26 giugno 2022
Aggiornato 21:30
Centrosinistra

Letta vede Renzi, un incontro con vista 2023

Un parlamentare vicino al segretario spiega la linea: «Enrico ha sempre detto di voler dialogare con tutti da Fratoianni a Bonelli, fino a Renzi e Calenda. Noi non chiudiamo la porta a nessuno»

Enrico Letta e Matteo Renzi
Enrico Letta e Matteo Renzi Foto: ANSA

Altro che cambiare strategia di alleanze, quello che sta succedendo dopo il voto per il Quirinale conferma ancora di più che il progetto del «campo largo» deve essere portato avanti, per Enrico Letta. Un campo largo dal quale, tanto più ora, non è pensabile escludere nessuno a priori, nemmeno quel Matteo Renzi che gli alleati di Articolo 1 - ma anche la sinistra Pd - considerano ormai «di destra».

Un parlamentare vicino al segretario spiega che in fondo è la solita linea: «Enrico ha sempre detto di voler dialogare con tutti da Fratoianni a Bonelli, fino a Renzi e Calenda. Noi non chiudiamo la porta a nessuno». E certo non è pensabile chiudere la porta adesso, alla vigilia di una nuova tornata di amministrative, a un anno dalle politiche e con il Movimento 5 stelle a rischio deflagrazione.

Per questo Letta non intende seguire né chi chiede di escludere a priori Renzi, né chi spinge per cercare al centro l'interlocutore privilegiato fin qui rappresentato dai 5 stelle. Non interferiamo nelle vicende interne degli altri partiti - ha spiegato in segreteria, riferito a m5s - il Pd non farà l'errore di puntare su uno dei due contendenti, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Ma, spiega un esponente della segreteria, «dobbiamo essere pronti a tutto: se si vota con l'attuale legge elettorale, come probabile, dobbiamo fare per forza le alleanze più larghe possibili». Non un bis dell'Unione, ha sempre precisato Letta, ma certo un fronte abbastanza largo da poter competere con il centrodestra.

Inutile farsi troppe illusioni su una legge elettorale proporzionale, sollecitata da tre quarti del Pd nonostante la diffidenza di Letta. «Forzia Italia e Toti non possono sganciarsi dal centrodestra, tanto più alla vigilia delle amministrative», insiste il dirigente Pd. E proprio le amministrative spingono Letta a tenere saldo l'asse con M5s e a cercare di riallacciare i rapporti con Renzi. «La volta scorsa è andata bene - continua il dirigente - abbiamo vinto proprio grazie a un fronte largo. Dobbiamo replicare».

Anche lo stop di Mario Draghi a chi lo immaginava alla guida di un'area centrista-europeista, per il Pd, è una conferma che la strada giusta sia quella del «campo largo». E poco importa se Carlo Calenda promette che correrà da solo con 'Più Europa': «Con questa legge?», è il commento in casa Pd. Di certo, con Draghi che rifiuta di fare il bis della lista Monti e con la legge elettorale attuale lo spazio per operazioni puramente «centriste» si restringe molto.

Se poi la Lega decidesse di aprire ad un sistema proporzionale il discorso cambierebbe, ma questo è uno scenario al momento ritenuto improbabile. Riassume un parlamentare Pd: «Alla fine è semplice, Enrico sa che non può puntare solo sui 5 stelle, come è evidente che se non cambia la legge elettorale è difficile pensare che nasca un forte soggetto di centro. Quindi, il 'campo largo' resta l'unica opzione, allo stato».