27 settembre 2021
Aggiornato 08:00
Sanità

Infezioni ospedaliere sempre più diffuse, colpiscono dall’8 al 15% dei pazienti

Sono molte le persone che durante un ricovero ospedaliero contraggono un’infezione. Si parla dell’8-15% dei ricoverati, che raggiunge anche il 15% nei reparti di terapia intensiva. La più diffusa è la polmonite. Il problema della resistenza agli antibiotici

ROMA – Ricoverarsi in ospedale e ammalarsi, in più, di una polmonite – o altra infezione – che può aggravare le condizioni di un paziente. E, in alcuni casi, cagionare anche il decesso. Questo quanto accade di solito nell’8-10% dei casi, che può diventare il 15% nei reparti di terapia intensiva. Il problema principale è l’ormai famosa piaga dell’antibiotico-resistenza.

Antibiotici inefficaci
Come sottolineato dal dottor Francesco Menichetti, Direttore della Unità Operativa di Malattie infettive dell’Ospedale di Pisa, durante il II Workshop Pneumologico del Centro Italia che si è tenuto dal 9 all’11 giugno a Roma, il problema principale è rappresentato dall’assenza di opzioni terapeutiche innovative, in grado di agire e contrastare i batteri resistenti agli antibiotici. È infatti ormai assodato che la maggioranza delle infezioni ospedaliere sono provocate da batteri multiresistenti, quando addirittura panresistenti, agli antibiotici. Agenti patogeni ormai capaci di sopravvivere all’azione dei farmaci anche più potenti.

Un alto tasso di mortalità
Le infezioni da parte di questi batteri sono difficili da debellare e possono raggiungere tassi elevati di mortalità. «La letalità delle setticemie da Klebsiella pneumoniae MDR può raggiungere il 50%, nei pazienti che hanno una sepsi grave o uno choc settico si arriva all’80% – sottolinea il dottor Menichetti – In terapia intensiva sino al 20% dei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica prolungata è a rischio di sviluppare polmonite. Sono problemi importanti che richiedono precise azioni di contenimento».

  • Setticemia o sepsi. La cosiddetta setticemia, o sepsi, è una condizione grave in cui gli agenti patogeni e l’infezione correlata si diffondono nell’organismo. Per questo motivo è definita una malattia sistemica. La condizione si verifica in genere quando il sistema immunitario è incapace di far fronte all’attacco dei germi o all’infezione. Spesso, poiché causata da batteri resistenti, può portare alla morte. Si ritiene che la sepsi abbia un tasso di mortalità 10 volte maggiore dell’infarto e 5 volte maggiore dell’ictus. In genere si manifesta con febbre alta e altri sintomi come brividi, mal di testa ecc.

Una sgradita presenza
Può sembrare un paradosso che proprio in ospedale trovino ‘casa’ o terreno fertile i batteri patogeni, eppure è proprio così. Una situazione che potrà assumere nel tempo toni drammatici. Secondo il dottor Menichetti vi l’urgente necessità di individuare nuovi sistemi capaci di far fronte a questa sgradita presenza in ospedale. «Ci vuole, innanzitutto, una strategia complessiva che sia politica e tecnica, che coinvolga l’Ospedale e i medici della Comunità, per poter riconsiderare gli antibiotici farmaci preziosi da non sprecare e da usare correttamente, in modo da ridurre la pressione selettiva – osserva Menichetti – La seconda mossa è quella di limitare la diffusione dei germi resistenti in ospedale, rinforzando l’infection control, bloccando quindi la diffusione del contagio. Bisogna tornare, infine, ad allocare risorse economiche e a scommettere nuovamente sulla ricerca indipendente. Solo in questo modo è possibile fronteggiare la sfida della resistenza antimicrobica».