24 ottobre 2019
Aggiornato 07:00

Marcucci avvisa Conte e Di Maio: «Se il Governo rischia è colpa di Di Battista non di Renzi»

Il capogruppo PD in Senato: «Premier e Ministro degli Esteri tengano a bada i suoi deliri. Sembra pronto a fare di tutto per rompere l'attuale maggioranza»

Andrea Marcucci, capogruppo al Senato del Partito Democratico
Andrea Marcucci, capogruppo al Senato del Partito Democratico ANSA

ROMA - Sono Alessandro Di Battista e «l'ala radicale» di M5s a mettere a rischio la tenuta del governo. Lo dice il capogruppo Pd in Senato Andrea Marcucci. «Il governo rischia di essere messo sotto scacco dalla furia di Di Battista e dall'area radicale del M5s». Aggiunge Marcucci: «Consiglierei al Premier Conte e al ministro Di Maio -sottolinea - di tenere a bada i deliri di Di Battista, che sembra pronto a fare di tutto per rompere l'attuale maggioranza parlamentare. Chi nei giorni scorsi ha paventato rischi, nella realtà inesistenti, per la formazione del gruppo parlamentare 'Italia Viva', stia invece attento a quello che succede nel M5s».

«Renzi sbaglia, il progetto Pd è valido»

«Io penso che il progetto originario del Pd sia ancora valido, e lo dico io che nel Pd sono uno dei pochi che viene dalla cultura laica. Ho detto al mio amico Renzi che ha fatto un errore, un errore legittimo ma un errore». Così si è espresso il presidente dem al Senato, Andrea Marcucci, nel suo intervento all'assemblea del gruppo. Una riunione che si è protratta per circa 30 minuti e che si è conclusa con un applauso.

«Confronto e collaborazione»

Marcucci ha poi sottolineato la necessità di «continuare ad avere una relazione costruttiva con quello che sarà un nuovo gruppo. Per il futuro del governo serve mantenere un rapporto di confronto e di collaborazione», dopo il lavoro «straordinario» che è stato fatto «grazie a Matteo Renzi e a Nicola Zingaretti» per consentire la nascita del nuovo governo. Il nostro dovere principale è lavorare per l'Italia».​​​​​​​ Marcucci ha spiegato che «ora si avrà qualche problema nelle commissioni parlamentari, in modo particolare nella Giunta per le elezioni» ed ha aggiunto che la sua scelta di restare nel Pd «è indipendente dal ruolo che ricopro, quindi i senatori del Pd devono ritenersi liberi di prendere qualsiasi decisione. Io non faccio qualcosa a servizio di qualcuno, nella mia vita ho sempre preso decisioni con la mia testa».