19 novembre 2019
Aggiornato 13:00
Nuove scoperte: malattia di Crohn

Malattia di Crohn: trovato un collegamento genetico che potrebbe portare a una nuova terapia

Un recettore ormonale potrebbe essere la soluzione al morbo di Crohn. Vi è, infatti, una specifica relazione con la fibrosi tipica della patologia. La scoperta potrebbe portare allo sviluppo di farmaci che combattono anche malattie tipiche dell’età avanzata

Morbo di Crohn, un gene la chiave per la realizzazione di nuovi farmaci
Morbo di Crohn, un gene la chiave per la realizzazione di nuovi farmaci Shutterstock

Buone news sul fronte morbo di Crohn. Alcuni scienziati canadesi sembrano avere trovato finalmente un collegamento genetico con questa invalidante patologia. La loro scoperta potrebbe portare in un prossimo futuro alla realizzazione di un farmaco realmente efficace. Ma non è finita qui: i risultati della ricerca comportano anche nuove prospettive per ciò che concerne le malattie tipiche causate dall’invecchiamento.

  • Vedi anche: Morbo di Crohn e colite ulcerosa.
    Tutto quello che c’è da sapere: che cos’è, i sintomi, le cause, i rimedi, la dieta e la diagnosi. La rettocolite.

La fibrosi tipica della malattia di Crohn
La malattia, o morbo di Crohn, è una patologia a carattere infiammatorio che si manifesta a livello intestinale con un inspessimento del tessuto connettivo. Tale condizione viene definita fibrosi. «La fibrosi è una risposta a infiammazione cronica, ma è anche un processo che si verifica durante il normale invecchiamento. Se è possibile invertire questo, in sostanza, si trova un modo per promuovere la rigenerazione, piuttosto che la degenerazione», spiega Bernard Lo, autore dello studio e studente di dottorato presso l’University of British Columbia (Canada).

  • Approfondimento: cos’è il morbo di Crohn
    Il morbo di Crohn è una malattia contraddistinta da una grave infiammazione intestinale. Anche se, va sottolineato che la patologia potrebbe coinvolgere diverse parti dell’apparato digerente – compresa bocca e stomaco – ma che nella maggior parte dei casi interessa soprattutto l’intestino tenute e il colon. Ileite, ileocolite e colite sono i tre tipi di infiammazione più tipici causati dalla malattia. Il morbo di Crohn colpisce prevalentemente persone giovani dai quindici anni di età. Raramente si manifesta per la prima volta dopo i cinquant’anni.

Alla base di tutto una mutazione genetica
Dai dati emersi dallo studio, la fibrosi viene generata da una mutazione genetica di un recettore ormonale denominato ‘ROR Alpha’. Durante la ricerca, condotta su modello animale, modificazione tale gene sui topi era possibile impedire lo sviluppo della fibrosi. I topi sono stati preventivamente trattati con un determinato tipo di salmonella che imitava i sintomi tipici del morbo di Crohn.

  • Approfondimento: i sintomi del morbo di Crohn
    I sintomi più comuni della malattia di Crohn sono i dolori addominali- generalmente a destra e nelle zone limitrofe all’ombelico -  diarrea (a volta con perdite di sangue), diminuzione del peso corporeo, vomito, dermatiti, infiammazioni oculari e artrite. Ma non solo: nei casi avanzati potrebbe verificarsi febbre persistente, stanchezza continua, astenia, inappetenza, fistole o ascessi anali. I sintomi generalmente appaiono in maniera graduale ma sono sempre progressivi, benché spesso si presentano periodi completamente asintomatici. Nei casi di sanguinamento più intenso il soggetto potrebbe soffrire di anemia.

Una naturale protezione dalla fibrosi
I ricercatori sono stati in grado di dimostrare come i topi che avevano una diminuzione o deficienza del recettore ‘ROR Alpha’ erano protetti dalla fibrosi. In sostanza i tessuti intestinali che erano stati preventivamente infettati dal batterio, mostravano un minor deposito di collagene e di produzione di fibroblasti. «Il gene che era difettoso in quelle cellule è un recettore ormonale, e ci sono farmaci disponibili che possono essere in grado di bloccare tale recettore dell'ormone nelle cellule normali e prevenire le malattie fibrotiche», spiega Kelly McNagny, professore presso la University of British Columbia.

