2 marzo 2024
Aggiornato 09:00
Medicina

Leucemia linfatica cronica, la resistenza alle terapie convenzionali è causata da una mutazione genetica

I pazienti con leucemia linfatica cronica che sono refrattari alle terapie convenzionali potrebbero essere portatori di una mutazione di un gene. Lo studio italiano

Leucemia
Leucemia Foto: Shutterstock

AVIANO – C’è una percentuale significativa di casi di leucemia linfatica cronica (LLC) che presenta un decorso particolarmente aggressivo e resistente alle terapie. Ma qual è il motivo? A rispondere è uno studio dei ricercatori dell’Onco Ematologia Clinico Sperimentale dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano diretta da Valter Gattei, e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Leukemia.

La causa in un gene
I ricercatori italiani avrebbero scoperto che la causa della resistenza alle terapie e del decorso assai aggressivo risiederebbe nelle mutazioni del gene NOTCH1. In questo studio, il dottor Michele Dal Bo, insieme a Federico Pozzo e Tamara Bittolo, hanno dimostrato come le cellule portatrici della mutazione assomiglino molto a quelle di altre malattie tumorali del sangue a decorso particolarmente grave (come certe forme di linfomi o leucemie acute) «perché la proteina mutata di NOTCH1 – scrivono i ricercatori – attiva l’espressione di un altro gene, detto MYC e, a cascata, quella di altri spesso presenti (in maniera abbondante e nociva) nelle forme aggressive di linfomi e leucemie».

Osservazioni importanti
«Sotto il profilo clinico – si legge nel comunicato del CRO di Aviano – le osservazioni formulate dai ricercatori del CRO risultano di particolare importanza considerata la recente disponibilità ad arricchire la dotazione terapeutica contro la LLC, di farmaci biologici. Questi ultimi, infatti, hanno permesso nuove e insperate possibilità di cura per pazienti affetti da malattie ad andamento clinico particolarmente aggressivo e/o refrattari alle terapie convenzionali che, in questo contesto, possono essere identificati mediante la ricerca delle mutazioni del gene NOTCH1. La valenza è quindi prognostica – peculiarità biologica della neoplasia tale da modificare la prognosi del paziente cioè la sua sopravvivenza libera da malattia – e predittiva (carattere in grado di anticipare l’efficacia di un trattamento)».

La leucemia linfatica cronica (LLC)
«E’ una patologia considerata come la più frequente forma leucemica del mondo occidentale, con circa 5-7 casi ogni 100 mila abitanti l’anno in Italia. L’ampio spettro del decorso clinico impone di identificare marcatori specifici da ricercare nei soggetti malati che siano in grado di predire l’andamento clinico della malattia stessa e se la medesima sarà in grado, o meno, di rispondere alle terapie (fattore prognostico e predittivo).
La nuova scoperta si inserisce in una linea di studio già proficuamente condotta dal gruppo di Dal Bo che ha già dimostrato, tramite una pubblicazione su Leukemia, come la LLC mutata per il gene di NOTCH1, oltre ad avere un andamento clinico più aggressivo, diventa spesso resistente alla terapia con uno dei farmaci più classicamente in uso nella terapia della LLC vale a dire l’anticorpo monoclonale anti-CD20. Anche in questo caso il meccanismo comporta una riduzione dell’espressione della molecola CD20 sulla superficie delle cellule tumorali da imputare ad un comportamento anomalo di NOTCH1 a causa della sua mutazione».

Gli studi sono il frutto di strette collaborazioni con le Università di Udine e Trieste, Roma Tor Vergata, Catania e del Piemonte Orientale. Fondamentale, nondimeno il sostegno di fondi per la ricerca stanziati ad hoc da CRO, Ministero della Salute (Ricerca Finalizzata), Associazione per la Ricerca sul Cancro (AIRC), AIL e Fondazione per la Vita di Pordenone.