6 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Malattie degenerative

Alzheimer, trovato un trattamento in grado di prevenire la perdita di memoria

Ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca hanno scoperto un trattamento della malattia di Alzheimer che può prevenire la perdita di memoria, sono i liposomi multifunzionali

Nuove speranze di trattamento dell'Alzheimer
Nuove speranze di trattamento dell'Alzheimer Shutterstock

MILANO – Una scoperta che potrebbe essere un punto di svolta nel trattamento della malattia di Alzheimer. I ricercatori italiani dell’Università di Milano-Bicocca hanno condotto uno studio in collaborazione con l’IRCCS – Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri – in cui si mostra come agire prima della comparsa dei sintomi possa essere possibile prevenire la perdita di memoria che caratterizza l’Alzheimer.

Ottimi risultati
Pubblicato sul prestigioso Journal of Controlled Release*, lo studio ha valutato come il trattamento per sette mesi con liposomi multifunzionali di un gruppo di topi abbia impedito la perdita di memoria a lungo termine, rallentato la deposizione di placche di beta-amiloide nel cervello e prevenuto la comparsa di anomalie anatomiche cerebrali tipiche della malattia – monitorate con risonanza magnetica. Gli stessi effetti non sono stati riscontrati nel gruppo di controllo non sottoposto al trattamento. Gli effetti positivi erano ancora evidenti tre mesi dopo la sospensione del trattamento che, infine, non è risultato essere tossico per nessuno degli organi osservati, cervello compreso.

Il ruolo della placca
Nell’insorgenza della malattia di Alzheimer, svolgono un ruolo centrale si la produzione eccessiva che l’accumulo nel cervello del peptide beta-amiloide – frammento di una proteina fisiologica. I frammenti di beta-amiloide, si legge nel comunicato dell’Università, si aggregano formando oligomeri, fibrille e placche che inducono una progressiva degenerazione delle cellule nervose, accompagnata dal declino delle facoltà cognitive.

Cosa è stato fatto
In pratica sono state sintetizzate delle speciali nanoparticelle ingegnerizzate in grado di passare dal sangue al cervello. Le nanoparticelle sono state registrate con il marchio Amyposomes e sono costituite da liposomi bi-funzionalizzati, con un peptide derivato da una proteina umana e un lipide naturalmente presente nelle cellule. Le Amyposomes – spiegano i ricercatori – rallentano l’accumulo nel cervello del beta-amiloide grazie a un effetto di ‘scarico’ periferico nel fegato e nella milza (sink effect), impedendo così l’aumento dimensionale delle placche nel cervello e la comparsa dei sintomi della malattia. Fautori della sintetizzazione sono stati il professor Massimo Masserini, la dottoressa Francesca Re e la dottoressa Simona Mancini.

Non esiste cura
Come risaputo, allo stato attuale non esiste alcuna cura definitiva per l’Alzheimer negli esseri umani. Esistono dei farmaci approvati che possono alleviare alcuni sintomi, senza tuttavia ritardare o arrestare la progressione della patologia. Partendo dalla constatazione che diversi studi clinici mirati alla riduzione di beta-amiloide non hanno avuto esito positivo in pazienti con Alzheimer conclamato, le indagini sono ora orientate a iniziare il trattamento della malattia nel suo stadio pre-sintomatico, quando non sono ancora comparsi i suoi segni tipici. «Abbiamo dimostrato la possibilità di prevenire la perdita di memoria – spiega il professor Massimo Masserini, docente di Biochimica e direttore del Centro di Nanomedicina dell’Università di Milano-Bicocca – uno dei problemi più devastanti nei malati di Alzheimer. La cura non è applicabile già oggi all’uomo, nonostante questo sia il nostro obiettivo per il futuro. Visto che il trattamento sembra funzionare al meglio se si agisce molto precocemente, prima della morte dei neuroni, per individuare i pazienti in questo stadio dovranno essere sviluppati sistemi diagnostici molto sensibili, in grado di individuare la malattia prima della comparsa dei sintomi».

*S. Mancini, C. Balducci, E. Micotti, D. Tolomeo, G. Forloni, M. Masserini, F. Re, ‘Multifunctional liposomes delay phenotype progression and prevent memory impairment in a presymptomatic stage mouse model of Alzheimer disease’.