25 maggio 2022
Aggiornato 03:30
Mattarella rimane al Colle

Mario Draghi e il Governo dei «due Presidenti»

Dalla partita del Quirinale, il governo non esce indebolito ma anzi «forte» e pronto a ripartire in modo «spedito». E' questo il pensiero di Mario Draghi, secondo quanto riporta chi ci ha parlato nelle ultime ore

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella con il Presidente del Consiglio, Mario Draghi Foto: Quirinale

Dalla partita del Quirinale, il governo non esce indebolito ma anzi «forte» e pronto a ripartire in modo «spedito». E' questo il pensiero di Mario Draghi, secondo quanto riporta chi ci ha parlato nelle ultime ore. Certo le dinamiche dentro e tra i partiti della coalizione (a partire dal «caso» Lega) sono sicuramente importanti e devono essere tenute nella massima considerazione, ma la permanenza ai loro posti dei 'due presidenti' è vista come una garanzia di stabilità. Inoltre, sarebbe il ragionamento del premier, una cosa positiva che è emersa in questi giorni è che le larghe intese sono state confermate, pur tra le tensioni, e si è guardato alla continuità come a un bene prioritario.

Certo, non è un segreto che Draghi avesse accarezzato l'idea di un passaggio al Colle più alto. Nella conferenza stampa di fine anno il suo messaggio era apparso abbastanza chiaro: il governo, aveva detto, sarebbe stato in grado di andare avanti «a prescindere da chi ci sarà» e per quanto lo riguardava, aveva sottolineato «sono un uomo e un nonno al servizio delle istituzioni». Ma poi, con il passare dei giorni, ha preso atto del diverso orientamento dei grandi elettori. E stamani, quando la situazione è apparsa «grave», è sceso in campo come 'mediatore' per la ricerca di una soluzione. Da un lato ha fatto telefonate con i principali leader politici, dall'altro ha avuto un lungo colloquio con il capo dello Stato, a margine della cerimonia per il giuramento del nuovo giudice della Corte costituzionale Filippo Patroni Griffi. Un colloquio in cui hanno parlato dello 'stallo' registrato in Parlamento e in cui Draghi, secondo quanto si apprende, avrebbe auspicato il «sì» di Mattarella per «il bene e la stabilità del Paese» e per superare la «confusione».

Poi, a fine mattinata, è partito per il buen retiro di Città della Pieve, in attesa del risultato del Parlamento. Da lunedì riprende il lavoro a pieno ritmo dell'esecutivo con un Consiglio dei ministri. Prevedibile, in settimana, anche l'incontro con il leader della Lega Matteo Salvini e il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che hanno sollecitato un confronto. Il titolare del Mise (che aveva ventilato le dimissioni, ipotesi poi rientrata) insieme al segretario auspica «una messa a punto» dell'esecutivo, con «un nuovo tipo di metodo di lavoro». Il premier li ascolterà e prenderà nota dei loro appunti. Pare però difficile che ci possano essere, almeno al momento, cambiamenti o rimpasti, ipotesi che il segretario Dem Enrico Letta invita a «lasciar perdere». «Dopo quello che abbiamo visto in questi giorni la vedo complicata aprire il fronte» di qualche modifica, ammonisce un esponente di governo del centrosinistra.

E' invece prevedibile una accelerazione dell'attività. Lunedì, oltre all'esame di alcuni provvedimenti in scadenza e leggi regionali, dovrebbe essere varato un nuovo decreto Covid, che potrebbe allentare alcune restrizioni e decidere cosa fare su due misure che scadono proprio il 31 gennaio: l'obbligo di mascherine all'aperto e la chiusura delle discoteche. Nelle settimane successive, assicurano da Palazzo Chigi, ci saranno rapidamente altri provvedimenti importanti. Draghi ha intenzione di non perdere tempo ed è possibile che proprio il Cdm di lunedì sia l'occasione, per il premier, di rivolgersi ai suoi ministri, invitando a un rinnovato impegno per l'attuazione del Pnrr e per affrontare con «coesione» e «solidità» i principali dossier sul tavolo.