29 gennaio 2020
Aggiornato 10:00
Relazioni sociali e salute

Non avere amici aumenta il rischio di morte alla pari del fumo

L’isolamento sociale o una ridotta rete di amici e parenti può portare ad avere valori in rialzo di alcune proteine ematiche. Si rischia infarto e ictus

La solitudine è pericolosa per il cuore
La solitudine è pericolosa per il cuore Shutterstock

BOSTON - L’isolamento sociale non è mai benefico, sotto tutti i punti di vista: psicologici e fisici. Tuttavia, una recente ricerca sostiene che non avere amici possa essere letale esattamente come fumare. Sembra infatti che entrambi i fattori siano collegati a una proteina di coagulazione del sangue. I risultati dello studio.

Si rischia infarto e ictus
Purtroppo non avere amici non mette a rischio una persona solo di tristezza, ansia e depressione come si è sempre sostenuto, ma sembra avere implicazioni anche decisamente più gravi. Tra le varie conseguenze, si ipotizzano anche attacchi di cuore e ictus causati da un disturbo della coagulazione.

Alti livelli di fibrinogeno
A questo punto viene da chiedersi il motivo per cui la solitudine dovrebbe causare problemi di coagulazione e di conseguenza mettere a rischio di ictus e infarto. La risposta ci viene suggerita da alcuni scienziati statunitensi che ritengono che la solitudine faccia scattare il segnale di stress associato alla lotta o fuga. Questa aumenterebbe i livelli di fibrinogeno – proteina che, in casi normali come una ferita sanguinante, è assolutamente benefica.

  • Leggi anche: Amici meglio della morfina: fanno sopportare di più il dolore
    I ricercatori dell’Università di Oxford hanno scoperto che avere molti, veri, amici fa aumentare la soglia del dolore, suggerendo che possono essere meglio della morfina o gli antidolorifici. Ma avere tanti amici fa bene anche contro stress e depressione.

Il troppo stroppia
Sarebbero, quindi, le dosi elevate di fibrinogeno a essere deleterie, causando un aumento della pressione arteriosa e un accumulo di depositi di grasso nei vasi sanguigni. Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori della Harvard University (Stati Uniti) hanno confrontato i vari livelli di fibrinogeno nelle persone che hanno vita sociale normale e con diversi amici e parenti, rispetto a chi generalmente viveva in maniera più solitaria.

  • Leggi anche: Pochi amici? Sei intelligente
    Quando essere intelligenti non fa rima con socievolezza. Secondo uno studio, infatti, le persone con un più alto quoziente intellettivo sono decisamente più felici quando sole che non in compagnia di amici.

I risultati dello studio
Al diminuire del numero delle relazioni, vi era associato un aumento della proteina della coagulazione del sangue. Per esempio, le persone che avevano solo cinque persone nella loro rete sociale, avevano livelli di fibrinogeno aumentanti medialmente del 20%, rispetto alle persone che avevano mediamente 25 amici (compresi parenti). In pratica avere meno di 10 o 12 amici ha lo stesso impatto sul rischio malattie cardiovascolari delle persone che fumano quotidianamente.

  • Approfondimento: cos’è il fibrinogeno
    Il fibrinogeno, altrimenti denominato fattore I, è una proteina secreta dal fegato e dal tessuto di rivestimento dei vasi sanguigni (endoteliale). Si trova perciò anche a livello di vasi linfatici, nel cuore e nei ventricoli. Il suo ruolo principale è quello di permettere alle piastrine di aderire ai vasi sanguigni e di trasformarsi in fibrina (la parola fibrinogeno significa proprio produttore di fibrina) per permettere la coagulazione quando si verifica un taglio o una ferita.

Maggior sensazione di minaccia
Secondo i ricercatori l’isolamento sociale aumenta la sensazione del sentirsi minacciati, rendendo molto più vulnerabili e attivando così il meccanismo di risposta alla lotta e fuga. Chiaramente se si tratta di un problema momentaneo non sussistono particolari preoccupazioni, ma se dura a lungo possono verificarsi seri problemi di salute. «La misura di tutta la rete sociale è in grado di fornire informazioni sul rischio cardiaco di un individuo che non è necessariamente evidente per l’individuo stesso. Ridotte connessioni sociali mostrano una significativa associazione con livelli alti di fibrinogeno», conclude il dottor David Kim di Harvard, coordinatore dello studio.