2 dicembre 2022
Aggiornato 01:00
Terzo Polo incognita urne

Renzi-Calenda alla prova del voto

La strana coppia dei fratelli-coltelli testano il macronismo in salsa nostrana. Nel mome di Draghi. Ad urne chiuse e risultati sul tavolo si vedrà se e quanto peseranno, e con chi si accompagneranno.

Matteo Renzi e Carlo Calenda
Matteo Renzi e Carlo Calenda Foto: Agenzia Fotogramma

Gli ultimi sondaggi prima dello stop li davano attorno al 7%. La strana coppia Calenda-Renzi è alla sua prima prova alle Politiche. E sono aperte le scommesse sul matrimonio tra Azione e Italia Viva che punta con una certa dose di ambizione ad ottenere un'affermazione che gli consenta di avere qualche margine in un futuro scenario. Come sono aperte anche quelle sull'evoluzione che avrà, ad urne chiuse, il rapporto personale tra i due, visto che in passato se le sono date di santa ragione, anche se alla fine si sono ritrovati l'uno nelle braccia dell'altro come due «piccioncini» (copyright Renzi).

Complice la marcia indietro di Calenda dall'alleanza con il Pd di Letta e +Europa, dopo che il segretario Dem ha 'recuperato' Fratoianni e Bonelli di Si e Verdi. E complice, pure, il rischio di non superare la soglia di sbarramento del 3% del Rosatellum per poter entrare in Parlamento, correndo ciascuno per proprio conto.

Calenda e Renzi si sono auto-definiti Terzo Polo prendendosi uno spazio che contano di riempire puntando su «pragmatismo» e «competenza». E in campagna elettorale hanno prefigurato la costruzione di un partito al centro, «riformista, liberale, popolare». C'è chi li taccia di populismo di élite. Sembrano guardare un po' a quella che fu la Terza via di Tony Blair e un po' al partito di Macron in Francia con cui sono alleati in Europa nella formazione Renew Europe.

Si propongono come 'garanti' del premier Mario Draghi e per tutta la campagna elettorale hanno tirato il presidente del consiglio per la giacchetta affermando che «l'agenda Draghi» è l'unica proposta «seria» in un panorama dove, hanno sottolineato più volte, la sfida è fra fronti contrapposti di destra e sinistra con il Pd che ha lanciato l'allarme democratico. Quando, qualche giorno fa, il premier Draghi in conferenza stampa ha risposto con un 'no' a un'eventuale bis, non si sono scomposti, dribblando i sarcasmi del Pd (la proposta di Calenda e Renzi è solo «nel loro suggestivo mondo immaginario"), e anzi hanno rilanciato dipingendola come «la soluzione naturale» perché «Meloni e Salvini litigano su tutto». «A un giornalista risponde no, ma il vero problema è che cosa risponde se e quando glielo chiede il presidente della Repubblica. E in quel caso ho una mia speranza nel cuore», ha chiosato l'ex rottamatore, ex sindaco di Firenze, ex presidente del consiglio, e, dopo la caduta seguita al flop del referendum costituzionale, fondatore di Iv.

La lista è 'Azione-Italia Viva-Calenda' (con un passo di lato di Renzi che ha lasciato a Calenda la leadership dell'alleanza) e il programma l'hanno battezzato 'L'Italia sul serio' sulle «cose che si possono fare senza promesse che non si possono mantenere», ha spiegato Calenda. Sulla falsariga di 'Roma sul serio', la campagna lanciata in occasione della corsa per il sindaco della Capitale dove la lista civica a sostegno del leader di Azione, ex ministro dello Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni, ha conquistato oltre il 19% delle preferenze. .

Calenda è fiducioso e ripete che il duo può conquistare oltre il 10%. Renzi fa finta di fare il moderato, ruolo che non gli calza granché: «Qui siamo come a scuola, da zero a dieci, cinque è insufficiente, sei è sufficiente, sette è buono e via via si arriva fino al dieci che sarebbe l'ottimo, poi c'è chi sogna di più come è giusto. Io però ho visto un bel clima, tanta gente moderata che non vuole votare la Fiamma, ex Forza Italia e ex Lega, e tanti ex Pd che non vogliono votare Di Maio e soprattutto la preoccupazione è che un voto al Pd sia un voto a un accordo domani con i grillini».

In Azione sono entrate due big di Forza Italia, le ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, e altri trasfughi Fi potrebbero accrescerne le fila. «Forza Italia a fine elezioni non ci sarà più, sarà un micropartitino che riassorbiremo noi. Mi sembra evidente», ha puntualizzato Calenda.

«Il nostro obiettivo - si è sbilanciato Renzi - è quello di essere il primo partito alle europee del 2024, ma intanto di fare un bel risultato il più possibile qua».

Sui programmi, Calenda boccia i «proclami mirabolanti» degli avversari che impegnano risorse che «non ci sono: 160 miliardi della destra e i 120 della sinistra perché hanno promesso di tutto». «Realtà versus palle», ha scritto in uno degli innumerevoli tweet.

Il loro programma propone «l'attuazione 'senza se e senza ma' del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza» facendo affidamento sui soldi che stanno arrivando dall'Europa, parole d'ordine sono «produttività e crescita», il 'si' convinto ai rigassificatori e una transizione che includa il nucleare. Ci sono poi il salario minimo, lo stop al Reddito di cittadinanza dopo il primo rifiuto, il capitolo fisco, la giustizia, la sanità, l'obbligo scolastico fino ai 18 anni, il ritorno alla legge Fornero «con un rafforzamento delle categorie previste per i lavori usuranti». Sul dramma dei migranti, il leader di Azione si ispira all'ex ministro degli Interni nel governo Gentiloni, Marco Minniti (Pd), e sostiene che le rotte vanno «chiuse» e il «lavoro con la guardia libica deve continuare» nonostante gli ormai numerosi dossier di chi si occupa di diritti umani.

Da sinistra, in particolare i Dem, bersaglio principale degli strali dei due, li accusano di fare la ruota di scorta del centrodestra, pronti a lasciare il fiero isolamento non appena lo scenario politico lo richiederà in nome della convenienza. D'altronde lo stesso Calenda, all'inizio di agosto, diceva di Renzi: «è il signore che dicendo 'sennò ci sono le destre' ha fatto un governo politico col M5s, con Conte presidente del Consiglio e Bonafede alla Giustizia, Toninelli, Di Maio... Amore mio, ma se quella era una buona ragione per metterti col M5s, non è questa una buona ragione per metterti con Azione e con il Pd di cui sei stato segretario?».

Storia passata, almeno per il momento, da quando Calenda ha divorziato da Letta ed è scoppiato l'amore. «Modereremo il Parlamento che verrà», auspica Renzi, il quale tiene a sottolineare: «noi non staremo mai con Giorgia Meloni, se diventa premier saremo all'opposizione e non saremo mai in una marmellata tra Pd e 5 Stelle». Se lunedì ci sarà uno stallo, ricama Calenda, «immagino che il governo si faccia con chi vuole farlo: Pd, Forza Italia, Lega che manda a casa Salvini. C'è tutta la possibilità di farlo perché Draghi sta lì».

Ad urne chiuse e risultati sul tavolo si vedrà se e quanto peseranno, e con chi si accompagneranno.

(con fonte Askanews)