20 settembre 2021
Aggiornato 07:00
L'intervento

Renzi: «Il reddito di cittadinanza è un fallimento»

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi: «Chiedere di cambiare è non solo politicamente legittimo ma per me anche moralmente doveroso: nei confronti di chi si trova in reale difficoltà»

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi ANSA

«Il reddito di cittadinanza è una misura che non funziona. Chiedere di cambiare è non solo politicamente legittimo ma per me anche moralmente doveroso: nei confronti di chi si trova in reale difficoltà e nei confronti dei cittadini che con le loro tasse contribuiscono, come è giusto che sia, alla redistribuzione delle ricchezze ma che hanno il sacrosanto diritto di vedere i loro denari stanziati in misure efficaci, non usati per riempire le tasche di molti, troppi furbetti». Lo scrive il leader di Italia Viva Matteo Renzi in un intervento sulla Stampa in cui replica a un editoriale di Chiara Saraceno apparso sul quotidiano di Torino lunedì scorso dal titolo «Diritti di nascita e la teoria di Renzi».

«Nell'articolo - afferma l'ex premier - la professoressa mi attribuisce pensieri e teorie che io non ho mai formulato. Sono semplicemente falsità, facilmente riscontrabili. La professoressa Saraceno ha tutto il diritto di non essere d'accordo e difendere una misura che io invece giudico scandalosa. Non è invece suo diritto affermare il falso su di me come quando dice che avrei osteggiato il reddito di inclusione, con una ricostruzione tanto falsa quanto diffamatoria».

«Quando sono diventato Premier - ricorda Renzi - era previsto uno stanziamento di 20 milioni di euro all'anno nel capitolo Lotta alla povertà. Mi sono dimesso dopo aver approvato una legge di Bilancio che vi destinava 2.7 miliardi di euro annui».

«Non credo al diritto di nascita - sottolinea - ma al contrario ritengo che il principio di eguaglianza sostanziale sia il cardine della Costituzione repubblicana. E uguaglianza sostanziale significa fare in modo che a tutti siano date le stesse opportunità di farcela, di realizzarsi, indipendentemente dalla propria condizione di partenza. È un principio che porta con sé diritti inalienabili, ma anche doveri. Quei doveri di cui troppo spesso ci si dimentica».

Renzi conclude con una nota personale: «La mia vita personale non è la gita di chi ha goduto di un diritto di nascita. Non mi è mai mancato nulla, grazie a Dio, ma un po' per scelta, un po' per necessità ho iniziato a fare quelli che vengono chiamati lavoretti durante le vacanze estive del liceo. Nel periodo dell'Università sono stato come tanti uno studente lavoratore che si alzava tutte le mattine alle cinque per distribuire i giornali. Ho molto da imparare e devo sicuramente ancora studiare, tanto: sono felice di riconoscerlo a differenza di chi pensa di sapere già tutto. Posso e voglio apprendere da tutti ma non prendo lezioni da chi afferma il falso».

M5s: «Interrogazione su controlli ministero Giustizia-Inps»

«Mentre la vecchia politica si diverte a sparare a salve contro il reddito di cittadinanza, principale misura di impatto sociale approvata in questa legislatura, come M5s continuiamo a lavorare per rendere ancora più efficaci i controlli. I quali, al momento, sui reati ostativi sono ex post e a campione. Da tempo è in ballo una convenzione tra ministero della Giustizia e Inps, che aprirebbe ovviamente tutto uno nuovo scenario di interlocuzione ex ante con i casellari giudiziari. Ciò consentirebbe controlli preventivi su tutte le richieste già in fase istruttoria, scongiurando sorprese successive ed evitando così di prestare il fianco alle strumentali critiche. Per questo, come M5s abbiamo presentato un'interrogazione: è ora che il governo chiarisca». Così in una nota i senatori del Gruppo M5s.

«Finora è stata sollevata una questione di privacy, che in realtà però è ampiamente superabile, perché si chiede solo se esista o meno un reato ostativo al riconoscimento del reddito di cittadinanza. Ciò comporterebbe anche un risparmio di spesa sugli accertamenti ex post da parte delle forze di polizia, sollevando, altresì, dalle difficoltà nei recuperi degli indebiti. E magari si metterebbe fine a questa sequela ignobile di strumentalizzazioni, in base alle quali per un disonesto che viene beccato, si fa passare il messaggio che a beneficiare del reddito siano solo furbi e farabutti. Il reddito di cittadinanza è un puntello sociale insostituibile, in questa fase così difficile per gli italiani. Prenderlo a randellate ogni giorno è quanto di peggio la politica possa fare», concludono i cinque stelle.