  • Approfondimento: le cause del morbo di Crohn
    Spesso il morbo di Crohn ha una causa genetica. Infatti si presenta con molta probabilità quando esiste una certa familiarità. Allo stato attuale si ritiene si tratti di una patologia autoimmune scatenata, probabilmente dall’attacco di alcuni antigeni – peraltro sconosciuti. La predisposizione genetica del soggetto potrebbe manifestarsi dopo eventi stressanti a livello emotivo o fisico (inquinamento, abuso di farmaci eccetera). Il rischio è quasi raddoppiato nei soggetti che fumano. Inaspettatamente, una ricerca condotta in Giappone ritiene che non solo le proteine animali possono contribuire allo sviluppo della malattia ma anche gli acidi grassi polinsaturi omega-3 e omega-6. Grassi ritenuti particolarmente efficaci nel trattamento di numerose infiammazioni e malattia intestinali.

Un recettore formato da gruppi di tre cellule
Gli scienziati hanno notato che il ROR Alpha è un recettore formato da un gruppo di tre cellule linfoidi chiamate ILC3. Si tratta di cellule immunitarie deputate allo sviluppo della fibrosi. Nei pazienti affetti da malattia di Crohn si è potuto evidenziare come le ILC3 siano implicate nella fibrosi tipica della patologia ma al tempo stesso possono essere utilizzate nel trattamento del morbo di Crohn per evitare le complicazioni dovute all’eccessiva fibrosi.

  • Approfondimento: correlazione tra batteri e malattia di Crohn
    Alcune ricerche hanno ipotizzato una relazione tra alcuni attacchi batterici e la malattia di Crohn. Alcuni ceppi di Escherichia coli, per esempio, sembrano essere trovati in molti soggetti affetti da questa patologia. Alcuni tipi, infatti, sembrano aderire molto più facilmente alle pareti intestinali di conseguenza non solo sono difficili da debellare ma sembrano anche indurre un’infiammazione più elevata. Sembra possa esservi un collegamento anche con alcuni micobatteri come il Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis. Tuttavia, la relazione tra batteri e malattia di Crohn è ancora molto dibattuta in ambito scientifico.

Un trattamento utile anche per molte altre patologie
I risultati della ricerca potrebbero avere molte altre implicazioni positive anche per altre patologie. Infatti, un farmaco in grado di bersagliare le ILC3 potrebbe essere utilizzato nel caso di innumerevoli malattie colpite da fibrosi tissutale. Tra queste vi sono la cirrosi epatica, le cicatrici derivanti da attacchi di cuore, la degenerazione muscolare, la malattia renale cronica e patologie legate all’invecchiamento. «Pensiamo che possiamo potenzialmente bloccare le complicazioni di tutte queste malattie fibrotiche legate all'età per smorzare questi particolari tipi di cellule infiammatorie», conclude McNagny. I dettagli dello studio sono stati pubblicati su Science Immunology.

[1] Am J Clin Nutr. 1996 May;63(5):741-5.Epidemiologic analysis of Crohn disease in Japan: increased dietary intake of n-6 polyunsaturated fatty acids and animal protein relates to the increased incidence of Crohn disease in Japan. Shoda R1, Matsueda K, Yamato S, Umeda N.

[2] Cosnes J, Tobacco and IBD: relevance in the understanding of disease mechanisms and clinical practice, in Best Pract Res Clin Gastroenterol, vol. 18, nº 3, giugno 2004, pp. 481– 96, 15157822.

[3] Sasaki, M; Sitaraman, SV; Babbin, BA; Gerner-Smidt, P; Ribot, EM; Garrett, N; Alpern, JA; Akyildiz, A et al.,Invasive Escherichia coli are a feature of Crohn's disease. Laboratory investigation; a journal of technical methods and pathology, 2007.

[4] Darfeuille-Michaud, A; Boudeau, J; Bulois, P; Neut, C; Glasser, AL; Barnich, N; Bringer, MA; Swidsinski, A et al.,High prevalence of Adherent-invasive Escherichia coli associated with ileal mucosa in Crohn's disease, inGastroenterology, 2004.

[5] Baumgart, M; Dogan, B; Rishniw, M; Weitzman, G; Bosworth, B; Yantiss, R; Orsi, RH; Wiedmann, M et al.,Culture independent analysis of ileal mucosa reveals a selective increase in invasive Escherichia coli of novel phylogeny relative to depletion of Clostridiales in Crohn's disease involving the ileum, in The ISME Journal, 2007.