5 aprile 2020
Aggiornato 16:00
Emergenza coronavirus

Enrico Letta: «Senza Europa dovremmo scegliere se essere colonia cinese o americana»

L'ex Presidente del Consiglio: «Oggi è importante che gli europei capiscano che c'è bisogno di un surplus di solidarietà verso l'Italia». Gentiloni: «Stiamo discutendo anche di coronabond»

L'ex Presidente del Consiglio, Enrico Letta
L'ex Presidente del Consiglio, Enrico Letta ANSA

ROMA - «Se la solidarietà europea dovesse venir meno anche in questo caso credo che il nostro corpo sociale con un euroscettiscismo crescente darebbe un colpo durissimo all'appartenenza e al legame dell'Italia verso l'Unione europea». Lo ha detto l'ex presidente del Consiglio e direttore della Scuola di affari internazionali dell'Istituto di studi politici di Parigi, Enrico Letta, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, in merito all'emergenza sanitaria causata dal coronavirus.

«Solidarietà verso l'Italia»

«Tutto questo - ha aggiunto Enrico Letta - sarebbe molto negativo per il nostro futuro perché da soli non potremmo che scegliere se essere una colonia cinese o americana. Ecco perché l' Europa è importante. Oggi è importante che gli europei capiscano che c'è bisogno di un surplus di solidarietà verso l'Italia. Questo è ciò che ci aspettiamo e questo sono sicuro che avverrà sia dalle istituzioni con la Commissione europea in testa sia dagli Stati membri. Credo che questo sia l'interesse di tutti».

«Ognuno può fare qualcosa coordinato dall'UE»

«L'Italia - ha sottolineato Enrico Letta a Tv2000 - sta compiendo una lotta senza quartiere contro il virus ma il virus sta toccando anche gli altri paesi europei ed è questo il momento in cui si capisce se la parola Unione europea abbia significato. Unione significa solidarietà, vuol dire che diversi Paesi europei tra di loro devono darsi una mano alcuni con materiale sanitario altri tramite finanza ed economia. Ognuno può fare qualcosa coordinato dall'Unione europea. Questo vale soprattutto per l'Italia sia perché siamo stati toccati per primi e in modo più violento degli altri dal coronavirus e sia perché l'Italia viene già da due crisi quella finanziaria del 2008 e quella dei migranti del 2015 in cui siamo stati in difficoltà più di altri Paesi europei per motivi oggettivi. E non sempre c'è stata la solidarietà degli altri Paesi».

Gentiloni: «Stiamo discutendo anche di coronabond»

Tra Paesi Ue e istituzioni europee «stiamo discutendo anche di coronabond», ha affermato il commissario europeo all'Economia, ha affermato il commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni oggi a Bruxelles in una intervista al Tg3. «Finora noi ci siamo concentrati sulla modifica delle nostre regole, per consentire a tutti i paesi di spendere e di investire in salute, sostegno ai posti di lavoro, liquidità per le imprese. Ora - ha sottolineato Gentiloni - dobbiamo invece dedicarci soprattutto agli strumenti straordinari: crisi straordinaria, risposta con strumenti straordinari. E stiamo discutendo anche dei 'Coronabonds'», ha confermato, rispondendo a una domanda sulla richiesta del premier italiano, Giuseppe Conte, di ricorrere a questo strumento (l'emissione sul mercato di bond europei per finanziare la risposta degli Stati membri all'epidemia del coronavirus).

«L'Italia - ha aggiunto il commissario - è stata un modello per la risposta sanitaria. Tutti i paesi, anche se gradualmente, si sono uniformati a quelle decisioni e a quelle in impostazioni. Da italiano ne sono fiero, qui da Bruxelles. Bisogna fare lo stesso sul piano economico», ha concluso.

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