18 novembre 2019
Aggiornato 04:00

Salvini «pressa» per il voto. Con Di Maio è scontro su Iva, inciuci e tempi

Anche su possibili soluzioni alternative al voto immediato volano gli stracci. Per il leader della Lega: «Inventarsi un Governo sarebbe inaccettabile»

Matteo Salvini e Luigi Di Maio con il Premier Giuseppe Di Maio
Matteo Salvini e Luigi Di Maio con il Premier Giuseppe Di Maio ANSA

ROMA - All'indomani dell'ufficializzazione della crisi, oggi è stata la giornata delle accuse incrociate tra Lega e M5s, ma anche quella dell'avvio della partita sui tempi per il passaggio in Parlamento di Giuseppe Conte. Il premier ha passato la giornata tra Palazzo Chigi e impegni familiari, senza dire una parola dopo la dichiarazione rilasciata ieri sera in sala stampa. L'intenzione è di tornare a parlare a Palazzo Madama, durante la discussione della mozione di sfiducia presentata oggi dalla Lega. Il Carroccio denuncia «divergenze» su «temi prioritari dell'agenda di governo» e al presidente del Consiglio in particolare contesta l'assenza in Aula al momento del voto sulle mozioni sulla Tav. Presentata la mozione, il punto è quando votarla, dato che il Parlamento è chiuso e deve essere convocato a domicilio.

Lunedì la Capigruppo

La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha convocato la conferenza dei capigruppo per lunedì alle 16. Serve un accordo per stabilire la data della seduta. I leghisti la vorrebbero subito, anche per il giorno dopo e Salvini lo ha detto chiaramente più volte, anche oggi. «Tutti i parlamentari della Lega saranno a Roma già da lunedì, non esiste che qualcuno dica che non si può far lavorare i parlamentari a ferragosto. Alzano il culo e lavorano a ferragosto», ha scandito. Non tutte le opposizioni, però, sono d'accordo e vorrebbero rimandare la convocazione al 19 o al 20 agosto, ipotesi che al momento sembra la più verosimile.

I 5 Stelle vogliono il taglio dei Parlamentari

Il M5s assicura di non volersi mettere di traverso su un rapido iter della crisi, ma prima chiede di votare alla Camera il via libera definitivo alla riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari. «Non c'è nessun problema ad andare al voto. Anzi, dopo quel che è successo ci corriamo alle urne», prima però «tagliamo 345 poltrone e risparmiamo mezzo miliardo di euro», ha fatto sapere Luigi Di Maio. Se non ci fosse l'accordo dei gruppi, il M5s potrebbe anche raccogliere le firme per la convocazione della seduta. Al di là del merito, però, il via libera alla riforma comporterebbe (tra promulgazione, referendum, adeguamento della legge elettorale) uno slittamento delle politiche di almeno 6 mesi, cosa che sicuramente la Lega non accetterà. Il punto i pentastellati lo faranno nella riunione congiunta dei gruppi convocata per lunedì alle 10.30. Per loro il problema è anche quello di cominciare a pensare a come presentarsi al voto, dato che la regola dei due mandati (se non modificata), porterebbe all'uscita di molti «big», a partire dallo stesso Di Maio. Una delle ipotesi che si fa strada è che il vicepremier possa essere confermato capo politico, mentre Alessandro Di Battista tornerebbe in pista come candidato.

E' scontro su Iva, inciuci e tempi

Nel frattempo la campagna elettorale è di fatto già iniziata, con gli ormai ex alleati che si rinfacciano le responsabilità sul possibile aumento dell'Iva ma anche su ipotesi di «inciuci» di governo. Per la Lega «se qualcuno la tira per le lunghe avrà sulla coscienza un eventuale aumento dell'Iva». Un'allarme che per i cinque stelle è «l'ammissione di responsabilità della Lega. Incoscienti!». Anche su possibili soluzioni alternative al voto immediato volano gli stracci. «Inventarsi un governo - per il ministro dell'Interno - sarebbe inaccettabile per la democrazia. Sento toni simili tra Pd e M5s, tra Renzi e Di Maio». Parole che fanno infuriare i pentastellati che replicano a muso duro, capovolgendo l'accusa. «Chi è andato a braccetto con Renzi, Zingaretti, Gentiloni e compagnia cantando è proprio la Lega!», è la replica. Con il ministro Fraccaro che fa notare: «La borsa va a picco e l'unico titolo che va bene è Atlantia. I Benetton stanno guadagnando milioni di euro».