19 luglio 2019
Aggiornato 04:30
Salute cerebrale

Certi nutrienti nel sangue fanno funzionare meglio il cervello, e prevengono la demenza

Ricercatori dell'Università dell'Illinois hanno scoperto che certi nutrienti nel sangue sono attivi nel migliorare la connettività del cervello e le capacità cognitive, nonché l’intelligenza in generale

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista NeuroImage collega livelli più elevati di diversi nutrienti chiave nel sangue con una connettività del cervello più efficiente e le prestazioni nei test cognitivi negli ​​adulti. I ricercatori dell’Università dell’Illinois (UI) hanno identificato quanti e quali sono questi nutrienti che, guarda caso, sono sostanze chiave della dieta mediterranea.

Il segreto è nella dieta

Il dottor Christopher Zwilling, insieme al prof. Aron Barbey e collegi dell’Istituto Beckman per la Scienza e la Tecnologia Avanzata dell’UI, hanno esaminato 32 nutrienti chiave della dieta mediterranea, che già precedenti ricerche hanno dimostrato essere associati con una migliore funzione cerebrale nell’invecchiamento. Per questo studio clinico, i ricercatori hanno coinvolto 116 adulti sani di età compresa tra i 65 e i 75 anni. «Abbiamo voluto indagare se la dieta e la nutrizione prevedono performance cognitive negli adulti più anziani in buona salute», ha commentato il dottor Zwilling.

Biomarcatori nel sangue

L’analisi condotta dagli scienziati ha collegato modelli specifici di una manciata di biomarcatori di nutrienti nel sangue a una migliore salute del cervello e a migliori capacità cognitive. I modelli nutrienti inclusi nell’analisi erano gli acidi grassi omega 3, che sono abbondanti in pesce, noci e cavoli di Bruxelles; gli acidi grassi omega 6, che si trovano in semi di lino, semi di zucca, pinoli e pistacchi; il licopene, un pigmento rosso vivo presente in pomodori, anguria e un paio di altri frutti e ortaggi; gli alfa e beta-carotenoidi, che si trovano nelle patate dolci e danno alle carote il loro caratteristico colore arancione e, infine, le vitamine B e D. Il prof. Barbey ha sottolineato che, per questa analisi, hanno potuto contare su alcuni dei metodi più rigorosi disponibili per l’esame dell’apporto di nutrienti e la salute del cervello. Piuttosto che chiedere ai partecipanti di rispondere a sondaggi alimentari circa l’assunzione di determinati cibi e sostanze – che richiedono il ricordare di preciso di cosa e quanto i partecipanti hanno mangiato – il team ha cercato modelli di nutrienti ‘biomarcatori’ nel sangue. Inoltre, il team ha utilizzato anche la risonanza magnetica funzionale per valutare attentamente l’efficienza con cui diverse reti del cervello eseguono i loro compiti. «La questione di fondo è stata domandarci se dieta e nutrizione sono associate con un sano invecchiamento del cervello – ha spiegato il prof. Barbey – E invece di assestare la salute del cervello da un test cognitivo, abbiamo esaminato direttamente il cervello utilizzando imaging cerebrale ad alta risoluzione». Le risonanze magnetiche funzionali possono indicare l’efficienza delle reti del cervello individuali, ha poi aggiunto il ricercatore.

Cosa indica l’efficienza

«L’efficienza - ha precisato Barbey - ha a che fare con il modo in cui le informazioni vengono comunicate all’interno della rete. Abbiamo esaminato l’efficienza locale, ossia quanto erano efficienti le informazioni condivise all’interno di un insieme spazialmente confinato di regioni cerebrali, e anche l’efficienza globale, che riflette quanti passi sono necessari per trasferire le informazioni da una determinata regione a qualsiasi altra regione del Rete [cerebrale, o neuronale]. Se la rete è configurata in modo più efficiente, allora dovrebbe essere più facile, in media, accedere a informazioni rilevanti e il compito dovrebbe prendere meno tempo».

I risultati dell’analisi

L’analisi ha rilevato un legame solido tra i livelli più elevati di diversi biomarcatori di nutrienti nel sangue e migliori prestazioni su specifici test cognitivi. Questi nutrienti, che sembravano lavorare in sinergia, includevano acidi omega 3 e omega 6, carotenoidi, licopene, riboflavina, acido folico, vitamina B12 e vitamina D. L’analisi ha inoltre svelato che un modello di omega 3, omega 6 e carotene era legato a una migliore efficienza funzionale della rete cerebrale. «Il nostro studio suggerisce che la dieta e i nutrienti moderano l’associazione tra l’efficienza della rete e le prestazioni cognitive – ha commentato Barbey – Questo significa che la forza dell’associazione tra l’efficienza della rete funzionale del cervello e le prestazioni cognitive è associata con il livello dei nutrienti [nel sangue]».

Riferimento: Christopher E. Zwilling, Tanveer Talukdar, Marta K. Zamroziewicz, Aron K.Barbey – ‘Nutrient biomarker patterns, cognitive function and fMRI measures of network efficiency in the aging brain’ – NeuroImage http://dx.doi.org/10.1016/j.neuroimage.2018.12.007.