28 settembre 2021
Aggiornato 19:00
Salute e ricerca

Sclerosi multipla, scoperta la causa genetica che aumenta il rischio del 70%

Ricercatori individuano per la prima volta una mutazione genetica che è stata correlata al rischio elevato del 70 per cento di sviluppare la sclerosi multipla. La scoperta apre nuove vie di cura che possano agire sulle cause

CANADA – Un errore genetico impresso nel Dna può essere una causa della sclerosi multipla. Ecco quanto scoperto dai ricercatori dell’Università della British Columbia in Canada, in uno studio in cui si è identificata per la prima volta una mutazione genetica che è stata direttamente collegata al 70% di probabilità di sviluppare la grave malattia.

Il gene sotto accusa
Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Neuron, evidenzia come una mutazione del gene NR1H3 sia presente in un malato di sclerosi multipla su 1.000 – ma diverse varianti sono presenti in molti più pazienti. Per questo motivo è lecito pensare che dietro a questa malattia ci possa anche essere questa mutazione. La scoperta, secondo i ricercatori, segna una svolta fondamentale nella comprensione della malattia e della sua eziologia. Si potranno così sviluppare nuove terapie capaci per una volta di agire sulle cause e non solo sui sintomi. Allo stesso modo, si potranno valutare potenziali programmi di prevenzione. «Questa scoperta è cruciale per la nostra comprensione della sclerosi multipla – spiega il coordinatore dello studio dottor Carles Vilarino-Guell – Sappiamo ancora poco dei processi biologici che portano allo sviluppo della malattia e perciò questa scoperta ha un enorme potenziale per lo sviluppo di nuovi trattamenti che mirino alle vere cause e non solo ai sintomi».

  • Approfondimento: la sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa. Si ritiene che a scatenarla sia un fraintendimento del sistema immunitario, che lo induce ad attaccare la guaina mielinica che riveste le fibre nervose. L’azione di contrasto è la principale causa di un danno che va a compromettere la trasmissione degli impulsi nervosi tra il cervello e la periferia del corpo. Nel mondo, a oggi, si stima siano 2 milioni le persone colpite.  Sempre allo stato attuale non esiste una cura definitiva.

Lo studio
Per arrivare alla loro scoperta, i ricercatori canadesi hanno analizzato un database contenente materiale genetico che proveniva da circa 2.000 famiglie. Sequenziando il Dna di una famiglia con 5 casi di sclerosi multipla in 2 generazioni è stato possibile individuare questa mutazione. Dopo di che è stato osservato lo stesso difetto in un’altra famiglia con diversi casi di malattia tra le generazioni. Infine, tutti i pazienti appartenenti a queste famiglie e portatori della mutazione, soffrivano di una forma progressiva di sclerosi multipla. «La mutazione che abbiamo trovato – sottolinea il neuroscienziato Weihong Song – riguarda il gene NR1H3 e provoca la perdita della funzione della proteina LXRA, che insieme ad altre della stessa classe controlla la trascrizione di geni coinvolti nell’omeostasi lipidica, nell’infiammazione e nell’immunità innata».

La stessa cosa avviene negli animali
Il dottor Vilarino-Guell e colleghi hanno scoperto che la stessa cosa accade nei modelli animali. Un gruppo di ratti privi del gene NR1H3, infatti, sono risultati soffrire di problemi neurologici e anche di una ridotta produzione di mielina. «Chiare evidenze – precisa il dottor Song – dimostrano che questa mutazione ha conseguenze in termini di funzione biologica e che una proteina LXRA difettosa porta allo sviluppo di sclerosi multipla familiare».

Trattamenti mirati
Dopo questa importante scoperta, i ricercatori ritengono che vi siano le basi per lo studio degli effetti della mutazione e per il correlato sviluppo di nuovi trattamenti. Poiché oggi sono già in fase di sviluppo farmaci che bersagliano la cascata molecolare regolata dal gene NR1H3, da utilizzare per altre patologie, l’idea è quella di prendere in considerazione quanto fatto finora. «I test sono ancora agli inizi e resta ancora molto lavoro da fare, ma se riusciamo a rivalutare alcuni di questi medicinali sperimentali, potremmo accorciare i tempi necessari allo sviluppo di nuovi trattamenti mirati contro la sclerosi multipla», conclude Vilarino-Guell.