27 settembre 2021
Aggiornato 05:30
Centrosinistra

Enrico Letta: «Aumento tassa di successione? La critica chi ama vivere di rendita»

Il Segretario del PD: «Una parte del Paese preferisce questo al lavoro e al sudore. Lo Ius soli ha a che fare con il futuro dell'Italia e non con gli sbarchi, il Pd si batterà per farlo approvare»

Il Segretario del PD, Enrico Letta
Il Segretario del PD, Enrico Letta ANSA

Le critiche all'ipotesi di aumentare la tassa di successione sui grandi patrimoni sono la prova che in Italia alcuni «amano vivere di rendita». Lo ha detto il leader Pd Enrico Letta, parlando ad una iniziativa pubblica. «La nostra proposta è stata sommersa da critiche da destra. Questo mi fa pensare che questo è un paese che ama vivere di rendita, c'è una parte del paese che ama vivere di rendita. Criticare una tassa successione sull'1% più ricco vuol dire che proprio intimamente la rendita prevale sul lavoro e sul sudore».

Ha aggiunto Letta: «Questa idea di aiutare i giovani la ritengo fondamentale. I giovani sono al centro della nostra azione. Votano Pd meno di quanto votano altri partiti. Considererò fallita la mia missione se non riuscirò a riportare giovani a votare PD».

«Lottiamo per Ius soli, ma difficile in questa legislatura»

Lo 'Ius soli' ha a che fare con il «futuro dell'Italia» e non con gli sbarchi, il Pd si batterà per farlo approvare, ma per essere realisti bisogna mettere in conto che si riuscirà ad approvarlo solo nella «prossima legislatura. In questa legislatura - spiega - le condizioni politiche sono ancora molto più complicate rispetto a quelle del 2017».

Letta avverte: «Non abbiate dubbi, ho voluto evidenziare la priorità a favore di questo tipo di soluzione nel discorso più importante che ho fatto, quello con il quale sono diventato segretario del Pd». Il segretario ribadisce «l'impegno» a battersi per l'approvazione dello 'ius soli', precisando però: «In questa legislatura e, se non ci riusciremo, nella prossima. Lo dico perché sono molto realista, noi ci proviamo in questa legislatura e ci proveremo nella prossima».

Il problema, ha aggiunto, è interrompere quel «corto circuito cultural-mediatico tra la crisi migratoria e la legge sulla cittadinanza. Questo corto circuito ha fatto sì che la questione degli sbarchi e dei naufragi ha finito per prevalere su tutto e si è creato una sovrapposizione totale per cui si sono legate le due cose». Ma così si «snatura completamente la riflessione, che riguarda la cittadinanza e non direttamente la politica migratoria. Distinguo le due cose. Stiamo parlando di definire le modalità con le quali la cittadinanza italiana viene concessa». Il punto è che, con un Paese ormai stabilmente in declino demografico, avremo «un'Italia più povera, se continuiamo con questa logica di esclusione».

«Sinistra faccia autocritica, ha dimenticato giustizia sociale»

«Negli ultimi anni ho pensato, e scritto, che una delle cause più profonde della crisi delle élite in Europa, in particolare dei partiti progressisti, sia stata la tendenza diffusa a disprezzare il disagio, derubricare il conflitto sociale a orpello novecentesco, vivere le disuguaglianze come il prezzo da pagare, apparentemente minimo, di fronte alle opportunità, apparentemente infinite, della globalizzazione e dell'apertura». Lo scrive Enrico Letta nel suo ultimo libro «Anima e cacciavite» che esce domani in libreria e di cui Repubblica ha pubblicato una anticipazione.

«È stato il nostro abbaglio storico, su cui tutti dobbiamo fare autocritica. Primo, perché abbiamo permesso che la risposta ai bisogni legittimi di protezione fosse appannaggio esclusivo della destra populista - scrive il segretario del Pd -. Secondo, perché, quasi vergognandoci di pronunciare l'espressione 'giustizia sociale', abbiamo smarrito l'aspirazione stessa al progresso, non vedendo che intorno a noi si consumava invece un regresso. Meno lavoro, meno opportunità di crescita, meno speranza, meno figli, meno empatia verso le difficoltà, meno solidarietà verso gli ultimi e i disperati».

«Proprio oggi che tutto è ancora più accelerato dobbiamo recuperare in fretta il tempo perduto e porre la riduzione delle disuguaglianze e la prossimità verso i bisogni della persona e della comunità al centro della nostra azione politica - suggerisce Letta -. Cosa significa essere progressisti, altrimenti? Dov'è l'anima, di cui parlavo prima? In fondo, dice Filippo Andreatta, 'rimangono i nemici di sempre da sconfiggere (le 4 P): povertà, privilegi, pregiudizi, paura. Sono ancora gli stessi nemici del Risorgimento, Resistenza e Costituente'».

Secondo il segretario del Pd infatti «continuare a perpetuare squilibri sottrae linfa e vitalità alle nostre comunità. Ne risentono tutti, non solo gli ultimi, e ciò dovrebbe suggerire alle élite, alla locomotiva, che l'unico vero modo per far procedere a una buona velocità il treno è accettare una volta per tutte che la riduzione delle disuguaglianze - vecchie e nuove, sociali e territoriali, generazionali e di genere - non è più soltanto una sacrosanta questione di giustizia sociale, ma un motivo di convenienza per tutto il Paese, a partire dalle sue classi dirigenti. Perché se il treno deraglia le conseguenze sono gravi per tutti e a rischio ci sono non i privilegi di una parte, ma la sopravvivenza dell'intero sistema della democrazia così come l'abbiamo conosciuto nell'ultimo secolo».