28 febbraio 2020
Aggiornato 04:00
Politica

Carlo Calenda da i voti al Governo: «A Conte 10, campione del mondo di trasformismo. Di Maio? Non è classificabile»

Il leader di Azione: «A luglio il Premier godeva del 20% del supporto degli elettori Pd, alla nascita del governo era salito all'80%. Autostrade? Per revoca concessione serve posizione legale solida»

Il leader di Azione, Carlo Calenda
Il leader di Azione, Carlo Calenda ANSA

ROMA - «Di Maio non è classificabile, non fa il ministro degli Esteri. Non ha neanche attribuito la delega al commercio estero. Gualtieri ha buoni contatti con l'Europa e questo aiuta molto, ma fa il notaio delle scelte folli della maggioranza, voto 6. De Micheli invece è largamente insufficiente: non capisco mai cosa dica, cambia sempre opinione, non ha una direzione di marcia». Sono i voti che il leader di Azione, Carlo Calenda, dà ai ministri del governo Conte II.

Sulla pagella del premier Conte, invece, l'ex ministro dello Sviluppo economico non ha dubbi: «Voto 10. Nel paese che ha inventato la parola trasformista è il massimo del trasformismo. A luglio godeva del 20% del supporto degli elettori del Pd, alla formazione del governo era salito all'80%. È un campione del mondo: fa quello di superdestra con Salvini e quello di supersinistra con il governo, tutti lo amano perché dice banalità di consenso e palleggia bene. È lo Zelig di Woody Allen, uno Zelig di successo».

Autostrade? Per revocare concessione serve posizione legale solida

Carlo Calenda si dice «non contrario all'idea di revocare la concessione a un concessionario inadempiente, ma prima devi essere sicuro che sia inadempiente e avere una posizione legale solida. E poi bisogna capire come si gestisce il personale di autostrade. Dicono di darle a Anas: percorriamo le strade statali e sappiamo qual è la situazione, secondo voi Anas può gestire autostrade?».

«Nel governo - ha continuato - procedono a tentoni: non hanno idee, fanno un passo dietro l'altro, si rimangiano le cose e costruiscono dei mostri. Il governo non sta gestendo il paese, ma la maggioranza che sta gestendo il governo. Fare una cosa per cui il pubblico gestisca bene le strade statali e si rifaccia la gara per attribuire la concessione è una soluzione troppo banale per chi vuole giocare al piccolo banchiere».

Parlando di imprese, poi, Calenda non risparmia una stoccata a Confindustria e al numero uno degli industriali, Vincenzo Boccia: «Speriamo che una presidenza più autorevole dell'ultima, che è stata la più disastrosa della storia, porti a un lavoro sulle imprese, soprattutto quelle che non sono agganciate ai mercati internazionali e soffrono sulla domanda interna».

Sindaco di Roma

«Non posso fare dieci cose insieme. Roma si risolve se c'è un governo nazionale senziente, se la smettiamo di dare fondi alla Raggi e se nel frattempo commissariamo una città in cui ci sono roghi di immondizia».