30 ottobre 2020
Aggiornato 17:30
Decreto rilancio

Le «certezze» di Gualtieri: «Il decreto non lascia nessuno indietro e rilancerà l'economia»

Il Ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri: «Il governo è impegnato a sostenere imprese e famiglie, a evitare un aumento delle diseguaglianze, ad aiutare i più deboli»

Il Ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri
Il Ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri ANSA

ROMA - «È evidente che le legittime preoccupazioni di una situazione senza precedenti possano generare anche rabbia. Lo capiamo e per questo il governo è impegnato a sostenere imprese e famiglie, a evitare un aumento delle diseguaglianze, ad aiutare i più deboli». Lo afferma il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, in un'intervista di oggi a Repubblica, aggiungendo che il decreto appena approvato dal Governo non lascia indietro nessuno e rilancerà l'economia.

Il decreto non lascia nessuno indietro

Sulle critiche in merito alla dispersione delle risorse stanziate, il ministro risponde che: «sono critiche sbagliate. In primo luogo non sono aiuti a pioggia, ma la volontà di non lasciare indietro nessuno in una circostanza così drammatica. È una precisa scelta politica di questo governo, che io rivendico, ma è anche una scelta che ha efficacia economica. E non è vero nemmeno che nel decreto non si guardi allo sviluppo. Assieme alle misure per imprese, famiglie e lavoratori ci sono quelle sulla ricapitalizzazione delle imprese, molto importanti per le piccole e medie aziende, spesso sottocapitalizzate. Ci sono gli investimenti massicci sull'efficienza energetica degli edifici e un impegno senza precedenti sull'Università, con l'assunzione di 4.000 giovani ricercatori e il più consistente stanziamento per la ricerca mai realizzato. Sono investimenti sul futuro importanti, che mostrano eccome un'idea di sviluppo del Paese».

Il MES è un fattore di stabilità

Sul Mes, Gualtieri ribadisce poi che «costituisce una importante rete di sicurezza, la sua semplice esistenza rappresenta un fattore di stabilità perché è facilmente accessibile e immediatamente a disposizione in una fase in cui tutti i paesi sono chiamati a finanziarsi in modo consistente sui mercati. Un eventuale utilizzo da parte dell'Italia verrà valutato a tempo debito».

Misiani: «Ritardi dovuti a fattori politici e tecnici»

Il decreto rilancio varato ieri in consiglio dei ministri, che nelle intenzioni del Governo doveva essere approvato ad aprile, è giunto in ritardo perché «abbiamo dovuto sciogliere dei nodi politici, come abbiamo visto negli ultimi giorni, come sull'articolazione del pacchetto di aiuti alle imprese o sulla questione della regolarizzazione dei lavoratori in agricoltura, delle colf e delle badanti». Lo ha detto a SkyTG24 il viceministro dell'Economia, Antonio Misiani.

«Abbiamo dovuto anche affrontare dei problemi tecnici non banali - ha proseguito - uno tra tutti l'aggiornamento del temporary framework, le regole europee sugli aiuti di Stato, che è arrivato pochi giorni fa e che era un elemento importante per tarare e configurare gli interventi per la liquidità e i contributi a fondo perduto per le imprese. Un insieme di fattori politici e fattori tecnici di un decreto che è molto importante importate: 55 miliardi sono più di 3 volte dell'ultima legge bilancio».

Misiani ha poi sottolineato che nel decreto «c'è anche un'idea di politica industriale che non è, per quanto riguarda in particolare le medie imprese, l'ingresso dello Stato nel capitale sociale e nei Cda, ma è un affiancamento dello Stato nel rafforzamento patrimoniale delle imprese, che è un limite storico delle imprese italiane che sono creative, esportano e sono una forza del nostro sistema economico, ma sono fragili finanziariamente e dal punto di vista patrimoniale. Abbiamo previsto uno sconto fiscale per chi apporterà capitali privati nelle imprese, una garanzia statale per eventuali perdite e la possibilità dello stato di sottoscrivere, non azioni, ma strumenti finanziari partecipativi ibridi assimilabili a prestiti, ma che fanno patrimonio netto».