17 gennaio 2021
Aggiornato 04:00
Approfondimento

Matteo Renzi attacca ancora Conte e il Governo, ma gli alleati avvertono: «Se esce lo sostituiamo»

Il leader di Italia Viva ha lanciato l'ultimatum di fine anno a Giuseppe Conte reo di avere elaborato un Recovery plan «deludente», «senz'anima», un piano che rischia di far «sprecare 209 miliardi»

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Matteo Renzi rilancia ancora, prosegue l'infinita partita a poker nella maggioranza e adesso gli alleati cominciano davvero a pensare al «piano B». Il leader di Italia Viva torna a bombardare il premier e M5s, accusa Giuseppe Conte di avere elaborato un Recovery plan «deludente», «raffazzonato», «senz'anima», un piano che rischia di far «sprecare 209 miliardi».

Renzi è sferzante, anche irriverente: elenca ben 61 nodi da sciogliere nel piano del governo, presenta una raffica di controproposte che battezza «Ciao», un acronimo - spiega - per 'Cultura, infrastrutture, ambiente, opportunità', che suona inevitabilmente come uno sberleffo a Conte. Torna a ripetere che o arrivano risposte o ci saranno le dimissioni delle sue ministre «e faranno a meno di noi», aggiungendo che «non si può tirare in lungo» la questione.

Un fuoco di fila al quale nè il premier nè gli alleati replicano, tutti preferiscono lasciare a Renzi l'onere della prossima mossa. Il Pd incontrerà i ministri Roberto Gualtieri e Enzo Amendola per illustrare le proprie proposte sul Recovery fund. M5s affida a Vito Crimi e Alfonso Bonafede il compito di descrivere le idee del Movimento su come utilizzare i soldi, «una proposta rivolta ai giovani».

L'ala governista del Pd, quella di Dario Franceschini, cerca di calmare la tensione, spiegando che Renzi sta bluffando e che non andrà fino in fondo. A microfoni spenti, però, altri esponenti democratici raccontano uno scenario diverso: «Se Renzi se ne va sostituiamo i suoi 18 senatori. Anche perché proprio molti dei suoi non lo seguirebbero...».

La tesi - ovviamente interessata e dunque da verificare - è che diversi senatori e deputati di Iv mollerebbero Renzi in caso di rottura e sosterrebbero comunque il governo. Insieme, viene assicurato sempre da fonti Pd, a altri «responsabili» in arrivo magari dal misto, da Fi, da ambienti centristi. Un ragionamento che viene fatto anche dalle parti di M5s: «Ricorda Salvini, pensava di controllare tutto e poi... Vediamo se riesce a far cadere il governo».

Restando nella metafora del poker, difficile allo stato distinguere i veri rilanci e i bluff, ma di certo la contro-narrazione del 'partito di Conte' pronto a nascere al Senato dà la misura di quanto sia ormai logoro il rapporto dentro la maggioranza. Conte aspetta le prossime mosse, mercoledì sarà la volta della delegazione di Iv. Si vedrà fin dove intende spingersi Renzi.

(con fonte Askanews)