14 luglio 2024
Aggiornato 04:00
Alimentazione

Olio di palma, dietrofront: non fa male

I produttori di olio di palma al contrattacco, non solo non fa male ma è anche ecofriendly. La differenza per la salute è nell’uso che se ne fa

Olio di palma, i produttori dicono che non fa male
Olio di palma, i produttori dicono che non fa male Foto: Shutterstock

ROMA – Demonizzato, tanto che molti produttori di alimenti ora mettono a chiare lettere sulle confezioni dei loro prodotti la dicitura ‘senza olio di palma’. Eppure, quest’olio utilizzato da tempo e in grandi quantità, principalmente per via della sua economicità, a quanto pare non è così dannoso come ci si è convinti. E a ribadirlo sono gli stessi produttori, che passano al contrattacco per mettere fine alle dicerie e alla disinformazione.

Primo, fa bene all’ambiente
Il primo punto su cui premono i produttori di olio di palma è che questo è ecosostenibile, o ecofriendly. Secondo i dati presentati, sostituire le produzioni di olio di palma con quelle di altri oli vegetali richiederebbe molti più terreni, perché a parità di grandezza del campo quest’olio rende molto di più che non altre colture. Per fare un esempio, coltivare la colza richiede 5 volte più terreno per ottenere la stessa quantità di olio. Se poi lo confrontiamo con quello di girasole, allora si arriva a 6 volte più metrature di terreno, che diventano 9 volte con la soia e 11 volte per l’olio d’oliva.

Un olio sicuro
Questi e altri argomenti a sostegno dell’utilità dell’olio di palma sono stati presentati a Roma durante il Convegno organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile (UIOPS). «Il palma – ha sottolineato il presidente dell’UIOPS Giuseppe Allocca – è un olio utile e sicuro, da sempre usato in tutti i Paesi europei ed extraeuropei, senza limitazioni. Inoltre è più sostenibile degli altri oli vegetali, perché la sua produzione impiega meno terreni, acqua fertilizzanti e pesticidi».

Un olio ‘amico’ dell’ambiente
Per ottenere con la soia lo stesso quantitativo di olio di palma, servirebbe una superficie pari a 5 volte l’Italia, sostengono i produttori a convegno. Per quanto riguarda i pesticidi, poi, che ci ritroviamo nel piatto anche insieme a oli più ‘blasonati’, nell’agricoltura tradizionale per quello di palma se ne impiegano circa 2 Kg a tonnellata, mentre per il girasole 6 kg, per la colza 11 kg e per la soia 29 chili. Quanto a fertilizzanti, per ottenere una tonnellata di olio di palma in genere s’impiegano 47 kg di fertilizzanti, contro i ben 315 kg della soia. Anche sul fronte energia utilizzata per la produzione, l’olio di palma si distingue per la minore richiesta, rispetto agli altri tipi di olio.

La differenza
Gli esperti ricordano come vi sia differenza tra l’uso di un olio idrogenato e un olio ‘a crudo’ non trasformato, per cui è sempre bene leggere in etichetta cosa è stato usato nella produzione dell’alimento che s’intende acquistare. Un olio d’oliva (estratto e raffinato con solventi) non è meglio di un olio di palma similare. A tal proposito, il tecnologo alimentare Giorgio Donegani spiega all’AGI che «le indicazioni dei nutrizionisti sono sintetizzabili in due punti: i grassi saturi servono all’organismo e non dovremmo assumerne troppi. In questo contesto, è importante ricordare che il palma - come tutti gli ingredienti alimentari - non può essere demonizzato tout court, tant’è che la comunità scientifica è concorde nell’affermare che all’interno di una dieta bilanciata, non presenta rischi per la salute e pertanto non c’è motivo di sconsigliarne il consumo, purché non sia eccessivo».