24 luglio 2021
Aggiornato 20:00
Partito Democratico

Enrico Letta eletto Segretario del PD: «Governo Draghi è nostro, è la Lega che deve spiegare perché lo vota»

L'ex premier torna al Nazareno, da leader, votato da 860 delegati, mentre solo 2 dicono no e 4 si astengono: «Non ho lasciato la mia vita precedente per venire a guidarvi ad una sconfitta»

Video Agenzia Vista

Enrico Letta è il nuovo segretario Pd, ma è stato un plebiscito, un'acclamazione, più che una elezione vera e propria. L'ex premier torna al Nazareno, da leader, votato da 860 delegati, mentre solo 2 dicono no e 4 si astengono. Parla per circa un'ora e un quarto, davanti ad una platea virtuale perché sono quasi tutti collegati via internet, e espone un vero manifesto politico, con idee nette e senza rinunciare a mandare alcuni messaggi chiari alle mille correnti Pd: spiega che l'orizzonte sono «le elezioni politiche del 2023», dunque nessuno pensi che il suo sarà un ruolo da traghettatore, e sono elezioni da giocare fino in fondo perché «non ho lasciato la mia vita precedente per venire a guidarvi ad una sconfitta». La condizione necessaria per poterci provare, però, è un radicale cambiamento del Pd, perché «non può essere un partito che lavora con correnti come qui da noi. Non funziona. Così non funziona. Nemmeno io ho capito la geografia interna delle nostre correnti. E se non l'ho capito io è un problema».

Letta vuole un Pd «con le porte aperte», che non sia solo il «partito delle Ztl» ma un «partito di prossimità», capace di competere con la Lega «sui territori». Un partito insomma capace di attrarre soggetti che vengono da fuori e anche in grado di mobilitare la rete di militanti e circoli. Per questo «appena le condizioni sanitarie lo permetteranno - credo attorno all'estate, nell'autunno - vorrei che lanciassimo una nostra iniziativa, le agorà democratiche, composte da interni ed esterni al partito». Un modo appunto per coinvolgere sia la base del partito che cittadini che magari non hanno la tessera ma vogliono partecipare, impegnarsi. «Partecipazione per me è una parola chiave». Insomma, un partito molto diverso da quello delle correnti, dove contano solo le cordate strutturate dietro i vari maggiorenti, ai quali manda un avvertimento: «Dobbiamo anche essere pronti a stare all'opposizione. Non possiamo diventare il partito del potere, se lo diventiamo moriamo».

Sulle alleanze le idee sono chiare: il Pd deve costruire una coalizione, e non ci sono veti per nessuno, nemmeno per Matteo Renzi. «Abbiamo vinto e governato quando abbiamo fatto coalizioni, quando siamo andati per conto nostro abbiamo perso. Parlerò nelle prossime settimane con tutti coloro che fuori dal Pd possono essere interessati a un dialogo e a un linguaggio comune per arrivare a un risultato alle prossime elezioni: Roberto Seranza, Emma Bonino, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli. Questo nostro centrosinistra andrà all'incontro con il Movimento 5 stelle».

Letta rende omaggio, con grande calore, al suo predecessore: «Voglio iniziare ringraziando Nicola Zingaretti: a Nicola mi lega un rapporto di lunga e grande amicizia, un rapporto di sintonia, importante. Abbiamo fatte tante cose insieme, tante cose faremo. Ti ringrazio per avermi cercato. Lavoreremo insieme. Abbiamo un carattere anche abbastanza simile, ci capiamo al volo».

Cambio di passo netto anche rispetto al governo Draghi, fin qui piuttosto sofferto dai democratici: «Questo è il nostro governo, è la Lega che deve spiegare perché lo vota». Poi, una serie di impegni che connotano il Pd che Letta ha in mente, un Pd «progressista nei valori, riformista nel metodo» con «radicalità nei comportamenti». E allora: lo «ius soli» da approvare «finalmente», il «voto ai sedicenni», la «cittadinanza italiana per Patrick Zaki», il ruolo di «vigilanti sul principio costituzionale della progressività fiscale». Definisce «intollerabile» la posizione del governo polacco nei confronti della comunità Lgbt. Ma rilancia anche la compartecipazione dei lavoratori ai «proventi delle imprese».

Cita più volte Jacques Delors e Romano Prodi, un pantheon che di nuovo descrive l'identità del partito che ha in mente. Mentre parla tiene accanto al microfono una borraccia per l'acqua rossa, con la scritta 'Bella ciao'. Annuncia una proposta ai presidenti delle Camere per intervenire sui gruppi misti, attualmente un «paradiso del trasformismo». Chiede la «sfiducia costruttiva» e una nuova legge elettorale, che non sia né il Porcellum, né l'attuale Rosatellum.

Tutti applaudono, i commenti sono entusiasti, non c'è più maggioranza e minoranza nel Pd, a giudicare dal voto di oggi e dalle dichiarazioni. Si vedrà se l'unanimità durerà a lungo. Ma di sicuro il 'manifesto' di Letta è quello di chi intende limitarsi a fare il «reggente» in attesa del congresso.

(con fonte Askanews)