2 dicembre 2022
Aggiornato 00:30
Politiche 2022

Quirinale alla finestra, il ruolo del Presidente della Repubblica è garantire i cittadini

Sergio Mattarella resta fuori dalle polemiche politiche, in campo solo dopo l'insediamento del nuovo Parlamento, non prima della metà di Ottobre.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella Foto: Quirinale

Il ruolo del presidente della Repubblica, la figura di Sergio Mattarella sono state molte volte tirati in ballo durante questa particolare campagna elettorale, la prima nella nostra storia repubblicana svolta durante l'estate per poi andare al voto, anche questa una novità, domenica 25 settembre.

Toni spesso sopra le righe che hanno coinvolto anche il Quirinale, basti ricordare le parole di Silvio Berlusconi circa la necessità di dimissioni di Mattarella se dovesse essere approvato (con il centrodestra una volta al governo e con una forte maggioranza parlamentare) la riforma in senso presidenzialista. Affermazioni da campagna elettorale ed evidentemente dettate anche dalla volontà, in questo caso da parte del centrodestra, di sollecitare un elettorato disaffezionato e forse distratto da ferie e vacanze.

Dopo gli attacchi, con Mattarella sempre in silenzio - sia pubblicamente che nelle ricostruzioni giornalistiche - si è comunque giunti ad un linguaggio dei confronti del Presidente della Repubblica più assestato, più pulito. Il tentativo di coinvolgere il capo dello Stato e la sua figura di garanzia è andato a sbattere contro il silenzio di Mattarella, da sempre e non da oggi certo, rispettoso delle dinamiche politiche, delle dinamiche parlamentari. Un Quirinale che si è tirato fuori dalle polemiche politiche anche perché il ruolo principe del presidente è quello di garantire i cittadini e non certo gli scontri politici.

Quindi un Mattarella oggi silenzioso che tornerà a far sentire la sua voce istituzionale non prima della metà di ottobre quando sarà stato insediato il Parlamento e ci saranno i nuovi presidenti di Camera e Senato. Da quel momento prenderanno il via le consultazioni per la formazione del nuovo governo e toccherà a Mattarella nominare il presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri. Anche su queste prerogative costituzionali ci sono state nelle scorse settimane fughe in avanti, con Giorgia Meloni per esempio che ha sostenuto come nel caso di sua netta vittoria il Colle avrebbe dovuto affidare a lei l'incarico di formare il governo. O con Matteo Salvini, che ha più volte chiesto di indicare alcuni ministri, nei dicasteri più importanti, ben prima dell'esito elettorale e del successivo passaggio alla Presidenza della Repubblica. Ma come dicevamo le parole forti sono andate via via sfumando e la situazione si è assestata su quelle che sono le prerogative note del capo dello Stato e sul suo potere/dovere di esercitarle.

Certo il tema del presidenzialismo, una riforma che porterebbe un evidente cambiamento nel ruolo del capo dello Stato e nella percezione che oggi i cittadini ne hanno - insomma uno stravolgimento dell'attuale forma di governo e forma di Stato - ha continuato ad essere un tema proposto dal centrodestra, anche nella manifestazione di chiusura di campagna elettorale. Ma giova ricordare che quale che possa essere il nuovo ruolo del presidente della Repubblica, magari eletto direttamente dal popolo nessuna norma può alterare norme costituzionali. Servono poteri contrapposti al nuovo eventuale assetto. Come dire che il percorso per una possibile modifica di quello che è oggi il capo dello Stato non sarebbe affatto semplice e per nulla breve. Senza dimenticare la possibilità che al termine del percorso riformatore si svolga un referendum. Si tratta quindi, come detto, di proposte elettorali sulle quali Mattarella non ha espresso alcun giudizio.

Mattarella, non dimentichiamo al suo secondo mandato, in attesa dell'esito elettorale non ha certo fermato la sua attività. Dallo scioglimento delle Camere sono continuate le sue missioni in Italia e all'estero, da ultima quella particolarmente significativa nei Balcani. Un secondo mandato nato sulla evidente incapacità del sistema politico e partitico di trovare un accordo sul suo successore, di individuare una analoga figura di garanzia. Un rinnovo del mandato di altri sette anni accettato senza porre limiti e indicare scadenze, a differenza di quanto fece il suo predecessore Giorgio Napolitano. Il presidente ex Pci aveva alle spalle un Parlamento con schieramenti ben definiti, la maggioranza parlamentare era evidente e legò quindi la sua permanenza alla realizzazione di un progetto di riforma. Progetto che fallì e portò l'ex capo dello Stato alle dimissioni dopo due anni.

Abbiamo insomma, come dimostrato e soprattutto percepito dagli italiani in questi anni, una figura di garanzia che ha dovuto mettere in campo tutto il suo impegno, tutta la sua moral suasion per permettere ai governi (tre nell'ultima legislatura e con maggioranze ogni volta diverse) di andare avanti nell'interesse del Paese, in un momento in cui la pandemia prima e la guerra in Ucraina ora hanno messo e stanno mettendo in difficoltà la nostra comunità. Un Mattarella con un pensiero fortemente collocato nell'alveo europeista, atlantista tanto da portare a Palazzo Chigi una figura (europeista, atlantista appunto) come quella di Mario Draghi o mostrare tutte le sue perplessità, ad inizio legislatura, sulla figura di un ministro dell'Economia proposto caratterizzato da un sentimento anti Ue e anti euro. Un presidente del quale i cittadini italiani attendono di sentire la voce, quando i tempi istituzionali glielo consentiranno.

(con fonte Askanews)