rivelato che la riduzione del rischio cardiovascolare si osserva nelle persone con un livello di istruzione superiore e/o un maggiore reddito familiare.

Moli-Sani
Lo studio Moli-Sani, è un progetto che dal 2005 si occupa di catalogare i fattori generici e ambientali collegati alle diverse patologie. Tra queste quelle cardiovascolari, degenerative e tumorali. Dal suo esordio sono state coinvolte più di 25mila cittadini, e una regione come il Molise. Lo studio in questione invece ha coinvolto oltre 18mila persone.

Una dieta per ricchi
Per dunque ottenere i benefici sulla salute da parte della dieta bisogna permettersela. «Le disparità socioeconomiche in salute stanno crescendo anche nell’accesso a diete sane – sottolinea il dottor Giovanni de Gaetano, direttore del Dipartimento Irccs – I nostri risultati dovrebbero promuovere una seria considerazione di questo scenario. Negli ultimi anni abbiamo documentato sull’intera popolazione un rapido spostamento dalla dieta mediterranea, ma potrebbe anche essere che i cittadini più deboli tendono ad acquistare alimenti mediterranei con un valore nutrizionale inferiore».
«Per la prima volta – aggiunge la dott.ssa Marialaura Bonaccio, primo autore dello studio – il nostro studio ha rivelato che lo status socioeconomico è in grado di modulare questi vantaggi di salute. In altre parole, è improbabile che una persona con un basso livello socioeconomico che si sforza di seguire un modello alimentare mediterraneo abbia gli stessi benefici di una persona con reddito più elevato, nonostante entrambi aderiscano in maniera simile alla stessa dieta sana».

C’è chi può seguire una dieta di qualità
«I gruppi più avvantaggiati sono stati maggiormente in grado di riportare un numero più ampio di indici di dieta di alta qualità rispetto alle persone con condizioni socioeconomiche basse – spiega Licia Iacoviello, responsabile del Laboratorio di Epidemiologia Nutrizionale e Molecolare – Per esempio, fra coloro che segnalano un’adesione ottimale alla dieta mediterranea (misurata da un punteggio che include frutta e noci, verdure, legumi, cereali, pesce, grassi, carne, prodotti lattiero-caseari e assunzione di alcol) le persone con reddito alto o istruzione superiore hanno consumato prodotti più ricchi di antiossidanti e polifenoli e hanno mostrato una maggiore diversità di scelte di frutta e verdura. Abbiamo trovato anche un gradiente socioeconomico nel consumo di prodotti integrali e nei metodi di cottura preferiti. Queste differenze sostanziali nel consumo di prodotti appartenenti alla dieta mediterranea ci porta a pensare che la qualità degli alimenti possa essere importante per la salute come la quantità e la frequenza di assunzione».

Più sostanze benefiche
I ricercatori hanno anche trovato che chi si può permettere un’adeguata adesione alla dieta mediterranea, riesce a consumare prodotti più salutari, ricchi di antiossidanti e polifenoli – e possono anche godere di un maggiore potere di scelta di frutta e verdura. Tutto ciò ha portato i ricercatori a concludere che il modo in cui il cibo è cotto e la qualità del cibo che le persone cuociono «può essere altrettanto importante per la salute quanto quantità e frequenza di assunzione». I risultati dello studio, secondo Giovanni de Gaetano, «dovrebbero promuovere una seria considerazione dello scenario socioeconomico della salute». Ecco perché non si può continuare a dire che la dieta mediterranea fa bene alla salute se non siamo in grado di garantire una parità di accesso a essa, concludono i ricercatori.