21 maggio 2019
Aggiornato 17:00
Politiche europee

Brexit, Moavero: «Io sono per la proroga, ma il Governo non ha deciso»

Il Ministro degli Esteri: «Non so da dove viene l'idea secondo cui saremmo contrari. Per noi lo scenario della 'hard Brexit' non è auspicabile»

Il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero
Il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero ( ANSA )

BRUXELLES - «La Brexit, ad averla immaginata con questi continui cambi di scenario e aggiunta di nuovi elementi, è una incredibile». Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha commentato così a Bruxelles, al termine del Consiglio Esteri dell'UE, l'ultimo colpo di scena a Westminster, dove lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha escluso che la premier Theresa May possa far votare mercoledì per la terza volta, dopo due bocciature, la posizione del governo a favore dell'Accordo di recesso dall'Unione.

«La decisione dello speaker - ha osservato Moavero - sembra voler dire che non si può sottoporre al voto per la terza volta tal quale la questione dell'approvazione dell'Accordo di recesso così come è stato concepito. Ora, bisognerebbe chiedere allo speaker se questo significa» che Westminster debba votare «un testo dell'Accordo diverso, o se basti porre la questione in termini diversi».

«Comunque - ha ricordato il Ministro - si era immaginato che ci potesse essere mercoledì un nuovo voto alla camera dei Comuni, e se questo avesse dato esito positivo con ogni probabilità ci sarebbe stata da parte britannica la richiesta di una proroga breve, detta tecnica, fino al 30 giugno; da una lato per potere attuare le misure di messa in opera dell'uscita sulla base dell'Accordo di recesso, e dall'altro per non dover organizzare la partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee» a maggio.

Se l'approvazione dell'Accordo non ci sarà mercoledì 20 marzo, ciò che avrebbe permesso al Consiglio europeo di esprimersi il giorno dopo, e neanche entro il 29 marzo, questo secondo Moavero » aprirebbe due possibilità: la prima è la cosiddetta 'hard Brexit', ovvero l'uscita dura e pura senza Accordo di recesso; e la seconda, che è tutta da verificare, sarebbe quella di una proroga più lunga, ma che dovrebbe essere di una lunghezza tale che consenta, faccio una riflessione ad alta voce - ha osservato il ministro - di rinegoziare quelle parti dell'Accordo che hanno trovato maggiori difficoltà di approvazione».

Insomma, «la lunghezza di una eventuale proroga è veramente tutta da determinare, ma come sapete - ha detto Moavero ai giornalisti - la proposta deve venire da Londra, quindi il punto interrogativo è a tutto tondo».

E' vero, è stato chiesto al ministro, che c'è il rischio che l'Italia blocchi la proroga, sulla base di una telefonata che ci sarebbe stata fra il leader euroscettico britannico Nigel Farage e il vicepremier Matteo Salvini, che al Parlamento europeo sedevano nello stesso gruppo politico?

«Non so da dove nasca tutto questo - ha risposto Moavero -, perché il governo non ne ha ancora discusso; ma il ministro degli Esteri ha avuto modo di esprimersi alla Camera a favore della proroga: per ora l'unico elemento, per quanto possa valere, è quello. Quando avremo la richiesta (dal Regno Unito, ndr), potremo avere un dibattito in sede di governo e prendere posizione tutti insieme».

«Devo dire - ha continuato il ministro - che la mia opinione personale a favore della proroga, quale che sia, quella breve, tecnica, o più lunga, non è istintiva, ma è basata su un ragionamento: l'Italia ha con il Regno Unito un rapporto estremamente intenso, sia in termini economici che di presenza di connazionali nel Regno Unito e di britannici in Italia».

«Per noi - ha sottolineato - credo che lo scenario della 'hard Brexit' sia non auspicabile. Siamo pronti, abbiamo preparato i testi dei decreti che potrebbero essere approvati in quel caso, a anche a livello europeo si sta lavorando perché non ci siano contraccolpi. Ma indubbiamente l'uscita attraverso l'Accordo di recesso sarebbe molto più ordinata».

«Se vogliamo guardare i rapporti commerciali - ha detto ancora Moavero - l'Italia ha un saldo attivo, e ritrovarsi in una situazione di uscita brusca che magari fa riemergere dazi, barriere, non sappiamo, è quello che dobbiamo auspicare di meno. Io sono piuttosto convinto della posizione, che esprimo per correttezza a titolo personale, perché - ha concluso - non ne abbiamo parlato ancora a livello di governo».