18 maggio 2021
Aggiornato 07:00
L'intervista a El Pais

Enrico Letta: «Salvini sa che rottura danneggerebbe se stesso e l'Italia»

Il Segretario del PD: «Con i suoi ministri lavoriamo bene, il clima nel governo è buono. Nel 2023 alleati con M5s di Conte, amministrative primo test. Roma? Sceglieremo candidato con primarie centrosinistra»

Il Segretario del Partito Democratico, Enrico Letta
Il Segretario del Partito Democratico, Enrico Letta ANSA

«Salvini cala in tutti i sondaggi da quando è entrato nel governo Draghi e così ha incominciato a bombardarlo. Non credo che la strategia funzioni ma deve decidere se stare nell'esecutivo o all'opposizione. Se sta al governo non può attaccarlo per timore della crescita di Giorgia Meloni». Lo dice il segretario del Pd Enrico Letta in una intervista al quotidiano spagnolo El Pais. Letta tuttavia non crede si arrivi a una rottura. «Salvini sa che ora farebbe un danno enorme al paese e a se stesso con una rottura. E con i suoi ministri lavoriamo bene, il clima nel governo è buono».

«La nostra democrazia è malata»

«La nostra democrazia è malata. Non è possibile che in dieci anni abbiamo avuto sette governi e sei primi ministri. In Spagna ci sono stati solo Rajoy e Sánchez; in Germania Angela Merkel e in Olanda Mark Rutte. Qui la categoria dei primi ministri è gonfiata. È un problema serio. E inoltre soltanto in questa legislatura ci sono stati duecento casi di transfughi in Parlamento. Anche questa è una malattia».

«C'è un problema di regole interne - osserva - che vorrei cambiare e applicare quelle del Parlamento Europeo. In Europa se non stai in un gruppo che non si è presentato alle elezioni finisci nel gruppo dei non iscritti. È un purgatorio, non è un luogo comodo perché puoi fare meno. In Italia invece passi al gruppo Misto e hai la possibilità di creare gruppi anche se non ti sei presentato alle elezioni. Il gruppo Misto è un paradiso dove i transfughi hanno maggiore visibilità, maggiori finanziamenti. E oggi è il secondo gruppo in Parlamento».

«Nel 2023 alleati con M5s di Conte, amministrative primo test»

«Alle elezioni del 2023 bisogna formare un'alleanza con il M5s di Conte. Le elezioni amministrative di ottobre saranno un primo test con alcune eccezioni come Roma dove M5s vuole mantenere la sua candidata e noi vogliamo il nostro». Letta ribadisce che esisterà «un problema se il Pd e il Movimento di Conte si sovrapporranno, però nello statuto che sta scrivendo Conte si dice che M5s non è né di destra né di sinistra e questo è una forte differenza. Loro devono mantenere lo spirito originario, di ribellione. Ma è importante che non ci sovrapponiamo, sarebbe molto negativo. Sono ottimista perché conosco Conte, ho stima di lui, possiamo fare un buon lavoro».

«Abbiamo perso voti di gente che ci ha considerati incoerenti. E questo è un lavoro che necessita tempo per questo il nostro interesse è che il governo Draghi duri l'intera legislatura. Ho bisogno di due anni per ricostruire il Pd e per posizionarlo. Partiamo dal disastro del 2018», conclude.

«A Roma sceglieremo candidato con primarie centrosinistra»

«Mi pare legittimo che Virginia Raggi voglia fare un secondo mandato. Però la prossima settimana noi avremo il nostro candidato»: «Non credo» sarà Calenda. «Il Pd legittimamente vuole un proprio candidato e celebrerà le primarie per tutto il centrosinistra. E mi sembra che Calenda non sia disposto a partecipare». Conclude il segretario PD a proposito delle elezioni amministrative a Roma.

Orfini: «Letta chiaro, prima il Pd, poi il dialogo con M5s»

L'alleanza con M5s è «difficile», bisognerà valutare «l'evoluzione» del Movimento, ma di sicuro «Letta è stato chiaro: prima il Pd e il centrosinistra e poi si dialoga con il M5S. Una soluzione che mi sembra accettabile». Lo dice Matteo Orfini in una intervista a Tpi. «Penso quello che ho sempre pensato, che dobbiamo partire dal Pd. Il tema è rilanciare il profilo e il ruolo del Pd prima di discutere di alleanze. Cerchiamo di mettere al centro il progetto del Pd, ridefinirlo, ridargli identità e visibilità più forte».

Per Orfini, bisogna «dialogare con le forze di centrosinistra a noi storicamente più affini, poi vedremo che ne sarà del M5S che sta vivendo un'evoluzione, vedremo dove ci porterà. Mi sembra complicato parlare di alleanza con il M5S perché su tanti e troppi temi decisivi sono diversissimi e alternativi a noi. Naturalmente è in corso una discussione sull'evoluzione di quel movimento, ma intanto mi concentrerei sul Pd». Insomma, «prima il Pd e le forze di centrosinistra, poi vedremo cosa sarà e cosa diventerà il M5S, in base a quello valuteremo».