19 luglio 2019
Aggiornato 09:30

Matteo Salvini: «Non voglio uscire dall'Europa. Voglio cambiare le regole educatamente»

Il leader della Lega: «Sforare il 3%? Non m'interessano numeri, metto al centro il lavoro. Governo? Non chiedo poltrone ma acceleriamo su contratto»

Il leader della Lega, Matteo Salvini
Il leader della Lega, Matteo Salvini ANSA

ROMA - «Macché usciamo dall'Europa..., stiamo in Europa rivedendo le regole europee». Lo ha detto il ministro dell'Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, a Radio anch'io.

Ridiscutere i vincoli educatamente

«Noi faremo educatamente notare all'Europa - ha spiegato - che il rispetto di quei vincoli porta il paese alla disoccupazione, alla precarietà, alla chiusura di ospedali. Dunque quei vincoli educatamente con tutti gli altri paese europei si possono ridiscutere. Chiedo un incontro intergovernativo con tutti i governi perchè il voto delle europee è stato rivoluzionario, epocale: nel 2019 i vincoli ipotizzati a tavolino anni fa aiutano la crescita, il lavoro, il diritto alla salute o vanno aggiornati? Lei pensa che all'Europa serva un'Italia in difficoltà, un'Inghilterra che ha votato per andarsene o una Germania che rallenta? È chiaro a tutti che le regole economiche fondate sulla finanza vanno riviste. Molti in Europa lo condividono».

Mettere al centro il lavoro

Quanto allo sforamento del tetto del 3%, Salvini ha osservato: «Sforare o non sforare non è quello che mi interessa, voglio mettere al centro il lavoro, non i numeri. Si fa tutto il possibile per restare nei parametri stabiliti ma se suo figlio ha fame e per dargli da mangiare deve ridiscutere un parametro lei che fa? Viene prima mio figlio e poi il capo ufficio».

Non chiedo poltrone ma acceleriamo su contratto

«Chiedo di accelerare sull'attuazione del contratto di governo, non chiedo mezzo poltrona in più, chiedo di accelerare sulle cose: il taglio delle tasse, l'autonomia, la sicurezza, la riforma della scuola. Avevo chiesto agli italiani un voto per provare a cambiare l'Europa, non per portare a casa tre ministri o tre sottosegretari in più».