26 febbraio 2021
Aggiornato 02:30
MoVimento 5 Stelle

M5S, cresce la fronda dei contrari al Governo Draghi

Dilaniato, nel caos, con una rivolta contro i vertici al Senato in corso: il Movimento 5 Stelle si avvia al voto di fiducia al governo Draghi sull'orlo dell'implosione

Luigi Di Maio con Alessandro Di Battista
Luigi Di Maio con Alessandro Di Battista ANSA

«Scegliere le idee del secolo che è finito nel 1999 oppure quelle del secolo che finirà nel 2099. Se il 2099 è un'astrazione, allora prova così. Metti lo smartphone in modalità aereo e vola con la fantasia. Chiudi gli occhi». Beppe Grillo sul suo blog ci prova a fare il visionario, a rilanciare la suggestione del Ministero della Transizione ecologica, a riprendersi il suo ruolo di trascinatore. Ma è il giorno dell'addio di Giuseppe Conte a palazzo Chigi, dolorosa immagine di sconfitta non solo per il capo del Governo uscente ma anche per (quasi) tutto il Movimento 5 stelle.

Stavolta la fronda si muove formalmente, a cominciare da Barbara Lezzi, che indirizza con altri una mail al capo politico Vito Crimi, al Comitato di garanzia e al garante, Grillo appunto, «per segnalare che la previsione del quesito posta nella consultazione dell'11 febbraio 2021 non ha trovato riscontro nella formazione del nuovo Governo». La tesi è: non c'è stata l'attesa fusione (il cosiddetto superministero) fra Sviluppo economico e Ambiente, quindi il voto è falsato e va ripetuto. Dello stesso tenore una petizione on line che raccoglie in poche ore tremila firme per chiedere al garante M5S di far rivotare gli iscritti «alla luce della compagine di Governo».

Già, sono proprio i volti del Governo da oggi ufficialmente in carica ad aver scombussolato l'umore di tanti nei gruppi a 5 stelle. «Con un Governo del genere sarà ancora più semplice votare un 'no' grande come una casa», sibila su Twitter Andrea Colletti, storico esponente degli «ortodossi». Mentre il pugliese Giuseppe D'Ambrosio annuncia semplicemente l'uscita dal Movimento. «E' andato un po' in difficoltà tutto il gruppo - ammette un anonimo parlamentare in genere incline a sdrammatizzare - non tanto per il mancato superministero ma per i nomi di Forza Italia, lì è cascato un po' tutto. Si voterà la fiducia ma a questo punto penso che molti andranno via».

La partita più importante si gioca al Senato, dove è in corso una infuocata assemblea on line. I «ribelli», come previsto, si sono ridotti, molti hanno annunciato di volersi adeguare alle decisioni degli iscritti, e Nicola Morra, influente presidente della commissione Antimafia, prova a lanciare una sorta di Opa sul Movimento chiedendo a tutti di mobilitarsi per invertire la rotta in occasione delle elezioni per l'organismo direttivo a 5 che sostituirà il capo politico. Ma la vera conta al Senato verrà fatta solo nel voto di fiducia.

Emanuele Dessì è fra quanti non fanno mistero di essere pronti a votare no: «Io spero ancora - spiega, raggiunto telefonicamente - nella possibilità di un ripensamento della maggioranza. Fino a ieri la certezza che ci fossero dentro i ministri di FI e Lega non ce l'avevo e non avevo nemmeno certezza che noi saremmo stati così ridimensionati. Propongo un appoggio esterno attraverso l'astensione e il ritiro dei nostri ministri, con la massima disponibilità a votare un decreto ristori 5, uno scostamento di bilancio, il Recovery Plan e il piano vaccinale». Per Dessì è anomala anche la situazione che si è venuta a creare in Parlamento, con i soli Fratelli d'Italia all'opposizione: «Una situazione più balcanica, da Bulgaria dei tempi d'oro, che occidentale. E' chiaro che queste riflessioni sono abbastanza comuni fra noi».

Uscite dai gruppi parlamentari ed espulsioni sono considerate inevitabili, ma alla scissione organizzata credono ancora in pochi. «Di Battista - racconta a Montecitorio chi lo conosce bene - non ha intenzione di fare un gruppo parlamentare, per di più restandone fuori visto che non è deputato». L'ex deputato però continua a bombardare quotidianamente la linea ufficiale, torna su Facebook a parlare di Forza Italia, di Ruby e di Lodo Alfano. E sulla composizione dell'esecutivo avverte: «Il presidente del Consiglio è responsabile della scelta dei suoi ministri. Con questi nomi perde la santità e torna ad essere un semplice beato».

Ma fra le spine per il M5S non ci sono solo i No Draghi. Il clima è pessimo anche fra i sostenitori della linea ufficiale. Mattia Fantinati, ad esempio, rilascia una intervista alla testata on line iNews24.it, per esprimere la sua delusione per la compagine ministeriale: «Credo - commenta - ci fossero i margini per ottenere di più, ma a trattare c'era Crimi, non io». Chi ha parlato con Crimi lo descrive amareggiato: «Un giorno - commenta con i suoi - tutti allenatori della nazionale, un altro tutti presidenti del Consiglio, un altro giorno tutti Di Maio (anche allora tutti avrebbero fatto meglio) e oggi tutti Crimi».

(con fonte Askanews)