30 luglio 2021
Aggiornato 02:30
Salute

Aspirina: l'asso nella manica per prevenire malattie cardiovascolari e tumori

La mortalità per le malattie cardiache come la cardiopatia ischemica si è ridotta del 63%, grazie anche a farmaci come l'aspirina. Il documento di consenso della società scientifica Siprec

ROMA - Grazie a uno stile di vita più salutare e alle terapie utilizzate in fase acuta, in prevenzione secondaria e primaria, negli ultimi 30 anni si è assistito in Italia a una riduzione della mortalità per cardiopatia ischemica del 63% e quella per ictus del 70% La prevenzione cardiovascolare in Italia è dunque una storia di successo e l'aspirina è uno dei protagonisti indiscussi: usata finora con beneficio in prevenzione secondaria, gli esperti si chiedono se i tempi siano maturi per un suo utilizzo anche in prevenzione primaria Obiettivo proteggere dalle malattie cardiovascolari, ma forse anche dai tumori. Senza dimenticare il rovescio della medaglia, cioè il rischio di sanguinamenti. E per guidare i medici nelle decisioni di tutti i giorni, in attesa delle linee guida, una soluzione potrebbe essere l'adozione di una carta o di un punteggio per il calcolo del rapporto rischio/beneficio cardiovascolare ed oncologico integrato. In un position statement redatto da alcuni dei maggiori esperti del campo, il parere della Società Italiana per la Prevenzione Cardio-vascolare (Siprec) che suggerisce ai medici di personalizzare la scelta sul profilo di rischio individuale del paziente.

L'arma di prevenzione
L'aspirina è un ottima arma di prevenzione sia in ambito cardiovascolare, che dei tumori. Come per tutti i farmaci tuttavia, spiegano gli espertio, è necessario valutare con attenzione il rapporto beneficio-rischio. E i rischi nel caso dell'aspirina si traducono essenzialmente nei sanguinamenti a livello gastro-intestinale e cerebrale. Mentre nel caso della prevenzione secondaria di eventi cardio e cerebrovascolari (infarti e ictus) il ruolo protettivo dell'aspirina e la sua supremazia sul rischio di sanguinamenti è indiscusso, gli studi clinici non hanno ancora dato un verdetto definitivo sull'opportunità di usare l'aspirina nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari. Anche sul fronte dei tumori, sebbene le evidenze scientifiche suggeriscano un ruolo protettivo dell'aspirina (soprattutto contro il tumore del colon), non esistono ancora prove certe al riguardo.

Usare l'aspirina o no?
In attesa che tutti questi punti vengano chiariti, nella pratica clinica di tutti i giorni, il medico si trova a dover decidere se trattare o meno i suoi pazienti con l'aspirina, anche in prevenzione primaria, in assenza di qualunque linea guida o raccomandazione. E adottare un atteggiamento troppo prudente, cioè quello di evitare l'uso dell'aspirina in prevenzione primaria in tutti i pazienti, può portare a perdere un'occasione importante di prevenire un certo numero di infarti, ictus e forse tumori. Per aiutare dunque i medici a prendere decisioni delicate nella pratica clinica, in attesa dei risultati degli studi in corso e di linee guida dedicate all'argomento, gli esperti della Società Italiana per la Prevenzione Cardio-vascolare (Siprec) hanno messo a punto un documento di expert opinion, raccogliendo il punto di vista di grandissimi esperti del campo. «Dei 42.927 decessi in meno registrati tra il 1980 ed il 2000 per malattia coronarica - afferma Luigi Palmieri del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell'Invecchiamento dell'Istituto Superiore di Sanità di Roma - ben il 58% è attribuibile ai benefici derivanti dalla riduzione dei principali fattori di rischio nella popolazione (effetto ridotto di un 3% per l'incremento del diabete e dell'obesità), mentre il 40% ai benefici derivanti dal complesso dei trattamenti farmacologici e chirurgici. Questi risultati enfatizzano l'importanza di una strategia complessiva che da un lato promuova attivamente un'azione di prevenzione primaria di popolazione sulle malattie cardiovascolari perseguendo la riduzione dei principali fattori di rischio attraverso l'adozione di stili di vita salutari, e dall'altra massimizzi la copertura della popolazione con trattamenti farmacologici e chirurgici efficaci».